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Ignite Amps bundle parte 2 (demo + presets lead)

A cura di Federico Albanese
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In questa seconda parte del precedente articolo relativo ai plugin della Ignite Amps vedremo insieme come è stato ottenuto il suono della chitarra lead presente nella demo e come intervenire sui vari controlli per per costruire il proprio suono.

La catena di effetti è la solita, TSB-1 tyrant screamer come overdrive, Emissary come amplificatore, NadIR per gli IR già presenti nel plugin (a cui sono stati aggiunti un generico delay e riverbero fra l’Emissary ed il NadIR).

Ricordo infine che la traccia lead uscirà in mono, motivo per cui non dovremo cambiare le impostazioni relative al routing dei plugin.

Tutti pronti? Via con i presets!

Cominciamo subito attivando la funzione boost del TSB, ottenendo immediatamente più segnale in uscita.

Sta volta non cercheremo un suono asciutto e staccato come nel caso della ritmica ma una variante più morbida e liquida.
I controlli del gain e del level sono cruciali, dobbiamo trovare una combinazione per cui le note si susseguono fluidamente fra loro pur rimanendo chiare ed intellegibili. Il mio consiglio è di partire dai valori massimi, dove avremo sicuramente un suono eccessivamente saturo e poco definito, ed andare a ritroso fino a quando le note cominceranno ad essere più slegate fra loro. Da qui aumentiamo poco la volta, fino a quando troveremo la soluzione che stiamo cercando.
Perchè consiglio di lavorare partendo da valori estremi e non minimi? Non è sempre facile capire quando stiamo lavorando con troppo gain,  mentre è lampante quando è troppo poco.
Questo è solo uno dei tanti modi in cui si può costruire il proprio suono, ma personalmente lo trovo molto semplice ed intuitivo, con bassissimi margini di errore.

Passiamo ora ai controlli del tono e dello sweep: sta volta la scelta è puramente personale. Consiglio di non esagerare per evitare di avere un attacco del plettro eccessivamente appuntito e fastidioso, ma i valori possono cambiare considerevolmente in base al proprio plettro, alle corde ed ai pickup utilizzati.

Passiamo ora al pannello frontale dell’Emissary.

Ottenere un suono fluido che buchi bene nel mix (specialmente in questo caso dove la ritmica era eseguita su note molto basse) può essere una sfida impegnativa, la parola chiave è una: medi, sono essenziali.

Impostiamo verso l’alto lo switch dello shape relativo ai medi alti, e giochiamo con i valori di entrambi i potenziometri.
Nel mio caso volevo un suono che avesse un attacco definito ma rotondo, specialmente sul pickup al manico (alla John Petrucci), ma che risultasse comunque brillante ed aggressivo con quello al ponte. I valori possono variare molto in base ai gusti, ma non abbiate timore di esagerare poichè difficilmente queste frequenze potrebbero risultare sgradevoli, fate solo attenzione a mantenere un divario non eccessivo fra i due potenziometri per non rendere il suono sbilanciato.

Passiamo ora al gain: azioniamo lo switch bright per ottenere più chiarezza nel suono, e come per il TSB cerchiamo un valore per cui le note risultino legate fra loro ma ben intellegibili. Nel mio caso è stato necessario ricorrere a poco gain avendo spinto molto con il pedale di fronte l’amplificatore ed avendo impostato un valore “hot” per il bias delle valvole che analizzeremo più avanti (la soluzione opposta non mi portava al risultato desiderato, ma vale sempre la pena di vagliare tutte le possibilità).

Alti e bassi sono dei jolly, nel mio caso ho impostato i primi con un valore decisamente alto (che come per la ritmica verrà attenuato dopo con il NadIR) per schiarire il suono e far emergere con facilità gli armonici artificiali.
Per i secondi, i bassi possono contribuire ad avere un suono morbido così come nel renderlo meno intellegibile (o peggio molto attufato). Cerchiamo di bilanciarli anche con il valore depth che a sua volta può arrotondare il nostro suono senza scurirlo troppo.
Discorso analogo vale per il valore presence: schiarisce ed apre il nostro suono e verrà attenuato più tardi nel NadIR, dosiamolo in base alle nostre esigenze.

