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Interviste

Intervista a SYNDRONE

A cura di Federico Albanese
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SYNDRONE, Alter Ego dell’artista indipendente Marco Puglisi (chitarrista, compositore e produttore di Basel, Svizzera), è una one-man-band incentrata sulla chitarra.
La sua musica si basa su uno stile estremamente moderno, intenso e melodico, che gli consente di distinguersi dalla massa rendendo il suo chitarrismo memorabile.
Il suo primo album strumentale “CHAOS MECHANICS” è stato pubblicato nel 2018, mentre il successivo “NEOGENESIS” seguirà il 22.02.22.

Ciao Syndrone! Grazie di essere qui con noi! Parliamo del tuo primo full-lenght “CHAOS MECHANICS”. L’intero album ha un carattere così forte che è impossibile non percepire una chiara visione della musica alle sue spalle. Quali sono stati i temi principali e gli elementi chiave su cui ti sei concentrato durante la scrittura dei dieci bellissimi brani che possiamo ascoltare?

S: Ciao Federico! Grazie per avermi contattato, sono davvero felice ed onorato di essere qui! L’idea di fondo dietro “CHAOS MECHANICS” era quella di creare un album metal strumentale con numerose sezioni di chitarra solista e dal sound post apocalittico.
Questo tipo di sound può assumere numerosi significati ed essere espresso attraverso diverse interpretazioni musicali, ma personalmente io lo associo a riff caotici di chitarra a 7 corde e dall’accordatura ribassata, progressioni di accordi intense e con l’uso di sintetizzatori. Adoro i film Sci-Fi, i videogames e storie affini, per cui tutto questo materiale mi ha influenzato molto durante la scrittura dell’album.
Tuttavia tenevo molto ad inserire sezioni melodiche che contrastassero con le parti più pesanti, perciò mi sono assicurato che fossero presenti entrambe. Ho approcciato la scrittura della musica come se fossero canzoni normali, con una strofa, bridge, un ritornello etc. poiché non volevo che suonasse come una generica sequela di riff messi uno di seguito all’altro ma come canzoni con sezioni memorabili.
In poche parole, gli elementi principali per me sono stati chitarre dall’accordatura ribassata, riff ricchi di groove e sezioni di shredding melodico che riflettessero il mio percorso di chitarrista. Alcuni riff e linee soliste hanno un sapore più tradizionale, per cui ho cercato di inserirne altri più conformi al metal moderno.
Alla fine della fiera potrei dire che “CHAOS MECHANICS” è stato un modo per trovare la mia “voce” sulla chitarra, ed un tentativo di rappresentare come “SYNDRONE” vorrei che suonasse.

Hai già pubblicato la title track del nuovo album “NEOGENESIS” e, per quanto in linea con la tua visione della musica, presenta numerose divergenze rispetto a quanto ascoltato finora, portando con sé un sound più oscuro e drammatico. In che modo la tua musica è evoluta rispetto al precedente album, e cosa dovremmo aspettarci dal nuovo?

S: “NEOGENESIS” (il brano) è un po’ diverso dal resto dell’album. Ha un sound particolarmente post apocalittico e non segue una struttura precisa. È l’approdo che ho raggiunto attraverso “CHAOS MECHANICS”, e pur essendo particolarmente pesante ha diverse sezioni molto melodiche. Detto ciò, “NEOGENESIS” (l’album) si congiunge esattamente con il punto di conclusione di “CHAOS MECHANICS”: ho cercato di prendere quanto mi piace di questo lavoro (il concept, le idee chiave) e portarlo al livello successivo.
“NEOGENESIS” ha un suond più rifinito, diversificato, ed include nuovi elementi: ci sono ad esempio due tracce più brevi nell’album che non sono esattamente quanto ti aspetteresti di ascoltare da SYNDRONE. Ci sarà molto più lavoro di sintetizzatori isolati, specialmente nelle intro dei brani, per creare le giuste atmosfere, ma al di là di ciò lascerò che siano gli ascoltatori a decidere cosa percepisco di diverso rispetto al primo album.

 


Nel video sopra menzionato stai suonando una magnifica chitarra Waghorn a 7 corde dall’incredibile numero di 31 tasti. Come hai implementato quelle note così acute nel tuo modo di suonare?

