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Dalla Κιθάρα (KITHARA) alla Chitarra (parte 2)

Breve storia e sviluppo della chitarra a cura di Mauro Tonelli
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Un altro potenziale progenitore della chitarra è il liuto, gi à prodotto dal X secolo con una tecnica particolare, la piegatura delle tavole a vapore. Oggi si usa mettere le fasce a bagno. Interessante notare che la stessa tecnica di utilizzo del vapore, o più propriamente del calore prodotto da una fiamma, viene ancora oggi utilizzata per piegare le assi di legno nella costruzione della gondola Veneziana.
Il nome deriverebbe dall’Arabo عُود‎ (al-ʿūd, “legno”), ed infatti fu introdotto in Europa dagli Arabi stessi durante il medioevo, quando estesero il loro dominio sulla Sicilia e la Spagna. Da cui, oltre al vocabolo liuto, derivano luth in Francese, laúd in Spagnolo, laute in Tedesco e лютня (liutnja) in Russo.
Divenne uno degli strumenti simbolo del Rinascimento, creando la colonna sonora per tutte le corti Europee.
La cassa armonica è arrotondata, in origine era composta da un unico pezzo di legno, in seguito da sottili assi curvate mediante il vapore, a dare la caratteristica forma allo strumento. La paletta era piegata all’indietro rispetto al manico, spesso ad angolo retto. Il rosone era molto ornato, anche se in alcuni modelli la buca non presentava alcuna copertura. La parte anteriore della tavola armonica era solitamente costruita da un unico pezzo di legno di pino, ed era molto sottile, circa 2mm, fatto straordinario per l’epoca. Non sorprenderà quindi che non ci sono pervenuti liuti precedenti il 1500, vista la fragilità di questo strumento. Si comincia a vedere l’uso di catene e rinforzi interni, che rafforzano lo strumento e ne migliorano la qualità del suono. Queste strutture di fatto dividono la cassa armonica in zone separate e più piccole. Ciò aumenta la frequenza della risonanza permettendo di esprimere maggiormente le frequenze armoniche delle note suonate. Questa caratteristica è ancora presente nella chitarra classica ed acustica. Quindi il liuto si rafforzò, il suono divenne più dolce e più potente, permettendo allo strumento di accompagnare altri strumenti senza esserne sopraffatto.
Il liuto veniva originariamente suonato con un plettro, anche se gradualmente i musicisti preferirono usare le dita, il che conferiva una maggiore fluidità all’esecuzione. Il liuto raggiunse l’apice nel Rinascimento, in particolare in Francia e Germania, dove la sua popolarità continuò fino al XVIII secolo. In Italia e Spagna, d’altra parte, la chitarra ebbe gradualmente il sopravvento.


Probabilmente una delle più famose raffigurazioni del liuto, in un dipinto di Caravaggio della fine del 1500.
Il ragazzo sembra accompagnare la musica con un madrigale. Lo strumento ha sei corde doppie e si nota l’assenza del plettro.

Man mano che la tecnica progrediva, la popolarità del liuto venne sorpassata, nella Spagna del XV secolo, dalla vihuela. Le notizie più antiche di questo strumento risalgono al XIII secolo, ma già nel XV secolo le sue caratteristiche sono quelle di una vera e propria proto-chitarra. Intanto era più grande del liuto, ma con un corpo non così profondo come la chitarra moderna. Le curve dei “fianchi” sono appena accennate, la paletta ha un angolo di gran lunga minore di qualla del liuto. La tastiera aveva 10 tasti, che potevano essere spostati in base alle esigenze della tonitalità voluta.

