Total Guitar Academy
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Federico Albanese

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Jason RIchardson: I – 2016 –

I è il primo album solista del giovane chitarrista statunitense, noto per aver preso parte a grandi band del panorama djent, deathcore e metalcore americano come Born of Osiris, Chelsea Grin ed All That Remains (attualmente membro della band) e per aver suonato dal vivo con gli All Shall Perish nel 2009.

Prodotto da Taylor Larson (Asking Alexandria, Periphery, From First To Last, I See Stars, Veil Of Maya, Within Temptation, The Dangerous Summer, Conditions), I è composto da undici tracce, molte delle quali presentano straordinarie partecipazioni di altri grandi artisti.

Il chitarrismo di Jason ed il suo approccio al lavoro in studio sono la quintessenza del metal moderno: l’ assoluta pulizia e perfezione del timing spingono I fra quegli album la cui reale suonabilità e resa dal vivo sono al limite delle umane possibilità, ma che senza dubbio regalano un’esperienza di ascolto unica nel suo genere.

Forti le influenze di John Petrucci (l’album è quasi interamente plettrato, e lo stesso Jason lo cita come una delle sue più grandi fonti di ispirazione) ed Alexi Lahio (la sezione in sweep picking sul solo di Titan altri non è che quella di Kissing the shadows dei Childred of Bodom suonata più velocemente), che emergono nelle scelte tecniche e stilistiche di Jason insieme ad una originale ricerca melodica, che spazia fra le sonorità più scure della scala minore armonica fino a suoni più sospesi ed enigmatici.

La produzione di Taylor Larson fa senz’altro la differenza nel rendere unico questo album, dando perfettamente vita alla passione per il sound design di Jason ed arricchendo I di numerose orchestrazioni ed effetti pressoché cinematografici che riescono a trasportarci ed immergerci rapidamente da atmosfere sognanti ed evocative verso picchi di altissima tensione e drammaticità.

Continuando a parlare della produzione, il mix ed il master dell’album sono delle vere gemme nel genere, sorpassando alcuni dei prodotti per cui Taylor era già famoso e collocandosi nell’olimpo del metal. Il cuore del suono di Jason prende forma attraverso le sue Music Man Majesty (all’epoca dotate di DiMarzio Illuminators) e della bellissima PRS Archon, mentre per la produzione finale Taylor ha scelto di affiancare le due principali tracce ritmiche della chitarra da altre quattro (due L e due R) per ottenere un suono più ricco e definito nel denso mix.
Il complesso suono di questo album è stato riassunto da un VST prodotto dalla Joey Sturgies Toneforge ed utilizzato di frequente dallo stesso Jason, che in tre semplici formati (clean, rhythm e lead) ripropone il modelling degli amplificatori impiegati in studio.

Molto dirette e perfetto riassunto di quanto ci aspetterà in tutto l’album le due tracce di apertura Omni e Titan: le articolate parti di chitarra si intrecciano con riff molto asciutti e staccati, per poi aprirsi in sezioni più melodiche (brillante la scelta dell’effettistica) e far riprendere fiato prima di tornare a fittissimi intermezzi claustrofobici (come il già citato solo di Titan).
La successiva Retrograde, in linea con Fragments, regalano un’esperienza decisamente diversa, volta a regalare un’esperienza emotiva nostalgica e più sofferta (merito anche delle grandi performance vocali di Spencer e Lukas).
Hos down e Mirrors sono probabilmente le tracce più originali e dalla struttura più caratteristica, distinguendosi nel primo caso per un inaspettato assolo country e nel secondo dal sinistro suono del carillon che accompagna la melodia portante del brano.
Decisamente più semplici ma ugualmente efficaci Breaking damnation e Tonga, che si contrappongono come una traccia tipicamente metalcore vecchia scuola ed un brano djent di ultima generazione (unico in cui Jason ha utilizzato una Jackson ad otto corde ricevuta in prestito da Misha Mansoor, chitarrista e compositore dei Periphery).
Inconfondibili per le atmosfere claustrofobiche e drammatiche THOT 2.0 (reprise di un brano già pubblicato in passato da Jason, che vedrà anche una ripresa del brano Dust to dust… composto per i Chelsea Grin) e le conclusive XV/Chapter II, che rappresentano al meglio lo stile che in passato ha caratterizzato il chitarrista.

