Total Guitar Academy
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Sono pochi i chitarristi che nel corso della loro carriera hanno saputo evolvere rimanendo fedeli al proprio stile e senza mai diventare ombra di se stessi: Michael Romeo è uno di questi.

Un musicista all’apparenza timido, che non ama far parlare eccessivamente di se e che raramente concede interviste, lasciando che sia la sua straordinaria musica a parlare per lui.

Michael Romeo nasce il 6 marzo del 1968 a New York, iniziando a studiare pianoforte e clarinetto all’età di dieci anni, restando tuttavia affascinato dalla chitarra dopo aver ascoltato i Kiss.
Come molti altri musicisti della sua generazione sarà tuttavia Randy Rhoads nei celeberrimi album Blizzard of Ozzy e Diary of a Madman a far esplodere il suo amore per la chitarra elettrica e a forgiare le basi di quello che sarebbe diventato il suo inconfondibile stile.

Gli esordi ed il primo album solista: The Dark Chapter 

Influenzato da molti compositori classici quali Johan Sebastian Bach, Wolfgang Amadeus Mozart, Ludwig Van Beethoven, Richard Wagner, Igor Stravinsky e Claude Debussy, Michael pubblica il suo primo album strumentale come solista intitolato The Dark Chapter nel 1994, all’età di ventisei anni.
Originariamente ideato come demo nel 1992 ed inviato a diverse case di produzione, l’album ha suscitato l’interesse dell’etichetta giapponese Zero Corporation.

È questo il momento della svolta, l’anno in cui per terminare i lavori su The Dark Chapter Michael unisce le forze con il brillante tastierista Michael Pinnella, assieme al quale darà vita al progetto progressive metal Symphony X del quale resterà sempre il principale compositore.

Symphony X, la prima fase

Non esiste un solo album debole nella discografia dei Symhpny X, tantomeno un solo album dove le chitarre non risultano brillanti ed inconfondibili: riff sincopati ed aggressivi si alternano ad atmosfere oniriche ed arpeggi dalle dolci sonorità, per poi cedere il posto ad esplosivi ritornelli ed intermezzi dal carattere epico ed eroico, che affondano le loro radici nella musica classica.

Gli anni che vanno dal 1995 al 2005 sono da molti considerati il periodo d’oro della band.
Symphony X e The Damnation Game incarnano già tutti quelli che resteranno i tratti distintivi della band, lasciando trapelare tutte le influenze provenienti dalla musica classica ed i caratteri propri del prog. Brani metal si alternano alle più romantiche e drammatiche ballade caratteristiche dei Symphony X, accompagnandoci fino al successivo The divine Wings of Tragedy.

Un album straordinariamente aggressivo ed elegane, di cui ogni brano risulta estremamente curato e convincente. Sicuramente da citare alcuni dei brani più celebri di tutta la carriera della band come Of Shadows and Sins, Sea of lies e The accolade (le prime due croce e delizia di tutti i chitarristi che si sono cimentati nello studio dei loro incredibili assoli!).

Sullo stesso filone vediamo Twilight in Olympus, un’altra grande gemma del progressive metal fino ad arrivare a V: The New Mythology, primo concept album della band che racconta del mito di Atlantide. Da questo album provengono altri grandi classici della band (e della chitarra) come Evolution ed Egypt, suonati in quasi tutti i concerti.
Con The Odyssey si chiude questo primo capitolo del Symphony X, in cui Michael ci regala una splendida suite di 24 minuti come title track la quale racconta il mito a cui si ispira il titolo dell’album.

