Total Guitar Academy
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Federico Albanese

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SYNDRONE, Alter Ego dell’artista indipendente Marco Puglisi (chitarrista, compositore e produttore di Basel, Svizzera), è una one-man-band incentrata sulla chitarra.
La sua musica si basa su uno stile estremamente moderno, intenso e melodico, che gli consente di distinguersi dalla massa rendendo il suo chitarrismo memorabile.
Il suo primo album strumentale “CHAOS MECHANICS” è stato pubblicato nel 2018, mentre il successivo “NEOGENESIS” seguirà il 22.02.22.

Ciao Syndrone! Grazie di essere qui con noi! Parliamo del tuo primo full-lenght “CHAOS MECHANICS”. L’intero album ha un carattere così forte che è impossibile non percepire una chiara visione della musica alle sue spalle. Quali sono stati i temi principali e gli elementi chiave su cui ti sei concentrato durante la scrittura dei dieci bellissimi brani che possiamo ascoltare?

S: Ciao Federico! Grazie per avermi contattato, sono davvero felice ed onorato di essere qui! L’idea di fondo dietro “CHAOS MECHANICS” era quella di creare un album metal strumentale con numerose sezioni di chitarra solista e dal sound post apocalittico.
Questo tipo di sound può assumere numerosi significati ed essere espresso attraverso diverse interpretazioni musicali, ma personalmente io lo associo a riff caotici di chitarra a 7 corde e dall’accordatura ribassata, progressioni di accordi intense e con l’uso di sintetizzatori. Adoro i film Sci-Fi, i videogames e storie affini, per cui tutto questo materiale mi ha influenzato molto durante la scrittura dell’album.
Tuttavia tenevo molto ad inserire sezioni melodiche che contrastassero con le parti più pesanti, perciò mi sono assicurato che fossero presenti entrambe. Ho approcciato la scrittura della musica come se fossero canzoni normali, con una strofa, bridge, un ritornello etc. poiché non volevo che suonasse come una generica sequela di riff messi uno di seguito all’altro ma come canzoni con sezioni memorabili.
In poche parole, gli elementi principali per me sono stati chitarre dall’accordatura ribassata, riff ricchi di groove e sezioni di shredding melodico che riflettessero il mio percorso di chitarrista. Alcuni riff e linee soliste hanno un sapore più tradizionale, per cui ho cercato di inserirne altri più conformi al metal moderno.
Alla fine della fiera potrei dire che “CHAOS MECHANICS” è stato un modo per trovare la mia “voce” sulla chitarra, ed un tentativo di rappresentare come “SYNDRONE” vorrei che suonasse.

Hai già pubblicato la title track del nuovo album “NEOGENESIS” e, per quanto in linea con la tua visione della musica, presenta numerose divergenze rispetto a quanto ascoltato finora, portando con sé un sound più oscuro e drammatico. In che modo la tua musica è evoluta rispetto al precedente album, e cosa dovremmo aspettarci dal nuovo?

S: “NEOGENESIS” (il brano) è un po’ diverso dal resto dell’album. Ha un sound particolarmente post apocalittico e non segue una struttura precisa. È l’approdo che ho raggiunto attraverso “CHAOS MECHANICS”, e pur essendo particolarmente pesante ha diverse sezioni molto melodiche. Detto ciò, “NEOGENESIS” (l’album) si congiunge esattamente con il punto di conclusione di “CHAOS MECHANICS”: ho cercato di prendere quanto mi piace di questo lavoro (il concept, le idee chiave) e portarlo al livello successivo.
“NEOGENESIS” ha un suond più rifinito, diversificato, ed include nuovi elementi: ci sono ad esempio due tracce più brevi nell’album che non sono esattamente quanto ti aspetteresti di ascoltare da SYNDRONE. Ci sarà molto più lavoro di sintetizzatori isolati, specialmente nelle intro dei brani, per creare le giuste atmosfere, ma al di là di ciò lascerò che siano gli ascoltatori a decidere cosa percepisco di diverso rispetto al primo album.

 


Nel video sopra menzionato stai suonando una magnifica chitarra Waghorn a 7 corde dall’incredibile numero di 31 tasti. Come hai implementato quelle note così acute nel tuo modo di suonare?

S: Suonando una superstrato con 24 tasti abbiamo l’intera gamma di note di due ottave.
Il grande vantaggio sta nel poter trasporre qualsiasi idea che suoniamo nel registro più grave su un’ottava più alta; anche ciò che suoniamo sul 10° o 12° tasto potrebbe essere spostato fino al 22° o 24° tasto, il che è fantastico, soprattutto per le idee basate sugli arpeggi. Faccio ampio ricorso ad idee in tapping che saltano in varie ottave, per cui con 31 tasti posso portare questo concetto ad un ulteriore passo avanti: di fatto si ottiene una quinta in più sopra i soliti 24 tasti di ogni corda. Ad esempio, suonando un arpeggio in mi minore avremo una terza e una quinta minore aggiuntive sopra il 24° tasto, il che ci consente di estendere ulteriormente gli arpeggi sulla stessa corda senza dover saltare troppo su quelle adiacenti. Mi piace guardare la tastiera in modo orizzontale, quindi per me avere una gamma di note più ampia orizzontalmente ha molto senso.
Inoltre è possibile armonizzare le linee di chitarra solista aggiungendo una terza, una quarta o anche una quinta più acute, anche se in precedenza abbiamo già utilizzato il 24° tasto sulla traccia principale della chitarra. Tuttavia, il più grande vantaggio di avere 31 tasti, è che viene abbinato allo strumento un’enorme spalla mancante (almeno sulla mia Waghorn), quindi suonando sul 22° tasto sembra davvero di suonare sul 15°. Di solito gravitare intorno al 22° tasto su una chitarra normale è qualcosa che tendiamo ad evitare, semplicemente perché è scomodissimo: non più sulla mia Waghorn!

 


Suonando io stesso un chitarra a 30 tasti so bene quanto possa essere ostico suonare quelle note acute su una normale chitarra in scala 25,5”. La scala da 26,5″ che hai scelto per la tua serve a rendere quei tasti più accessibili, oltre a rendere la corda di SI basso più definita e chiara?

