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Guida all'Ascolto

Paul Wardingham – The Human Affliction

The Human Affliction di Federico Albanese
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“Riguardo al futuro ci sono molti aspetti che reputo spaventosi quando si parla di progresso tecnologico; le possibilità sono così tante ed incredibili così come le incognite… Ciò che mi chiedo è se verranno impiegate per il bene del genere umano o se ci trascineranno verso un sentiero oscuro, e questo è ciò che ha ispirato The human affliction”

Paul Wardingham, | CREATING THE FUTURE |    The making of The human affliction (30 giu 2016), video YouTube (0:16)



Registrato nel suo home studio fra le montagne alle spalle di Gold Coast, Australia, The human affliction è il secondo album di Paul Wardingham, e prosegue nel filone intrapreso con il precedente Assimilate Regenerate coniugando la passione del musicista per la musica strumentale e la fantascienza.

Le cupe sonorità, ricreate non solo mediante le bellissime progressioni di accordi ed i riff intricati ma anche attraverso un uso magistrale di freddi synth e scuri riverberi, dipingono in maniera pressoché  cinematografica il mondo futuristico e distopico che Paul ha immaginato e raccontato attraverso gli undici brani che compongono The human affliction, guidandoci attraverso un universo altamente tecnologico e dalle tinte tetre.

 
Parlando di sonorità, l’album può essere diviso in due principali sezioni, il cui spartiacque è rappresentato dalla traccia numero sette, HEART 2.0: la prima, composta da brani più aggressivi e chitarristicamente intensi (eccezion fatta per The end is the beginning, dedicata al padre scomparso e propriamente più introspettiva), rappresenta gli aspetti più apocalittici e cupi della visione di Paul, perfettamente descritti già dalla traccia di apertura Manufactured existance.
La seconda invece racconta, attraverso brani dalle sonorità più fredde e sperimentali (che non risparmiano scelte coraggiose come le armonizzazioni cromatiche per terze maggiori  in Destroy the artilect), la vita artificiale e ricca di conflitto del futuro immaginato dal musicista, che propone in calce all’album la magistrale bonus track Day of the droids, brano che sembra catapultarci sin dalle prime note dei futuristici synth e dall aggressivo riff di chitarra iniziale all’interno di pietre miliari della cinematografia fantascientifica ed apocalittica come Terminator o La guerra dei mondi.
Assolutamente unica nel panorama dell’album la già citata HEART 2.0, una heavy ballad ricca di evocativi elementi SCI-FI, le cui atmosfere ricordano il senso di pace coniugato a solitudine e smarrimento descritto dal Major Tom di David Bowie in Space Oddity, quando guardando il pianeta Terra dall’interno della sua navicella ha  compreso con rassegnazione di star perdendo i contatti con la torre di controllo.

Sicuramente degne di menzione tutte le partecipazioni di grandi chitarristi all’interno di questo album, presenti nelle tracce Digital Apocalypse (Stéphan Forté), Burning Chrome (Per Nilsson) e Day of the droids (Christian Muenzner ed Andy James).

Il chitarrismo di Paul si presenta particolarmente curato e ponderato, a cominciare dalla plettrata asciutta ed estremamente aggressiva nei riff, che attraverso intricate poliritmie ed intense sezioni in palm mute conferisce dinamica e spessore ai brani, passando per il fraseggio estremamente fluido e preciso sul tempo, fino alle scelte dei suoni, create attraverso tecnologia digitale: nulla è lasciato al caso e tutto è mirato alla creazione di un sound che possa al meglio dare vita al concept proposto dal musicista, che riesce alla perfezione nel suo intento.

Pur non essendo un concept album per come canonicamento inteso, The human affliction riesce a dipingere alla perfezione un quadro preciso ed evocativo, che colpisce con efficacia l’ascoltatore e la sua immaginazione guidandolo attraverso le undici (dodici se inclusa la bonus track finale) tracce di cui è composto, proiettandolo nella visione che Paul ha scelto di descrivere nel suo secondo lavoro in studio.

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