Questo è uno dei momenti chiave nella costruzione di questo tipo di suono, ovvero la scelta del bias delle valvole.

Può sembrare una banalità, ma fra valori “cold” e “hot” cambierà completamente la struttura del nostro suono, passando da asciutto, scarico (e in casi estremi un pochino zanzaroso) nel primo caso a caldo, saturo e pastoso nel secondo.
Ovviamente noi propenderemo per la seconda opzione in un suono lead, della quale vorremo sfruttare la morbidezza e compressione: ruotiamo quindi i tre controlli verso destra e ricerchiamo un valore che ci soddisfi (molto può variare anche in base ai pickup).

Per quanto riguarda le valvole la scelta è personale, io ho utilizzato le 6L6, ma molti chitarristi apprezzano le EL34  per le loro parti soliste (e non solo!).

Giungiamo alla fine della nostra catena di effetti con il NadIR!

Gli impulsi che ho scelto sono i due relativi agli SHR SM57, che mescolati insieme ci offrono una ottimo equilibrio di aggressività e profondità del suono.

I valori più importanti sono di nuovo i due filtri hi pass e lo pass.
Per quanto riguarda il primo, cerchiamo di sbarazzarci di tutte le risonanze e frequenze inutili nello spettro basso delle frequenze e tagliamo senza timore. Nel mio caso ho impostato i due valori fra 129Hz e 143Hz, ma provate anche con valori più importanti a seconda del vostro gusto e necessità, ricordiamo che le nostre frequenze chiave sono i medi e che è lì che vogliamo far splendere la chitarra.
Per quanto riguarda il filtro lo pass, il valore iniziale sarà di 6KHz. In molti contesti potrebbe funzionare benissimo già così, io personalmente lo trovo un po’ troppo chiuso come suono (almeno in questo contesto) ed ho deciso di aprirlo attestandomi in prossimità degli 8KHz.

Un altro valore da non trascurare è quello relativo alla room, che ci aiuterà a rendere il suono meno asciutto e più amalgamato nel mix. Consiglio sempre di non esagerare (sopratutto se si intende utilizzare anche un delay e/o riverbero esterni), ma la scelta è nuovamente soggettiva.

Un’ultima menzione la merita il valore resonance dell’impulso SHR SM57 center. Nel mio caso trovavo che alterando il picco di risonanza il suono finale risultasse più appagante quando mescolato a quello del gemello off axis, teniamo a mente questa possibilità qualora non fossimo ancora soddisfatti a pieno del nostro suono.

Conclusioni

Siamo giunti alla conclusione di questa piccola demo/guida ai plugin della Ignite Amps.

Come sicuramente avrete notato la prima parte offre indicazioni molto più precise della seconda, che si mantiene invece su un carattere più generico e personale.
La verità è che, sebbene la ricerca del suono sia sempre molto soggettiva, per quanto riguarda la scelta di un suono per una ritmica metal moderna esistono parametri più precisi con cui avere la quasi assoluta certezza di raggiungere un buon suono (premesso sempre che le personalizzazioni restano infinite), mentre il suono di una chitarra solista è puramente soggettivo: carico o scarico, liquido o staccato, aperto o nasale. Ho preferito dare indicazioni generiche su come ho ragionato il suono che desideravo ottenere e come mi sono mosso fra i plugin affinchè chiunque possa ripercorrere i miei passi ed ottenere il proprio suono.

Ricorrendo a questi presets sarà possibile ottenere una copia esatta del suono ascoltato nella demo?
La risposta è no, purtroppo o per fortuna. La nostra tecnica, la strumentazione che utiliziamo (dalla chitarra fino al plettro) influenzano ed influenzeranno sempre il suono che ricaveremo.
Dobbiamo quindi guardare questi presets come ad una linea guida da personalizzare in base alle nostre esigenze ed i nostri gusti.

A chiunque abbia apprezzato i suoni proposti e sia giunto fin qui nella lettura porgo i miei più sentiti ringraziamenti ed auguro tanto divertimento e soddisfazioni con questi plugin ed il nostro amato strumento!

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