Il fraseggio di Jason si spinge oltre il suono scalare a cui molti virtuosi ci hanno abituati, spingendosi anche nei passaggi più veloci nella ricerca di soluzioni intervallari (frequentemente mosse per ottave attraverso la tastiera) spesso tratte dalla scala minore melodica ed armonica.
Molto belle e fresche tutte le melodie proposte nell’album, di matrice molto lontana dal metal canonico e perfettamente integrate nel contesto proposto da Jason.

Una menzione speciale è dovuta a tutte le straordinarie partecipazioni, a partire dalle due vocali di Spencer Sotelo (Periphery) e Lukas Magyar (Veil of Maya), rispettivamente in Retrograde e Fragments, così come a tutti gli incredibili chitarristi quali Rick Graham (artista solista) in Hos down, Nick Johnston (artista solista) in Mirrors, Mark Holcomb (Periphery) in Fragments, Jacky Vincent (Falling in reverse, Cry venom, artista solista) in Breaking damnation e Jeff Loomis (Nevermore, artista solista, Arch Enemy) in Chapter II.
Tutti i soli di questi grandi chitarristi sono unici e straordinari (si distingue particolarmente quello di Nick Johnston, che proporrà anche un suono molto distante dagli altri), ma a brillare su tutti (e forse nell’intero album) è quello di Jeff Loomis, che all’interno di una traccia estremamente scura ed intensa come Chapter II regala all’ascoltatore ulteriore tensione ed emozione attraverso il suo incredibile fraseggio e gusto.

Un album da ascoltare tutto d’un fiato, lasciandosi guidare nelle variegate e ricche atmosfere e godendo di questo bellissimo tributo alla musica ed alla chitarra elettrica che Jason ha saputo regalarci.

 

Chris Brooks è un chitarrista, insegnante ed artista proveniente da Sydney, Australia, che negli ultimi anni si è fatto largo attraverso il web grazie ai suoi metodi didattici estremamente moderni e all’avanguardia
Fra i suoi libri più celebri non può mancare Sweep picking Speed Strategies for Guitar, pubblicato da Fundamental Changes, che attraverso ben 108 pagine e più di 115 esercizi e studi (tutti disponibili anche in formato audio) guida il chitarrista verso il perfezionamento di questa tecnica.



Chris non lascia nulla al caso, dedicando tutto il primo capitolo alle diverse meccaniche necessarie affinché questa tecnica risulti il più efficiente possibile, toccando argomenti come Pick Edge, Rest Strokes, Directional Picking Slants ed assicurandosi così che i successivi esercizi vengano eseguiti sempre in maniera semplice e funzionale.

Un altro paragrafo è dedicato a come praticare gli esercizi proposti, offrendo un metodo preciso e diretto atto a rendere lo sweep picking una tecnica automatica ed istintiva.

Nei capitoli successivi lo sweep picking viene separato tra movimenti ascendenti e discendenti, analizzando le diverse difficoltà che ciascuno di essi può comportare e le strategie con cui affrontarle e superarle senza frustrazione.
Seguiranno poi una serie di studi dedicati ad entrambi i tipi di movimenti, atti non solo a verifica dei propri progressi ma a rendere lo studio meno monotono e decisamente più musicale: molte delle cadenze proposte sono infatti tratte da Neo-Classical Speed Strategies for Guitar, altro celeberrimo libro dell’autore dedicato al fraseggio ed alle strategie tecniche impiegate dal vichingo Yngwie Malmsteen nel suo straordinario modo di suonare.

Gli esercizi sono proposti in ordine di difficoltà crescente sia per la fase ascendente che discendente, partendo quindi da due singole corde ed aggiungendo di una in una tutte le restanti fino alla sesta.