S: Suonando una superstrato con 24 tasti abbiamo l’intera gamma di note di due ottave.
Il grande vantaggio sta nel poter trasporre qualsiasi idea che suoniamo nel registro più grave su un’ottava più alta; anche ciò che suoniamo sul 10° o 12° tasto potrebbe essere spostato fino al 22° o 24° tasto, il che è fantastico, soprattutto per le idee basate sugli arpeggi. Faccio ampio ricorso ad idee in tapping che saltano in varie ottave, per cui con 31 tasti posso portare questo concetto ad un ulteriore passo avanti: di fatto si ottiene una quinta in più sopra i soliti 24 tasti di ogni corda. Ad esempio, suonando un arpeggio in mi minore avremo una terza e una quinta minore aggiuntive sopra il 24° tasto, il che ci consente di estendere ulteriormente gli arpeggi sulla stessa corda senza dover saltare troppo su quelle adiacenti. Mi piace guardare la tastiera in modo orizzontale, quindi per me avere una gamma di note più ampia orizzontalmente ha molto senso.
Inoltre è possibile armonizzare le linee di chitarra solista aggiungendo una terza, una quarta o anche una quinta più acute, anche se in precedenza abbiamo già utilizzato il 24° tasto sulla traccia principale della chitarra. Tuttavia, il più grande vantaggio di avere 31 tasti, è che viene abbinato allo strumento un’enorme spalla mancante (almeno sulla mia Waghorn), quindi suonando sul 22° tasto sembra davvero di suonare sul 15°. Di solito gravitare intorno al 22° tasto su una chitarra normale è qualcosa che tendiamo ad evitare, semplicemente perché è scomodissimo: non più sulla mia Waghorn!

 


Suonando io stesso un chitarra a 30 tasti so bene quanto possa essere ostico suonare quelle note acute su una normale chitarra in scala 25,5”. La scala da 26,5″ che hai scelto per la tua serve a rendere quei tasti più accessibili, oltre a rendere la corda di SI basso più definita e chiara?

S: Su questa Waghorn ho deciso di utilizzare una scala da 26″ per ottenere il meglio di entrambi i mondi. Onestamente penso che 25,5″ non siano sufficienti per una chitarra a 7 corde (anche per l’accordatura in Sì standard). Mezzo pollice in più fa miracoli per la corda più bassa! Inizialmente volevo andare con un 26,5″ (come sulla mia Ibanez RGD), perfetta sulle parti di chitarra ritmica ma che non mi ha mai convinto così tanto per suonare la chitarra solista. Ho pensato che 26″ fosse un buon compromesso, e fortunatamente così è stato! Suonare la chitarra solista sembra quasi 25,5″ e la settima corda è molto definita. Le persone probabilmente pensano che potrebbe non fare una grande differenza, ma la differenza è in realtà considerevole! 🙂 Per quanto riguarda i tasti acuti e la difficoltà di suonarli: abbiamo usato dei tasti più sottili oltre il 24° tasto, in modo che lo spazio tra essi sia un po’ più ampio.

Iniziamo ora qualche discorso da veri nerd della chitarra. Quando si tratta di shredding la maggior parte dei chitarristi si affida al pickup al manico per ottenere il suono morbido e fluido che tutti cerchiamo. Tu sei uno dei pochi chitarristi che suona la stragrande maggioranza dei suoi assoli sul pickup al ponte, ottenendo ugualmente un suono molto fluido ed adatto allo shredding. In che modo riesci ad ottenere questo risultato? Solitamente è molto semplice ritrovarsi un suono che è definito sui bassi e stridulo sul registro più acuto, o al contrario fluido sui cantini ed impastato sui bassi.

S: Questa è una domanda molto interessante! Onestamente, suono il 100% delle mie parti di chitarra solista sul pickup al ponte durante le registrazioni. Non mi sono mai piaciuti così tanto i pickup al manico perché tendono ad impastare molto rapidamente (preferisco comunque i single coil per il tipo di tono caldo e “frizzante”).
Per me, il segreto è usare una buona combinazione amplificatore + cassa che consenta di avere un suono morbido, pur avendo un po’ di “mordente”. Il resto sta semplicemente nel trattare le frequenze tra 1,5 kHz – 5 kHz in modo che la chitarra suoni ancora aggressiva ed in primo piano, ma senza renderla eccessivamente dura. Penso che il sound della chitarra solista non debba necessariamente essere super asciutto, anche un suono meno definito sui bassi va bene. Invece di renderlo definitissimo usando un pedale in stile TS, proverei a lasciare il suono al naturale ed utilizzare semplicemente un filtro passa alto. Questo tipo di pedali hanno la tendenza a spingere i medi alti, il che funziona bene con le chitarre ritmiche, ma possono portare a frequenze acute indesiderate nell’area dei 1,5 kHz, causando conseguentemente anche un brutto fruscio su parti di pennata/sweeping alternate veloci. Aumentando queste frequenze nell’input dell’amplificatore sarà molto difficile gestirle in seguito senza rovinare del tutto il suono della chitarra. Preferisco portare i bassi a 0 sull’amplificatore e filtrare un po’ più di rumore di fondo con un filtro passa alto, ma ovviamente questa è la mia opinione.
Chiaramente, il mix che circonda il sound dello strumento avrà un enorme impatto su come suonerà la chitarra, il che è un altro elemento da considerare, ma questa è un’altra storia …