S: Su questa Waghorn ho deciso di utilizzare una scala da 26″ per ottenere il meglio di entrambi i mondi. Onestamente penso che 25,5″ non siano sufficienti per una chitarra a 7 corde (anche per l’accordatura in Sì standard). Mezzo pollice in più fa miracoli per la corda più bassa! Inizialmente volevo andare con un 26,5″ (come sulla mia Ibanez RGD), perfetta sulle parti di chitarra ritmica ma che non mi ha mai convinto così tanto per suonare la chitarra solista. Ho pensato che 26″ fosse un buon compromesso, e fortunatamente così è stato! Suonare la chitarra solista sembra quasi 25,5″ e la settima corda è molto definita. Le persone probabilmente pensano che potrebbe non fare una grande differenza, ma la differenza è in realtà considerevole! 🙂 Per quanto riguarda i tasti acuti e la difficoltà di suonarli: abbiamo usato dei tasti più sottili oltre il 24° tasto, in modo che lo spazio tra essi sia un po’ più ampio.

Iniziamo ora qualche discorso da veri nerd della chitarra. Quando si tratta di shredding la maggior parte dei chitarristi si affida al pickup al manico per ottenere il suono morbido e fluido che tutti cerchiamo. Tu sei uno dei pochi chitarristi che suona la stragrande maggioranza dei suoi assoli sul pickup al ponte, ottenendo ugualmente un suono molto fluido ed adatto allo shredding. In che modo riesci ad ottenere questo risultato? Solitamente è molto semplice ritrovarsi un suono che è definito sui bassi e stridulo sul registro più acuto, o al contrario fluido sui cantini ed impastato sui bassi.

S: Questa è una domanda molto interessante! Onestamente, suono il 100% delle mie parti di chitarra solista sul pickup al ponte durante le registrazioni. Non mi sono mai piaciuti così tanto i pickup al manico perché tendono ad impastare molto rapidamente (preferisco comunque i single coil per il tipo di tono caldo e “frizzante”).
Per me, il segreto è usare una buona combinazione amplificatore + cassa che consenta di avere un suono morbido, pur avendo un po’ di “mordente”. Il resto sta semplicemente nel trattare le frequenze tra 1,5 kHz – 5 kHz in modo che la chitarra suoni ancora aggressiva ed in primo piano, ma senza renderla eccessivamente dura. Penso che il sound della chitarra solista non debba necessariamente essere super asciutto, anche un suono meno definito sui bassi va bene. Invece di renderlo definitissimo usando un pedale in stile TS, proverei a lasciare il suono al naturale ed utilizzare semplicemente un filtro passa alto. Questo tipo di pedali hanno la tendenza a spingere i medi alti, il che funziona bene con le chitarre ritmiche, ma possono portare a frequenze acute indesiderate nell’area dei 1,5 kHz, causando conseguentemente anche un brutto fruscio su parti di pennata/sweeping alternate veloci. Aumentando queste frequenze nell’input dell’amplificatore sarà molto difficile gestirle in seguito senza rovinare del tutto il suono della chitarra. Preferisco portare i bassi a 0 sull’amplificatore e filtrare un po’ più di rumore di fondo con un filtro passa alto, ma ovviamente questa è la mia opinione.
Chiaramente, il mix che circonda il sound dello strumento avrà un enorme impatto su come suonerà la chitarra, il che è un altro elemento da considerare, ma questa è un’altra storia …

 


Il tuo fraseggio ha un suono molto fluido, se non vado errato direi che per ottenerlo ricorri ad una combinazione di plettrata alternata, sweep picking, legato e tapping. In che modo li combini per costruire il tuo modo personale di suonare lo strumento?

S: Hai decisamente ragione! Cerco il più possibile di essere un chitarrista a tutto tondo, per cui avere un arsenale di tecniche diverse è sicuramente una buona cosa quando si cerca di ottenere una voce unica. Onestamente però non penso mai alla tecnica quando scrivo o semplicemente quando suono. Per me la tecnica è solo un mezzo attraverso cui ricavare fuori le note che desidero. Capita a volte: mi vengono in mente dei lick e trovo rapidamente dieci modi diversi per suonarli (qualcosa che è un problema quando devo reimparare le mie stesse cose… ahah!). Quindi ogni volta che mi viene in mente qualcosa cerco di decidere quale tecnica mi sembra più naturale e più comoda e anche quale tecnica mi dà il suono più pulito, rotondo e articolato per questa particolare frase. A volte può essere la plettrata alternata, a volte il legato, altre volte ancora un mix tra i due. Penso che possa anche dipendere dal giorno e da quanto bene sto suonando o dal feeling del momento, o dal suono e dal setup della chitarra (ammesso che questo abbiasenso).
Tuttavia ciò a cui dedico particolare cura è cercare di creare linee che siano comode da suonare con una certa tecnica. Quindi, ad esempio, se scelgo la plettrata alternata o l’economy picking mi assicurerò di disporre le note in modo che esistano determinati schemi di numeri ideali (3-3-3 o 3-1-3 o ad esempio 2 note su una corda per cambiare direzione). In questo modo si possono creare linee riproducibili in modo fluido senza dare troppo lavoro al cervello, alla mano destra o sinistra. Per quanto riguarda il fraseggio: penso che la maggior parte del “suond da fraseggio” provenga effettivamente dagli slides, dal bending e dal vibrato, perché queste sono le tecniche che daranno vita alle frasi e renderanno qualsiasi suono meno statico!

In che modo organizzi il tuo programma di pratica mentre ti eserciti per registrare la tua musica o ti prepari per un concerto? Il tuo modo di suonare è così semplice e rilassato, in che modo hai lavorato per ottenere questo risultato?