Dulcis in fundo i capitoli sei e sette sono dedicati alla combinazione delle strategie precedentemente analizzate, per ottenere finalmente il tipico suono che questa tecnica regala unendo movimenti ascendenti e discendenti.

Moltissima attenzione è posta sul plettro e sul suo angolo rispetto l’asse delle corde (il così detto pickslanting): qualora il lato che guarda il pollice sia rivolto verso l’alto (dalla parte opposta al body della chitarra) si parlerà di downward pickslanting, viceversa di upward pickslanting. Durante la plettrata alternata ciascuno di questi movimenti porterà il nostro plettro a trovarsi in una posizione di vantaggio meccanico per effettuare il cambio di corda dopo una plettrata in su nel primo caso, o dopo una plettrata in giù nel secondo, divenendo quindi indispensabile per rendere naturale e fluida la transizione fra movimenti ascendenti o discendenti.

Gli ultimi capitoli del libro sono dedicati al sistema CAGED applicato a tutte le triadi maggiori, minori, diminuite, aumentate, sus2, sus4 ed agli accordi di settima, utilissimo a tutti i chitarristi per poter navigare con confidenza la tastiera e per non correre mai il rischio di trovarsi smarriti in zone del manico con cui si è meno familiari. 

Un grandissimo punto a favore di questo metodo è il ricco corredo di diagrammi offerti insieme alle tab, che rendono immediatamente riconoscibili e memorizzabili le forme di tutti gli arpeggi e che semplificano così la loro sovrapposizione all’interno delle diverse tonalità.

Un libro estremamente semplice e ricchissimo di materiale didattico, imperdibile per chiunque desideri approfondire non solo lo sweep picking fine a se stesso ma anche per chi è alla ricerca di applicazioni concrete e non scontate in contesti musicali.
Gli argomenti sono affrontati con chiarezza e corredati di attenzioni tecniche non molto comuni (come ad esempio il sopracitato pickslanting, aspetto della plettrata solo di recente portato alla luce da Troy Grady e cruciale per il suo funzionamento).

Se hai mai pensato che lo sweep picking sia la tecnica difficile per antonomasia, o che solo alcuni musicisti “nascano con il talento” necessario per poterla padroneggiare, o se senti di aver passato ore ed ore frustranti sugli stessi arpeggi senza trarre i progressi desiderati, Sweep picking Speed Stregies for Guitar e Chris Brooks ti offriranno le soluzioni che cerchi sfatando ogni possibile mito.

www.fundamental-changes.com

STL AmpHub risponde a tutte le necessità del chitarrista moderno sotto forma di software, includendo sezioni dedicate per stomp-box, amplificatore, cassa, microfoni ed effettistica di modulazione.
Sfruttando ancora una volta la tecnologia di modeling la STL Tones propone un nuovo prodotto disponibile in versione plugin e standalone, che nel formato di un pc portatile è capace di regalare grandi suoni e soddisfazioni.

Pubblicato nel settembre del 2020, AmpHub offre attualmente una selezione di 16 amplificatori, 8 stomp-box (dedicati alla sezione pre della nostra catena di segnale), 11 modelli di cabinet (alle quali è possibile aggiungere i propri IR preferiti) e 6 effetti di modulazione (da aggiungere in post della nostra catena); che la STL sta aggiornando ogni mese.

Interessantissima la scelta degli stompbox, attualmente composta dai classici e verdi Ibanez TS-9, Maxon OD 808 e dal giallo Boss SD-1; mentre fra i più ricercati il Xotic BB Preamp, il TSB Tyrant Overdrive della Ignite Amps, il TC-Electronics Integrated Preamp (reso celebre dall’ampio uso che ne fecero i Meshuggah) ed il Fortin 33 (pedale signature e a tiratura limitata di Fredrik Thordendal).