 


Il tuo fraseggio ha un suono molto fluido, se non vado errato direi che per ottenerlo ricorri ad una combinazione di plettrata alternata, sweep picking, legato e tapping. In che modo li combini per costruire il tuo modo personale di suonare lo strumento?

S: Hai decisamente ragione! Cerco il più possibile di essere un chitarrista a tutto tondo, per cui avere un arsenale di tecniche diverse è sicuramente una buona cosa quando si cerca di ottenere una voce unica. Onestamente però non penso mai alla tecnica quando scrivo o semplicemente quando suono. Per me la tecnica è solo un mezzo attraverso cui ricavare fuori le note che desidero. Capita a volte: mi vengono in mente dei lick e trovo rapidamente dieci modi diversi per suonarli (qualcosa che è un problema quando devo reimparare le mie stesse cose… ahah!). Quindi ogni volta che mi viene in mente qualcosa cerco di decidere quale tecnica mi sembra più naturale e più comoda e anche quale tecnica mi dà il suono più pulito, rotondo e articolato per questa particolare frase. A volte può essere la plettrata alternata, a volte il legato, altre volte ancora un mix tra i due. Penso che possa anche dipendere dal giorno e da quanto bene sto suonando o dal feeling del momento, o dal suono e dal setup della chitarra (ammesso che questo abbiasenso).
Tuttavia ciò a cui dedico particolare cura è cercare di creare linee che siano comode da suonare con una certa tecnica. Quindi, ad esempio, se scelgo la plettrata alternata o l’economy picking mi assicurerò di disporre le note in modo che esistano determinati schemi di numeri ideali (3-3-3 o 3-1-3 o ad esempio 2 note su una corda per cambiare direzione). In questo modo si possono creare linee riproducibili in modo fluido senza dare troppo lavoro al cervello, alla mano destra o sinistra. Per quanto riguarda il fraseggio: penso che la maggior parte del “suond da fraseggio” provenga effettivamente dagli slides, dal bending e dal vibrato, perché queste sono le tecniche che daranno vita alle frasi e renderanno qualsiasi suono meno statico!

In che modo organizzi il tuo programma di pratica mentre ti eserciti per registrare la tua musica o ti prepari per un concerto? Il tuo modo di suonare è così semplice e rilassato, in che modo hai lavorato per ottenere questo risultato?

S: Vorrei avere ancora il tempo per mantenere una routine di pratica quotidiana. Negli ultimi 3-4 anni non ho avuto costantemente una chitarra in mano (purtroppo!). Quando ero più giovane ho suonato e praticato ogni giorno per molte, molte ore, ma non ho più tempo per farlo. Inoltre esercitandomi e basta non avrei mai prodotto musica (che è ciò che mi interessa di più, a dire il vero!).
Cerco sempre di mantenere un certo livello perché mi sono reso conto che tutta la tecnica e la resistenza vengono meno abbastanza rapidamente, quindi prepararmi per le registrazioni significa solo suonare molta chitarra la settimana prima.
Per quanto riguarda il suonare rilassati e senza sforzo: penso che il trucco sia trovare la perfetta via di mezzo tra il rilassamento e lo sforzo, che arriva praticando lentamente e poi aumentando la velocità. Delle volte è possibile aumentare la velocità usando molta tensione, ma questo dovrebbe essere fatto solo per “testare le acque”. Esercitandosi di più e sperimentando, si è in grado di suonare a tempi più veloci tenendo sotto controllo quanta tensione serva. Quindi il prossimo obiettivo è cercare di ridurla il più possibile al minimo senza sacrificare precisione e tono/attacco.

 


Quando si tratta di costruire il tuo suono so che ti orienti verso il Fractal Axe Fx. Come mai hai scelto di ricorrere completamente al digitale e perché hai scelto Fractal fra tutte le altre opzioni?