S: Vorrei avere ancora il tempo per mantenere una routine di pratica quotidiana. Negli ultimi 3-4 anni non ho avuto costantemente una chitarra in mano (purtroppo!). Quando ero più giovane ho suonato e praticato ogni giorno per molte, molte ore, ma non ho più tempo per farlo. Inoltre esercitandomi e basta non avrei mai prodotto musica (che è ciò che mi interessa di più, a dire il vero!).
Cerco sempre di mantenere un certo livello perché mi sono reso conto che tutta la tecnica e la resistenza vengono meno abbastanza rapidamente, quindi prepararmi per le registrazioni significa solo suonare molta chitarra la settimana prima.
Per quanto riguarda il suonare rilassati e senza sforzo: penso che il trucco sia trovare la perfetta via di mezzo tra il rilassamento e lo sforzo, che arriva praticando lentamente e poi aumentando la velocità. Delle volte è possibile aumentare la velocità usando molta tensione, ma questo dovrebbe essere fatto solo per “testare le acque”. Esercitandosi di più e sperimentando, si è in grado di suonare a tempi più veloci tenendo sotto controllo quanta tensione serva. Quindi il prossimo obiettivo è cercare di ridurla il più possibile al minimo senza sacrificare precisione e tono/attacco.

 


Quando si tratta di costruire il tuo suono so che ti orienti verso il Fractal Axe Fx. Come mai hai scelto di ricorrere completamente al digitale e perché hai scelto Fractal fra tutte le altre opzioni?

S: L’Ax Fx mi dà molta flessibilità durante la creazione delle mie patch e suona in modo fantastico sia nelle aree clean/low gain che in quelle high gain. Al giorno d’oggi ci sono tantissime simulazioni di amplificatori disponibili che suonano alla grande, ma molte hanno solo qualche suono davvero efficace. Possono funzionare molto bene per determinate applicazioni, ma non funzioneranno quando si tratta di altri tipi di sonorità. Con l’Ax Fx puoi ottenere praticamente qualsiasi tipo di suono e farlo funzionare in un mix. Inoltre, mi piace avere un dispositivo autonomo e praticamente senza latenza che possa funzionare senza dover avviare Cubase e impostare un canale di input.
Per quanto riguarda analogico vs digitale: ho avuto un vero amplificatore per anni e ho adorato il suono di quella strumentazione, ma dato che vivo in un appartamento non ho avuto molta scelta. La donna anziana che vive al piano di sotto si arrabbia quando uso l’aspirapolvere dopo le 8 di sera, quindi immagina cosa succederebbe se spingessi 90 db di riff a 7 corde attraverso una cassa e in un microfono! ;D In tutta franchezza: la seccatura di amplificatori, cabinet e microfoni analogici sarebbe comunque troppo grande, quindi mi semplifico la vita e usando l’Ax Fx!

La tua musica ha una produzione davvero fantastica, qual è il tuo workflow per ottenere un così buon risultato?

S: Grazie! Penso che l’attenzione ai dettagli e l’equilibrio siano fondamentali per una buona produzione. Certo, le chitarre possono sempre suonare meglio, la cassa può sempre suonare più grossa e il basso potrebbe essere sempre più definito, ecc. Ma per me quello che conta di più è che tutto sia in equilibrio e l’intera “immagine sonora” sia in grado di trasmettere la visione all’ascoltatore. Di solito scrivo e mixo allo stesso tempo: è un metodo di lavoro che ho trovato funzionare meglio per le mie esigenze. Per me è sempre importante avere un’idea di come suonerebbe il tutto se fosse già mixato, anche quando sono ancora in fase di scrittura, per cui tendo a fare molte cose contemporaneamente. Durante la registrazione mi assicuro sempre che tutte le mie chitarre siano accordate ed a volte, con le ritmiche, accordo la chitarra in modo che suoni bene in quella particolare sezione e la riaccordo per altre sezioni. Non sempre ricorro a questo, perché voglio che le mie produzioni suonino sempre naturali, ma sono molto sensibile ai problemi di accordatura e a volte mi fanno impazzire!
Per tutte le chitarre soliste, faccio da prima un buon setup e poi mi assicuro che tutte le mie linee principali non siano solo il più accurate possibile, ma anche precise ritmicamente. A volte è la prima take, a volte può richiederne fino a 100, ma ehi, ne vale comunque la pena! 

 


A un livello più personale, SYNDRONE è la tua attività principale durante la giornata o ci sono altri lavori, passioni e hobby che guidano la tua vita e forniscono ispirazione per la musica?

S: Ho un normale lavoro quotidiano, ma a parte questo il 98% dei miei pensieri e della mia vita riguardano la musica, davvero! Mi sono interessato molto al sound design e probabilmente negli ultimi mesi ho trascorso più tempo con i sintetizzatori che con le chitarre, quindi è qualcosa che mi appassiona molto in questo momento e mi ispira molto. Mi ha anche aiutato a guardare la chitarra come uno strumento meno tradizionale (anche se il mio modo di suonare in SYNDRONE è piuttosto tradizionale). Al momento sto producendo un progetto pop per una cantante svizzera che è anche molto interessante (sebbene molto lontano da riff, distorsione high gain e trentaduesimi in plettrata alternata) e sto lavorando ad un po’ di musica in stile Cyberpunk, che non ha nulla a che fare con SYNDRONE, ma che probabilmente influenzerà le sue future sonorità. A parte questo, mi piace cucinare e giocare ai videogiochi… Immagino che la mia vita sia super noiosa! ahah

Grazie mille per essere stato con noi, c’è qualcosa che vorresti dire a tutti i nostri lettori?

S. Vorrei ringraziarvi per avermi dato l’opportunità di realizzare questa intervista! E vorrei davvero ringraziare tutti coloro che stanno ascoltando e supportando SYNDRONE! Creare un album pieno di riff metal e folli linee di chitarra è una cosa strana e, sebbene divertente, può essere anche molto frustrante. Se non fosse per le persone a cui piace SYNDRONE probabilmente farei qualcos’altro nella mia vita (forse cercando di renderla meno noiosa), quindi vorrei semplicemente mandare un GRANDE GRAZIE a tutti voi ragazzi ( e forse ragazze) là fuori che mi accompagnano nel mio viaggio musicale! <3

Potete seguire SYNDRONE su
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Link per l’intervista originale in inglese qui.