La vilhula raggiunse l’apice della popolarità a metà del XVI secolo, ma alla fine del secolo venne completamente sostituita dalla chitarra. Tuttavia, non tutti furono felici di ciò, come dimostrano le affermazioni di un certo Sebastian Orosco, che, scrivendo alla fine del XVI secolo, disse: “…da quando fu inventata la chitarra, sono pochi coloro che studiano la vihuela. È una grande perdita perché…la chitarra non è altro che un campanaccio da mucche, facilissima da suonare, specialmente se plettrata (invece dell’uso del finger-picking, n.d.r), tanto che non ci sia un garzone di bottega che non la sappia suonare.” Queste parole potrebbero richiamare alla mente le capacità tecniche del punk negli anni ’70.
È ovvio che le prime chitarre erano fortemente influenzate nella forma dal liuto e dalla vihuela, sebbene si tratti di uno strumento del tutto nuovo. Era conosciuto come chitarra a quattro coppie, cioè con quattro coppie di corde. Era curva sui fianchi, le parti posteriori laterali erano piatte, ed era dotata di un manico a tasti. La primissima menzione a noi rimasta risale al 1487, dove un tal Johannes Tinctoris afferma che fu inventata dai Catalani, cioè Spagnoli del nord est. La differenza più evidente è nella taglia, più piccola della chitarra moderna. Inoltre aveva un rosone a chiudere il foro della cassa armonica; il numero dei tasti variava secondo le esigenze, dato che i tasti potevano essere legati e spostati intorno al manico.
A partire dal 1600 inoltre, le chitarre erano decorate oltre ogni misura, fino ad arrivare ad utilizzare addirittura la corazza di tartaruga ed avorio. Francia, Germania ed Italia erano all’avanguardia nella produzione di chitarre, anche se le chitarre create da Antonio Stradivari erano note per la loro più sobria eleganza.


Famiglia Voboam , Germania, fine XVII secolo.


Chitarra Stradivari, Italia, 1688

In questo momento storico, vale a dire alla fine del ‘600 inizio ‘700, le tecniche che riconosceremmo come moderne erano già in voga. Fino a quel momento, la chitarra veniva suonata con tecniche usate per il liuto e la vihuela, ad esempio appoggiare il dito mignolo sul ponte o sulla cassa armonica, mentre le corde venivano pizzicate con il pollice, l’indice e il medio. Siccome la chitarra era più grande, adesso il braccio posava sul corpo della chitarra e la mano destra era libera di “fluttuare” sopra le corde. In tal modo, aumentava il potenziale per cui se si pizzicavano le corde vicino al ponte, si otteneva un suono più squillante e metallico, mentre più vicino al foro, si otteneva un suono più morbido e caldo. Tuttavia, la chitarra veniva ancora suonata in modo plettrato, cioè pizzicando più corde contemporaneamente a formare accordi, per cui non era ancora considerata uno strumento solista. Ciò non limitava la sua popolarità, e anzi ne spiega il grande successo nelle corti Europee, giacché poteva essere suonata a buoni livelli anche da monarchi con poco tempo a disposizione per fare pratica in quanto impegnati in affari di stato.
Tra i primi chitarristi ad ottenere un riconoscimento internazionale ricordiamo Francesco Corbetta, vissuto nel 1600, il quale fu maestro di chitarra di Luigi XIV di Francia. Pubblicò anche un libro, La Guitare Royale, del 1674, con brani facili adatti ai potenti monarchi ma privi di talento e tempo da dedicare allo strumento. Diversi libri di insegnamento della chitarra vennero pubblicati nel 1600 in Francia ed Inghilterra. Man mano che si avvicinava il XIX secolo, l’ascesa di questo meraviglioso strumento era ormai inarrestabile.
È a quell’epoca che risale la forma che conosciamo, con sei corde e un foro aperto, e l’uso alternato delle dita e del plettro. La difusione della chitarra in Italia avvenne grazie a compagnie di attori itineranti, e in Francia, come abbiamo visto, a partire dalla corte di Luigi XIV. È alla fine del ‘700 che le corde doppie vengono sostituite da corde singole, e una corda del registro basso viene aggiunta. Nel ‘700 e nell’800 inoltre musicisti del calibro di Luigi Boccherini e Niccolò Paganini scrissero composizioni per chitarra solista, e, dopo un periodo di relativa oscurità nel corso del XIX secolo, la chitarra fu rilanciata da Andres Segovia nel XX secolo.


Nella Francia del XVIII secolo, la chitarra divenne uno degli strumenti più in voga anche tra le donne.
Jean-Marc Nattier, Ritratto di Mademoiselle de Beaujolais, 1731.
Notare in questo caso le cinque corde doppie, le decorazioni in guscio di tartaruga e la paletta con intarsi in avorio ed ebano.

Il dipinto di Éduard Manet, del 1860, mostra Il Cantante Spagnolo, circa un secolo prima del mancino di Seattle. Da notare una interessante curiosità: Manet si accorse, probabilmente in corso d’opera, di aver dipinto un mancino che suonava una chitarra per destri…

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