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Dalla Κιθάρα (KITHARA) alla Chitarra (parte 1)

Breve storia e sviluppo della chitarra a cura di Mauro Tonelli
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Dalla Κιθάρα (KITHARA) alla Chitarra

La chitarra è lo strumento musicale più diffuso e popolare del mondo. Nella sua forma attuale o simile esiste da circa 400 anni, ma solamente nell’ultimo secolo ha avuto uno straordinario sviluppo tecnico e di popolarità che la ha resa lo strumento per eccellenza della cosiddetta musica popolare (o pop) del XX secolo e oltre. La chitarra è stata accettata in tempi relativamente recenti nel panorama della musica seria e la sua reputazione è stata rilanciata da Andres Segovia a partire da un secolo fa. Innegabilmente, è solo a partire dalle prime sperimentazioni del jazz, blues e country che la chitarra comincia ad assumere un ruolo indipendente; la sua ascesa nella musica pop contemporanea è inarrestabile, e la sua elettrificazione nel 1935, quando apparve nella registrazione di Jimmie Lunceford “Hitting the bottle”, segna una svolta epocale.
Seguirono, negli anni ’40, nomi quali T-Bone Walker, B.B. King e Muddy Waters. A loro volta, questi ultimi ispirarono il rock degli anni ’60. Segovia stesso ascolter à disgustato il suono della chitarra elettrificata, ma ormai era troppo tardi per fermare il Rock’n’Roll train. E non solo a livello sonoro, ma anche culturale.

La Kithara è l’attributo di Apollo, uno degli dei dell’Olimpo, figlio di Zeus. Nell’antica Grecia, accompagnava il canto o la declamazione di poemi epici. La kithara era uno strumento probabilmente di origine Sumera in uso comune tra i popoli del Mediterraneo orientale di età micenea. Si continuò a suonarlo fino alla tarda epoca Romana. La kithara era caratterizzata da una camera di risonanza piatta con una base di legno trapezoidale, talvolta rinforzata da asticelle d’osso o metallo da cui partivano due braccia proiettate verso l’alto che erano poi fissate da una sbarra laterale. Si suonava appoggiandola vicino al petto, pizzicando le corde con le dita o con una sorta di plettro tenuto nella mano destra mentre la mano sinistra toccava le corde da dietro cambiandone la lunghezza delle vibrazioni. La kithara diventò lo strumento principale dell’antica Grecia, usata per performance soliste di professionisti che dimostravano le loro capacità musicali durante delle competizioni in accompagnamento anche canoro. Omero racconta che il leggendario musicista Thamiris si vantava di poter cantare e suonare la chitarra meglio delle Muse stesse. Tale affermazione provocò le Muse, le quali accecarono Thamiris e lo privarono delle sue abilità musicali. Dopo la morte Thamiris si trasformò in un in un usignuolo che sappiamo essere uno dei simboli del bel canto tra le specie negli uccelli ma del bel canto in generale. Odi quel lusignuolo Che va di ramo in ramo Cantando, cantava il Tasso.


L’immagine del vaso qui sopra raffigura una suonatrice di kithara e risale al V secolo avanti Cristo. La Kithara Greca aveva sette corde, e veniva suonata con un plektron, dal Greco plessein (colpire).


Si sono ritrovati liuti nell’area dell’antica Mesopotamia e in Egitto come possibili candidati a progenitori della chitarra.

In questa figura da un affresco dell’antico Egitto si vede il primo strumento a corda simile ad una sorta di proto-chitarra, forse più simile ad un liuto, già con una cassa armonica. Esistevano altri strumenti a corda, simili almeno nella forma ad una chitarra in Asia Centrale nei primi secoli dell’era cristiana, ma scomparvero per poi riapparire in forme diverse solo secoli più tardi quando ormai in Europa, e siamo già nel Medioevo, esistevano svariati strumenti a corda simili alla odierna chitarra, con tutta probabilità i veri progenitori dello strumento.


Questa immagine del XIII secolo, proveniente da un codice miniato Spagnolo, rappresenterebbe uno strumento forse chiamato gittern, gitar, quitarra e guiterre. Generalmente aveva lati paralleli, la parte posteriore piatta, tasti e corde in budello, e fatta usando un unico pezzo di legno. In realtà, rappresentazioni del periodo in questione mostrano diverse variazioni. Ad esempio, nella figura vediamo due aperture sulla cassa, mentre versione più tarde ne hanno una, finemente decorata, detta “rosa”. Tale strumento aveva tre o quattro paia di corde attaccate alla base dello strumento, dove era posizionato il ponte, e alla paletta.

Sappiamo di suonatori professionisti presenti nelle corti Europee, come in Inghilterra o in Francia, dove lo strumento era conosciuto anche come guitare latine, per sottolineare l’origine Europea, ovvero Spagnola, rispetto a strumenti detti guitare morisca, simili alla guitare latine ma con origini medio orientali. Un esempio famoso è Enrico VIII d’Inghilterra, appassionato di gittern, ed alla cui morte l’inventario dei suoi strumenti elencava “Foure Gitterons with iiii cases to them: they are caulled Spanish Vialles [vihuelas].” (quattro gittern con le loro quattro custodie: chiamate Vialles Spagnole). Interessante notare, al di là dell’Inglese del XVI secolo, il riferimento alle custodie ed alla vihuela, di cui parleremo più sotto.

Almeno in Inghilterra, la gittern godette di grande popolarità fino almeno il XVIII secolo. Nell’immagine, un quadro di Joseph Wright of Derby del 1766 che raffigura la dama Henrietta Maria Gwillym, si nota un nuovo modello di “chitarra” che fu erroneamente chiamato chitarra Inglese. Il rosone in questo caso e’ di rame, lo strumento ha nove corde e il ponte è finemente decorato con osso e madreperla.

… parte 2 in arrivo!

Bibliografia

L’articolo e’ stato redatto con l’ausilio del volume “The Complete Book of the Guitar”, redatto da Terry Burrows, Carlton Books Limited, 1998

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