Michael Romeo, chitarrista e fondatore dell’ acclamata band Symphony X, annuncia l’uscita del suo nuovo album solista War Of The Worlds, Pt. 2, che verrà pubblicato il 25 marzo 2022 attraverso IndiseOutMusic.

Per “WOTW2” Michael  torna a lavorare con i colleghi John Macaluso alla batteria e John “JD” DeServio al basso.

Ad accompagnare la notizia il video del primo singolo Divide & Conquer,   che vede la partecipazione di Wayne Joyner alla voce.

 

 

 

Se ne parla da anni e finalmente è diventata realtà, John Petrucci annuncia la versione ad 8 corde della sua chitarra signature Majesty prodotta da Ernie Ball Music Man.

Disponibile in edizione limitata a 100 pezzi in tutto il mondo, la chitarra è la prima della famiglia a presentare un ponte fisso per accomodare il sistema fanned frets, che consente di supportare la doppia scalatura da 25.5″ ai cantini e 27″ ai bassi. Come tutti i modelli top della gamma Mejesty è equipaggiata con sistema piezo, gain boost attivabile tramite controllo push/pull, i pickup DiMarzio signature di John Petrucci Rainmaker e Dreamcatcher.


Ulteriori informazioni per l’acquisto disponibili presso il sito Ernie Ball Music Man.

Dopo aver esplorato il mito di Frankenstein e i film degli anni ’80, lo scienziato pazzo del rock è tornato con il suo terzo full-lenght e dieci nuove tracce in un concept album pieno di ironia, melodia e virtuosismo.

Matteo Brigo, talentuoso chitarrista e compositore padovano, torna sulla scena con un nuovo album dopo il successo dei precedenti “It Works!” ed “80’s Movies”, che hanno raccolto ottime recensioni e interviste nei principali magazine del settore affermandosi all’interno del panorama musicale hard-rock e metal italiano.

Matteo Brigo è un brillante chitarrista, compositore e arrangiatore del panorama hard-rock e metal italiano.

Dal 2009 al 2017 prende parte come chitarrista della rock band Maieutica, della quale cura composizione ed arrangiamenti dei pluriacclamati album Logos (2012) e R.E.S. (2016), che lo portano ad esibirsi in prestigiose vetrine tra cui Rai Radio 2 e Rai 3.

Matteo pubblica nel 2016 il suo primo album solista “It Works!” , un concept album di successo che racconta la storia di uno strampalato e brillante scienziato pazzo ed affonda le radici delle sue tematiche nella commedia americana degli anni ’80 e ’90 di film come Ritorno al futuro o del videogioco Day of the Tentacle.
Nel marzo 2018 Matteo pubblica “80’s Movies”, il suo secondo album solista che racconta le vicessitudini del nostro scapestrato scienziato che, a seguito di un altro dei suoi folli esperimenti, riesce a catapultare fuori dai nostri teleschermi tutti i mostri, gli eroi, i personaggi e i marchingegni dei film anni ’80.

Matteo è attualmente docente di chitarra nelle scuole Padovarte Musica, La Casa della Musica, Teatro la Perla, Groovy Studio, musicoterapeuta in diversi centri per disabili e proprietario di un brillante canale YouTube, attraverso cui è possibile accedere a molti dei suoi contenuti.

Space Pirate, composto da dieci tracce strumentali, è un vivace album dai ricchi arrangiamenti che, sebbene abbia come protagonista assoluta la chitarra di Matteo, denota sin dal primo ascolto una grandissima e meticolosa cura nella composizione di tutti gli strumenti al suo interno.

Naturale proseguimento degli album precedenti, muove dalle stesse coordinate musicali e si espande con audacia verso confini non ancora esplorati: il nostro eroe, protagonista dei precedenti “It works!” ed “80’s Movies” si ritroverà a capo di una nave pirata futuristica proiettata verso le profondità dello spazio in rocambolesche avventure, i cui elementi fantastici fanno tornare alla mente gli scenari di “Capitan Harlock”.

L’intero disco ruota attorno a un coerente gioco di citazioni e riferimenti: i titoli dei brani, spesso
estrapolati da film, cartoni animati e videogame; l’artwork che richiama il mondo dei cartoon e del
fumetto; gli effetti sonori che riportano alla mente i vecchi videogiochi anni ’80 e ’90.  Questa straordinaria miscela ci guida attraverso un fantastico e colorato universo, raccontato anche nel videoclip del singolo di lancio “Space Pirate”.

L’avventura comincia con la sopracitata Space Pirate, un brano energico ed allegro che attraverso il breve intermezzo inziale ed il frizzante arrangiamento richiama istantaneamente il mondo dei pirati, e che attraverso suoni futuristici e divertenti scelte di sound design ci teletrasporta in un universo futuristico e spaziale.

Sullo stesso ritmo incalzante e vivace segue Three-Headed Monkey, che attraverso un vorticoso incipit (che porta alla memoria le allegre colonne sonore di alcuni vecchi videogame) ci conduce ad uno spumeggiante tema ed altissime vette di virtuosismo dal forte sapore anni ’80.

Sonorità differenti per On Stranger Tides, che dopo una evocativa introduzione (in cui brilla l’arrangiamento dei diversi strumenti) esplode in una energica e melodica sezione centrale, per poi tornare ad un carattere più disteso e fantastico sul finale. Una traccia ricca e variegata, che lascia percepire tutta la risolutezza, l’emozione ed il brivido dell’avventura attraverso galassie sconosciute.

Release the Kraken, brano il cui titolo sembra suggerirci sonorità più drammatiche, sorprende con un ritmo travolgente, il cui vivace groove e le giocose melodie evocano una volta ancora il mondo dei videogame. I quattro minuti che compongono questa traccia volano, e non si può far a meno di ascoltarla una seconda volta per lasciarsi travolgere da tutta l’energia ed il brio che Matteo ha saputo catturare in questa brillante traccia.