S: L’Ax Fx mi dà molta flessibilità durante la creazione delle mie patch e suona in modo fantastico sia nelle aree clean/low gain che in quelle high gain. Al giorno d’oggi ci sono tantissime simulazioni di amplificatori disponibili che suonano alla grande, ma molte hanno solo qualche suono davvero efficace. Possono funzionare molto bene per determinate applicazioni, ma non funzioneranno quando si tratta di altri tipi di sonorità. Con l’Ax Fx puoi ottenere praticamente qualsiasi tipo di suono e farlo funzionare in un mix. Inoltre, mi piace avere un dispositivo autonomo e praticamente senza latenza che possa funzionare senza dover avviare Cubase e impostare un canale di input.
Per quanto riguarda analogico vs digitale: ho avuto un vero amplificatore per anni e ho adorato il suono di quella strumentazione, ma dato che vivo in un appartamento non ho avuto molta scelta. La donna anziana che vive al piano di sotto si arrabbia quando uso l’aspirapolvere dopo le 8 di sera, quindi immagina cosa succederebbe se spingessi 90 db di riff a 7 corde attraverso una cassa e in un microfono! ;D In tutta franchezza: la seccatura di amplificatori, cabinet e microfoni analogici sarebbe comunque troppo grande, quindi mi semplifico la vita e usando l’Ax Fx!

La tua musica ha una produzione davvero fantastica, qual è il tuo workflow per ottenere un così buon risultato?

S: Grazie! Penso che l’attenzione ai dettagli e l’equilibrio siano fondamentali per una buona produzione. Certo, le chitarre possono sempre suonare meglio, la cassa può sempre suonare più grossa e il basso potrebbe essere sempre più definito, ecc. Ma per me quello che conta di più è che tutto sia in equilibrio e l’intera “immagine sonora” sia in grado di trasmettere la visione all’ascoltatore. Di solito scrivo e mixo allo stesso tempo: è un metodo di lavoro che ho trovato funzionare meglio per le mie esigenze. Per me è sempre importante avere un’idea di come suonerebbe il tutto se fosse già mixato, anche quando sono ancora in fase di scrittura, per cui tendo a fare molte cose contemporaneamente. Durante la registrazione mi assicuro sempre che tutte le mie chitarre siano accordate ed a volte, con le ritmiche, accordo la chitarra in modo che suoni bene in quella particolare sezione e la riaccordo per altre sezioni. Non sempre ricorro a questo, perché voglio che le mie produzioni suonino sempre naturali, ma sono molto sensibile ai problemi di accordatura e a volte mi fanno impazzire!
Per tutte le chitarre soliste, faccio da prima un buon setup e poi mi assicuro che tutte le mie linee principali non siano solo il più accurate possibile, ma anche precise ritmicamente. A volte è la prima take, a volte può richiederne fino a 100, ma ehi, ne vale comunque la pena! 

 


A un livello più personale, SYNDRONE è la tua attività principale durante la giornata o ci sono altri lavori, passioni e hobby che guidano la tua vita e forniscono ispirazione per la musica?

S: Ho un normale lavoro quotidiano, ma a parte questo il 98% dei miei pensieri e della mia vita riguardano la musica, davvero! Mi sono interessato molto al sound design e probabilmente negli ultimi mesi ho trascorso più tempo con i sintetizzatori che con le chitarre, quindi è qualcosa che mi appassiona molto in questo momento e mi ispira molto. Mi ha anche aiutato a guardare la chitarra come uno strumento meno tradizionale (anche se il mio modo di suonare in SYNDRONE è piuttosto tradizionale). Al momento sto producendo un progetto pop per una cantante svizzera che è anche molto interessante (sebbene molto lontano da riff, distorsione high gain e trentaduesimi in plettrata alternata) e sto lavorando ad un po’ di musica in stile Cyberpunk, che non ha nulla a che fare con SYNDRONE, ma che probabilmente influenzerà le sue future sonorità. A parte questo, mi piace cucinare e giocare ai videogiochi… Immagino che la mia vita sia super noiosa! ahah

Grazie mille per essere stato con noi, c’è qualcosa che vorresti dire a tutti i nostri lettori?

S. Vorrei ringraziarvi per avermi dato l’opportunità di realizzare questa intervista! E vorrei davvero ringraziare tutti coloro che stanno ascoltando e supportando SYNDRONE! Creare un album pieno di riff metal e folli linee di chitarra è una cosa strana e, sebbene divertente, può essere anche molto frustrante. Se non fosse per le persone a cui piace SYNDRONE probabilmente farei qualcos’altro nella mia vita (forse cercando di renderla meno noiosa), quindi vorrei semplicemente mandare un GRANDE GRAZIE a tutti voi ragazzi ( e forse ragazze) là fuori che mi accompagnano nel mio viaggio musicale! <3

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Link per l’intervista originale in inglese qui.

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