Fra i modelli di amplificatori proposti, fra cui non mancano intramontabili classici come Mesa Boogie Dual Rectifier 2 Channel, Marshall JTM45, JCM800 2203 e Super Lead 100, Orange Rockreverb MK1, Vox AC30 Top Boost e i Fender Delux 6G3 e Bassman 5F6-A, spiccano le due bellissime testate di casa Framus Cobra e Dragon (la cui versione plugin è ad oggi offerta esclusivamente dalla STL).
Interessanti anche la ENGL Powerball 1, la celeberrima EVH 5150III e la mitica Soldano SLO 100, alle quali si affiancano l’Emissary ed NRR della Ignite Amps. 

Equamente ricca ed assortita la sezione dedicata ai cabinet, che offre un totale di 11 modelli ( disponibili fra 1×12, 2×12 e 4×14) a scelta fra Marshall (1922 G12T e 1982 G12H), Mesa Boogie (openback ed oversized), Orange (PPC V30 e G12M), Engl (RG G12H), Bogner (SL V30) e Vox (Alnico Blue Celestion ed Alnico Blue Vox).

Per quanto concerne la microfonazione della cassa, è possibile scegliere fra il Beyerdynamic M160 Ribbon, il Royer Labs R-122,  gli Shure 545 ed il classico SM57 ed i Sennheiser MD421 ed MD441.

Gli effetti di modulazione proposti sono i classici Delay, Reverbero, Tremolo, Phaser, Flanger e Chorus, tutti quanti prodotti dalla STL Tones.

Sono in aggiunta presenti un accordatore e un gate.

L’interfaccia del software è estremamente semplice: la barra in basso ci consente di navigare con facilità attraverso tutte le sezioni della nostra catena, permettendoci inoltre di regolare il livello di segnale in input ed output complessivo; mentre nella sezione superiore, tramite la tendina a scorrimento dell’interfaccia, possiamo selezionare i preset proposti dalla STL.

Tutti i pedali e tutti gli amplificatori presentano gli stessi controlli delle controparti reali, mentre la sezione dedicata ai cabinet ci offre non solo la possibilità di miscelare due modelli diversi tra loro (regolandone anche i rispettivi volumi) ma anche quella di variare liberamente nello spazio la posizione, angolazione e distanza del nostro microfono preferito, così come di impostare i valori degli utilissimi filtri high pass e low pass e della risonanza.
In aggiunta è possibile caricare i propri IR in questa sezione, rendendola senza dubbio uno dei punti di forza del plugin.

I suoni che si possono ottenere attraverso questo software sono pressoché infiniti se si considera gli aggiornamenti mensili che la STL Tones sta dedicando al suo attuale prodotto di punta, e spaziano attraverso tutti i generi e le esigenze.
Ottimo anche il feeling del software, che non delude nemmeno sui suoni crunch ed overdrive (spesso tallone d’Achille di questo tipo di prodotti) e che dà il meglio di sé in tutte le varianti high gain e nei bellissimi clean che rendono celebri alcuni dei modelli proposti.

Ottima anche la scelta di pedali ed amplificatori proposti, molti dei quali ad esclusiva della STL e dal suono estremamente caratteristico.

AmpHub è disponibile per l’acquisto attraverso il sito della STL Tones in tre particolari formati: un abbonamento mensile da 10$ od annuale da 100$ offrono tutta la gamma di prodotti disponibili (inclusi tutti gli aggiornamenti), mentre i singoli modelli di amplificatore e stompbox sono acquistabili ad un prezzo variabile fra i 14$ ed i 59.99$ in un pacchetto che include gratuitamente anche l’Ignite Emissary ed NRR-X, l’Ignite Tyrant Preamp, il Boss OD-1, un equalizzatore grafico a 6 bande, un compressore e tutta la sezione dedicata a cabinet e microfoni.

Un software completo, affidabile ed in continua espansione, capace di regalare un suono appagante tanto in studio quanto in live attraverso i formati plugin e standalone e di portare con sé 16 (per ora) dei più grandi amplificatori per chitarra nel piccolo formato di un pc portatile.

https://www.stltones.com/products/stl-amphub