The Technodrome rappresenta una grande novità stilistica rispetto a quanto ascoltato fino ad ora: le sonorità si fanno decisamente più moderne, il sound vira bruscamente verso il metal e concede ampio spazio per synth ed effetti di sound design. Per la prima volta ci troviamo di fronte a passaggi ricchi di pathos e tensione, che senza mai rinunciare alle cantabili melodie con cui Matteo ci ha accompagnato fino ad ora costituiscono una delle tracce più incredibili dell’album.

Un mix di musica elettronica, synth, e dance costituiscono Grog, un brano dal ritmo trascinante e travolgente che ci sorprende con improvvise variazioni e che ancora una volta richiama da molto vicino i suoni iconici del mondo anni ’80 e ’90.

Terminato l’intermezzo composto dagli ultimi due brani torniamo alle sonorità di partenza con All Aboard, con cui Matteo ci richiama sul suo galeone per proseguire il viaggio attraverso la galassia della sua musica.

Segue Big Whoop, brano dal carattere giocoso ed energico in cui gli strumenti dialogano reciprocamente e che, dopo un inaspettato intermezzo che richiama i suoni utilizzati da molti videogiochi arcade degli anni ’90, ci stupisce con una nuova sezione ricca di groove e dall’espressivo ed intenso fraseggio.

Enchantment Under the Sea è un brano fantastico, sin dalle prime note si può respirare un’atmosfera incantata e fiabesca, merito anche del brillante arrangiamento e delle mai scontate melodie di Matteo che, muovendosi attraverso i bellissimi cambi di accordi, dà voce ad un fantastico e mutevole universo di note.

To Infinity and Beyond è un brano profondo ed emozionante,  il carattere allegro ed energico che ha caratterizzato buona parte di questo bellissimo album si attenua, e Matteo ci congeda e ringrazia per aver preso parte al suo viaggio spaziale con una traccia solenne e che non ci nasconde quel velo di tristezza che accomuna tutte le belle storie quando volgono al loro termine.

Space Pirate è un album originale e dal ritmo travolgente, l‘entusiasmo di Matteo per la musica traspare da ogni singolo brano e non si può fare a meno di lasciarsi trasportare dalle sue note, sorridendo dall’inizio alla fine di ogni ascolto.

Per tutti gli appassionati dell’universo degli anni ’80 e ’90, del retrogaming, dei pirati così come dello spazio, questo album rappresenta una vera e propria gemma, che non potrà che riportare a galla tantissime dolci memorie grazie alle note di Matteo e regalare tanto divertimento ed emozioni a chiunque sia un appassionato di musica, specialmente della chitarra!

Primo album solista del Dr. Viossy che, accompagnandoci in un lungo viaggio composto di introspettive melodie, incalzanti groove ed energici riff apre le porte del proprio io mostrandoci cosa ha rappresentato per lui l’esperienza musicale vissuta fino ad oggi.

Michele Vioni è un celeberrimo musicista del panorama italiano, chitarrista di Michele Luppi (Whitesnake), Dyanonymous, Vivaldi Metal Project, e noto per aver preso parte ai tour europei di artisti del calibro di Blaze Bailey (Iron Maiden), Edu Falaschi (Angra, Almas), TM Stevens (James Brown, Tina Turner, Steve Vai…).

Altrettanto notevole la sua attività come didatta: Michele insegna come special tutor presso il MMI – Modern Music Institute, Michele collabora come celebrity guitar coach con la Oksana School of Music (Beverly Hills – USA), ed è autore dell’acclamato metodo “eXtreme Hard Rock Guitar” edito da Carish.

Michele è inoltre titolare di un fantastico canale YouTube attraverso cui è possibile accedere a numerose (e preziose) lezioni, backingtracks, playthrough, consigli molto variegati riguardo diversi aspetti dello strumento, brani inediti, demo ed ancora straordinarie cover (fra cui spicca il grandioso terzo movimento della Sonata al Chiaro di Luna di Beethoven, che ad oggi ha raggiunto diciannove milioni di visualizzazioni).

Il Dr.Viossy è endorser per GNG Negrini Guitars, BRBS amplification, Red Seven Amplification, Jad&Freer, Two-Notes Audio Engineering, Intune Gp custom guitar picks e IK Multimedia.

The adventure so far, composto da dieci tracce strumentali, è un album di musica prima ancora di essere l’album di un chitarrista, un lungo viaggio attraverso una ricca ed allegra visione della musica che non si ferma ai limiti imposti da uno strumento o dalla scelta vincolante di un genere.

L’ascolto comincia con Ekphrasis, un brano dalle atmosfere oniriche e con alcune note di mistero, in cui spiccano le brillanti scelte di sound design che richiamano da molto vicino alcune colonne sonore del cinema.

Come un fulmine a ciel sereno segue The Beautiful Unrest Of The Soul, che travolgendoci con una cascata di note ed energia nei primi secondi e dispiegandosi attraverso variazioni del tema e diverse sezioni musicali nel suo svolgimento, dipinge alla perfezione l’idea del continuo moto emotivo dell’anima.

Prima Ballerina, terza traccia dell’album, torna su ritmi più distesi sebbene incarnando tutta l’energia e la vivacità di una danza.

Su registri molto diversi All I Knead Iz U!!1!, una dolce ed espressiva ballade romantica dal finale esplosivo e ricco di passione.

Se la varietà è una delle caratteristiche portanti di questo album, la quinta traccia Entertrain la incarna alla perfezione, proponendoci scelte stilistiche, sonorità e sapori del tutto nuovi rispetto a quanto ascoltato fino ad ora. Il groove è travolgente e coinvolgente, la sezione ritmica ha un tiro incredibile, merito anche della prima e brillante guest di questo album Giorgio Terenziani, che con il suo eccellente lavoro al basso conferisce al brano un sound straordinario, probabilmente il più heavy fra quelli proposti (sebbene stilisticamente non sia questa la traccia più pesante).