Syphony X, la seconda fase

Paradise Lost (2006) apre un nuovo capitolo nella composizione di Michael e delle sonorità della band, virando verso un sound più scuro e metal.
L’album, ispirato all’omonimo poema di John Milton, vede il chitarrista impegnato in un fittissimo riffing e cimentarsi in mirabolanti assoli, alzando notevolmente il già elevato livello tecnico del proprio fraseggio.
L’album consacra la già celebre band al successo assoluto, vendendo 6.300 copie nella prima settimana e classificandosi al centoventrieesimo posto nella classifica dei duecento migliori album degli Stati Uniti.
Figlio di Paradise Lost e dalle sononorità ancora più aggressive segue Iconoclast, pubblicato nel 2011, confermando il successo ottenuto col precedente album e spingendosi verso vette ancora più alte con 7.300 album venduti nella prima settimana.
Appartengono a questo album alcune pietre miliari delle performance live della band come Set the world on fire e Serpent’s kiss.
Chitarre estremamente sincopate e taglienti nei riff si alternano a ritornelli più aperti e cantabili, lasciando poi il posto a straordinari assoli che seguono il filone di Paradise Lost.
Fra i brani dell’album emergono la title track Iconoclast (ed il suo fantastico intro in tapping), Dehumanized, ed End of innocence, spesso proposte anche in sede live.
Nel 2015 vede la luce Underworld, che il bassista Mike Lepond definisce come “una via di mezzo fra The Odissey e Paradise Lost”. Tornano moltissimi elementi tipici degli album della prima fase della band, accompagnati da un sound molto robusto ed in linea con i lavori più recenti.

Il ritorno agli album come solista, War of the words, Pt. 1

Pubblicato nel 2018 War of the words Pt.1 trae ispirazione dall’omonima novella di H. G. Wells ed include, oltre alle già ben note influenze provenienti dalla musica classica, moltissimi elementi di musica elettronica dance, dubstep ed ispirata dalle colonne sonore di Bernard Herrmann e John Williams.
Michael prevede un seguito per l’album che a detta del musicista è già pronto e agli stadi finali della produzione, ma che tuttavia attenderà a pubblicare affinchè il pubblico abbia tempo e modo di apprezzare e digerire il primo capitolo.
Le chitarre raggiungono probabilmente l’apice di tutta la carriera di Michael in questo disco, che fra cinematografiche atmosfere ci delizia con riff fittissimi e assoli straordinari.

Lo stile e la tecnica

Molti chitarristi ricorrono ad una pallette circoscritta di tecniche grazie a cui è semplice identificarli e con le quali costruiscono il loro fraseggio: non è questo il caso di Michael Romeo, che ha perfezionato tutte le tecniche della chitarra moderna portandole non solo a livelli spaziali, ma padroneggiandole con assoluta maestria e disinvoltura senza mai abusale.

In generale possiamo riconoscere una grandissima morbidezza e fluidità nel suo modo di suonare, che si tratti di hammer on e pull off così come di plettrata alternata, tecniche alle quali ricorre spessissimo.
Nei pattern a tre note per corda ricorre spesso allo sweep picking per passare da una corda all’altra, mentre per gli arpeggi utilizza indifferentemente sweep picking o tapping (specialmente quando deve suonare pattern più articolati o arpeggi di settima).

Michael fa ampio ricorso alla scala minore naturale, minore armonica, minore melodica, esatonale, minore pentatonica e scala blues, alternandole in diverse sezioni dei suoi assoli e variandole in base agli accordi sui quali deve suonare.
Un’altra scala utilizzata di frequente per creare vere e proprie cascate di note è la cromatica, spesso combinata all’uso del tapping.

Un esempio stilistico

Desidero concludere questo articolo con un esempio dello stile di Michael, proponendo una lunga ed articolata sequenza in tapping ispirata al terzo movimento della Sonata al chiaro di luna di Ludwig Van Beethoven.
Michael ci mostra lo stesso passaggio eseguito in diverse velocità, da notare la costante pulizia del suono e come non usi nulla per impedire alle corde a vuoto di risuonare se non il muting delle sue mani.
A seguito del video una tab della parte suonata (ricordiamo che la sua accordatura canonica è D standard, e dunque un tono più bassa della classica E standard).
Buon divertimento e buono studio!