Trascendence è un brano più articolato, meno diretto, dalle atmosfere più sofisticate e dalla struttura più complessa, che presenta una tavolozza cromatica molto variegata e ricca. Fa qui la sua comparsa il secondo ospite di questo album, Paolo Caridi, che sedendo dietro alla batteria di questa traccia arricchisce la sezione ritmica dei colori che solamente un professionista del groove potrebbe aggiungere.

Altrettanto variegata la successiva Noble Reasons, che ci guida verso una più carica e diretta One Hundred and One Odobenus Rosmarus, che apre la sezione conclusiva di questo straordinario album con riff pieni ed un fraseggio più chitarristico. Estremamente allegro ed interessante il breve intermezzo elettronico, che aggiunge una sorpresa imprevista e piacevole ad un brano dal carattere vivace e frizzante.

La successiva Mummies Euphoria è un altro brano dalle atmosfere articolate, a tratti oniriche, a tratti misteriose, sembra assumere un carattere più sbarazzino e giocoso per poi sorprenderci con un intermezzo centrale molto introspettivo, per poi tornare a ritroso sui propri passi e condurci al colossale outro.

The adventure so far, title track e conclusione di questo album, è una traccia commovente ed emozionante sin dalle prime note. Siamo ormai giunti ai saluti e Michele ci congeda con un velo di tristezza che accomuna la fine di tutti i grandi racconti, così come tanta gioia e gratitudine per aver condiviso insieme a lui questo straordinario viaggio attraverso il suo io e la sua visione della musica.

Una menzione speciale è meritata dalla copertina, che raffigura una porta spalancata sul cuore del musicista e che lascia fluire all’esterno tutte le idee e le immagini proposte nei diversi brani ed i loro titoli.
The Adventure So Far
è un lavoro straordinario, composto e curato senza alcun limite o preconcetto.
È un album che trasmette emozioni, allegria, gioia, e che lascia trapelare tutto il divertimento del Doc durante le fasi di composizione e registrazione (molti degli stessi brani presentano titoli giocosi ed ilari).
Ogni traccia propone diverse atmosfere e colori, temi che vengono variati ed alterati, dando vita ad un dipinto coeso ed articolato ma che riporta costantemente ad un unico punto: l’amore per la musica e per quello che fa provare a ciascuno di noi.
Un album da ascoltare tutto d’un fiato, lasciando che la musica del Dr. Viossy ci conduca attraverso questo fantastico viaggio.

La band statunitense annuncia attraverso i propri canali social la data di uscita del loro nuovo album ed i brani che lo comporranno.

A view from the top of the world, disponibile dal 22/10/2021, rappresenta il loro quindicesimo lavoro in studio e ventitreesimo album includendo anche le versioni live.

 

Fra i grandi marchi produttori di plugin per chitarra elettrica la STL è fra quelli che ha saputo distinguersi maggiormente nella creazione di software di altissima qualità e dalle caratteristiche uniche.
Dopo aver già parlato di AmpHub in questo articolo vediamo oggi il loro prodotto di punta, ToneHub!

Cos’è STL ToneHub?

STL ToneHub è una piattaforma in formato plugin che raccoglie pacchetti di suoni degli artisti e produttori più importanti dell’industria della musica odierna.

Tutto ciò che è necessario per potervi accedere è acquistare STL ToneHub dal negozio online della STL, avviare il download istantaneo, installarlo nel formato di nostro interesse ed aprirlo o attraverso la nostra DAW preferita o in modalità Standalone.

Come funziona STL ToneHub?

Il cuore del plugin è costituito da una tecnologia ibrida che combina i più moderni software di modeling con un sistema proprietario STL definito Tracing Technology, in grado di catturare tutte le caratteristiche di una data catena di suono per chitarra o basso inclusiva di pedali, amplificatore, cassa e microfoni.

Apparentemente nulla di nuovo rispetto a quanto proposto da celeberrimi profiler come il Kemper; ToneHub presenta tuttavia una caratteristica tutta unica: gli aspetti parametrici di ogni elemento della catena del suono sono modificabili senza alterare le caratteristiche che la controparte analogica avrebbe apportato.
Ciò equivale a dire che, contrariamente a quanto avviene su qualsiasi altro dispositivo hardware o software, modificare il valore del gain non aumenterà solamente la quantità di segnale registrata in ingresso dell’amplificatore, ma modificherà la struttura del gain in base a come si sarebbe comportato il circuito della controparte reale.  Stesso dicasi di tutti gli altri controlli presenti sull’amplificatore, che non risponderanno con parametri generici ma con gli stessi della versione hardware.
Questo sistema, dopo il già noti modeling e profiling, è stato definito dalla STL tracing.
Ciò consente all’utente di non ottenere una semplice approssimazione di quello che sarebbe stato il carattere del sistema analogico, bensì di poter stringere fra le mani la qualità di un suono autentico e reale, che si tratti di pratica, lavoro in studio o live.
Per garantire il massimo della flessibilità sono stati aggiunti i controlli del BIAS e del SAG, così da poter manipolare al meglio la risposta del finale del nostro amplificatore, così come la possibilità di regolare sugli assi X, Y e Z la posizione del microfono sulla nostra cassa, variarne l’angolo e regolare i comodissimi filtri hi pass e lo pass.

I pacchetti

All’acquisto di ToneHub, che include già 60 preset di base da poter utilizzare, è possibile scaricare gratuitamente un pacchetto aggiuntivo (dal valore massimo di 59.99$) fra quelli disponibili.

L’offerta è ampissima, ed è divisa fra la serie dedicata ad artisti e produttori e quella degli amplificatori, i cui prezzi oscillano rispettivamente fra i 49.99$/59.99$ e i 29.99$.
Fra alcuni dei nomi della prima serie sono annoverati Andy James, Lasse Lammert, Josh Middleton, Andrew Wade, Will Putney;  mentre nella seconda Diezel Herbert, Diezel VH4, EVH  5153, Bogner Uberschall e la italianissima Ignite Emissary.

Possibilità infinite

Ogni preset è dotato, oltre alla sezione relativa all’amplificatore e al cabinet, di una sezione stomp (in continua espansione) che include una vastissima varietà di effetti con cui espandere e scolpire al meglio il nostro suono.

Ciò non bastasse ToneHub offre un modulo dedicato come Master EQ, dotato non solo dei classici filtri hi pass e lo pass ma anche di controlli hi shelf e lo shelf (con escursione di ben 36db!) insieme ad altri controlli per scolpire ulteriormente il suono o rifinire con precisione la nostra EQ.

Ogni preset creato a partire da un qualsiasi altro proveniente da qualsiasi pacchetto può essere salvato e richiamato in qualsiasi momento, rendendo le possibilità di personalizzazione pressoché infinite.

Il verdetto

Il mondo dei plugin è ormai vastissimo ed in continua espansione, e la STL con ToneHub si stacca da tutti offrendo qualcosa che non viene proposto da nessun altro.
Suono e felling sono bellissimi e convincenti, e le numerosissime possibilità di personalizzazione ci consentono di raggiungere immediatamente risultati che con la controparte hardware sarebbe molto più difficile nonché costoso (costosissimo) ottenere.
Un plugin plug and play, ma che riserva le vere soddisfazioni agli utenti più esperti e che intendono partire dalla base di un suono per poi scolpire il proprio.

Disponibile presso lo store STL 

Sono pochi i chitarristi che nel corso della loro carriera hanno saputo evolvere rimanendo fedeli al proprio stile e senza mai diventare ombra di se stessi: Michael Romeo è uno di questi.

Un musicista all’apparenza timido, che non ama far parlare eccessivamente di se e che raramente concede interviste, lasciando che sia la sua straordinaria musica a parlare per lui.

Michael Romeo nasce il 6 marzo del 1968 a New York, iniziando a studiare pianoforte e clarinetto all’età di dieci anni, restando tuttavia affascinato dalla chitarra dopo aver ascoltato i Kiss.
Come molti altri musicisti della sua generazione sarà tuttavia Randy Rhoads nei celeberrimi album Blizzard of Ozzy e Diary of a Madman a far esplodere il suo amore per la chitarra elettrica e a forgiare le basi di quello che sarebbe diventato il suo inconfondibile stile.

Gli esordi ed il primo album solista: The Dark Chapter 

Influenzato da molti compositori classici quali Johan Sebastian Bach, Wolfgang Amadeus Mozart, Ludwig Van Beethoven, Richard Wagner, Igor Stravinsky e Claude Debussy, Michael pubblica il suo primo album strumentale come solista intitolato The Dark Chapter nel 1994, all’età di ventisei anni.
Originariamente ideato come demo nel 1992 ed inviato a diverse case di produzione, l’album ha suscitato l’interesse dell’etichetta giapponese Zero Corporation.

È questo il momento della svolta, l’anno in cui per terminare i lavori su The Dark Chapter Michael unisce le forze con il brillante tastierista Michael Pinnella, assieme al quale darà vita al progetto progressive metal Symphony X del quale resterà sempre il principale compositore.

Symphony X, la prima fase

Non esiste un solo album debole nella discografia dei Symhpny X, tantomeno un solo album dove le chitarre non risultano brillanti ed inconfondibili: riff sincopati ed aggressivi si alternano ad atmosfere oniriche ed arpeggi dalle dolci sonorità, per poi cedere il posto ad esplosivi ritornelli ed intermezzi dal carattere epico ed eroico, che affondano le loro radici nella musica classica.

Gli anni che vanno dal 1995 al 2005 sono da molti considerati il periodo d’oro della band.
Symphony X e The Damnation Game incarnano già tutti quelli che resteranno i tratti distintivi della band, lasciando trapelare tutte le influenze provenienti dalla musica classica ed i caratteri propri del prog. Brani metal si alternano alle più romantiche e drammatiche ballade caratteristiche dei Symphony X, accompagnandoci fino al successivo The divine Wings of Tragedy.

Un album straordinariamente aggressivo ed elegane, di cui ogni brano risulta estremamente curato e convincente. Sicuramente da citare alcuni dei brani più celebri di tutta la carriera della band come Of Shadows and Sins, Sea of lies e The accolade (le prime due croce e delizia di tutti i chitarristi che si sono cimentati nello studio dei loro incredibili assoli!).

Sullo stesso filone vediamo Twilight in Olympus, un’altra grande gemma del progressive metal fino ad arrivare a V: The New Mythology, primo concept album della band che racconta del mito di Atlantide. Da questo album provengono altri grandi classici della band (e della chitarra) come Evolution ed Egypt, suonati in quasi tutti i concerti.
Con The Odyssey si chiude questo primo capitolo del Symphony X, in cui Michael ci regala una splendida suite di 24 minuti come title track la quale racconta il mito a cui si ispira il titolo dell’album.

Syphony X, la seconda fase

Paradise Lost (2006) apre un nuovo capitolo nella composizione di Michael e delle sonorità della band, virando verso un sound più scuro e metal.
L’album, ispirato all’omonimo poema di John Milton, vede il chitarrista impegnato in un fittissimo riffing e cimentarsi in mirabolanti assoli, alzando notevolmente il già elevato livello tecnico del proprio fraseggio.
L’album consacra la già celebre band al successo assoluto, vendendo 6.300 copie nella prima settimana e classificandosi al centoventrieesimo posto nella classifica dei duecento migliori album degli Stati Uniti.
Figlio di Paradise Lost e dalle sononorità ancora più aggressive segue Iconoclast, pubblicato nel 2011, confermando il successo ottenuto col precedente album e spingendosi verso vette ancora più alte con 7.300 album venduti nella prima settimana.
Appartengono a questo album alcune pietre miliari delle performance live della band come Set the world on fire e Serpent’s kiss.
Chitarre estremamente sincopate e taglienti nei riff si alternano a ritornelli più aperti e cantabili, lasciando poi il posto a straordinari assoli che seguono il filone di Paradise Lost.
Fra i brani dell’album emergono la title track Iconoclast (ed il suo fantastico intro in tapping), Dehumanized, ed End of innocence, spesso proposte anche in sede live.
Nel 2015 vede la luce Underworld, che il bassista Mike Lepond definisce come “una via di mezzo fra The Odissey e Paradise Lost”. Tornano moltissimi elementi tipici degli album della prima fase della band, accompagnati da un sound molto robusto ed in linea con i lavori più recenti.

Il ritorno agli album come solista, War of the words, Pt. 1

Pubblicato nel 2018 War of the words Pt.1 trae ispirazione dall’omonima novella di H. G. Wells ed include, oltre alle già ben note influenze provenienti dalla musica classica, moltissimi elementi di musica elettronica dance, dubstep ed ispirata dalle colonne sonore di Bernard Herrmann e John Williams.
Michael prevede un seguito per l’album che a detta del musicista è già pronto e agli stadi finali della produzione, ma che tuttavia attenderà a pubblicare affinchè il pubblico abbia tempo e modo di apprezzare e digerire il primo capitolo.
Le chitarre raggiungono probabilmente l’apice di tutta la carriera di Michael in questo disco, che fra cinematografiche atmosfere ci delizia con riff fittissimi e assoli straordinari.

Lo stile e la tecnica

Molti chitarristi ricorrono ad una pallette circoscritta di tecniche grazie a cui è semplice identificarli e con le quali costruiscono il loro fraseggio: non è questo il caso di Michael Romeo, che ha perfezionato tutte le tecniche della chitarra moderna portandole non solo a livelli spaziali, ma padroneggiandole con assoluta maestria e disinvoltura senza mai abusale.

In generale possiamo riconoscere una grandissima morbidezza e fluidità nel suo modo di suonare, che si tratti di hammer on e pull off così come di plettrata alternata, tecniche alle quali ricorre spessissimo.
Nei pattern a tre note per corda ricorre spesso allo sweep picking per passare da una corda all’altra, mentre per gli arpeggi utilizza indifferentemente sweep picking o tapping (specialmente quando deve suonare pattern più articolati o arpeggi di settima).

Michael fa ampio ricorso alla scala minore naturale, minore armonica, minore melodica, esatonale, minore pentatonica e scala blues, alternandole in diverse sezioni dei suoi assoli e variandole in base agli accordi sui quali deve suonare.
Un’altra scala utilizzata di frequente per creare vere e proprie cascate di note è la cromatica, spesso combinata all’uso del tapping.

Un esempio stilistico

Desidero concludere questo articolo con un esempio dello stile di Michael, proponendo una lunga ed articolata sequenza in tapping ispirata al terzo movimento della Sonata al chiaro di luna di Ludwig Van Beethoven.
Michael ci mostra lo stesso passaggio eseguito in diverse velocità, da notare la costante pulizia del suono e come non usi nulla per impedire alle corde a vuoto di risuonare se non il muting delle sue mani.
A seguito del video una tab della parte suonata (ricordiamo che la sua accordatura canonica è D standard, e dunque un tono più bassa della classica E standard).
Buon divertimento e buono studio!

Secondo volume della nuova collana del Maestro Fabio Mariani dedicata all’improvvisazione per i livelli intermedio ed avanzato, ora disponibile su Amazon.

Questo libro approfondisce diversi concetti di armonia e propone un’interessantissima analisi stilistica di diversi giganti della musica quali George Benson, Pat Martino, Bireli Lagrene, Joe Pass, Hank Garland e Django Reinhardt.

Come spiegato nella bellissima premessa al volume, l’improvvisazione può sembrare un atto per il quale non viene concesso alcun tempo di elaborazione. In verità lo abbiamo, poiché il nostro linguaggio non è frutto di estemporanea invenzione quanto di un lungo percorso di studio, sviluppo e maturazione che ruota attorno alla trascrizione di tante idee e frasi musicali di tanti altri musicisti, che dopo essere state eseguite, analizzate ed assimilate entreranno a far parte del nostro linguaggio.

Al livello intermedio sono dedicati i primi tre capitoli del libro, in cui vengono affrontati Le famiglie di accordi della scala maggiore, le scale bepop e l’interessantissimo principio diminuito.

I successivi sei capitoli sono invece dedicati al livello avanzato, e vertono sull’analisi degli stili dei musicisti sopracitati e nello studio di diversi pattern ed idee melodiche da loro impiegati.

Parlando di famiglie e sub famiglie di accordi il Maestro ci mostrerà come diversi accordi all’interno della scala maggiore presentino delle caratteristiche comuni dettate da alcuni legami armonici, che li rendono interscambiabili attraverso una regola di Superimposition (Sovrapposizione), per cui sovrapponendo un arpeggio ad un dato accordo aggiungeremo il colore di un’estensione (o più) a quello dell’accordo stesso.

Si prosegue alla scoperta delle scale Bepop, delle quali Fabio propone una rapida disamina e costruzione attraverso l’aggiunta di un cromatismo fra alcuni gradi della scala da cui è possibile ricavarle.
Segue un lungo ed appagante studio basato su una delle famiglie di accordi menzionate nel precedente capitolo, grazie al quale avremo modo di familiarizzare con il suono di queste scale e capire come sfruttarlo al meglio.

In chiusura del livello intermedio il Maestro ci parla del principio diminuito, un interessantissimo concetto che spiega il forte legame fra quattro accordi di dominante e che ha come base l’accordo diminuito.
Come già visto in precedenza questo ci porta a poter sostituire fra loro determinati accordi e rende possibile risolvere più dominanti sullo stesso accordo maj7.
Un’accuratissima serie di esempi ci guiderà attraverso questi concetti, rendendoli facilmente assimilabili ed applicabili.

I capitoli dedicati al livello avanzato si compongono di una serie di pattern che, richiamando gli stili di celeberrimi musicisti, ci guiderà nella loro analisi e aiuterà la nostra mente ad assimilare come questi giganti hanno pensato la loro musica, fornendoci così gli strumenti per costruire la nostra e la capacità di pensarla e suonarla in maniera estemporanea.

Una menzione particolare merita il capitolo dedicato a Djengo Reinhardt, a cura di Salvatore Russo.
Gli esempi proposti sono tratti da noti brani del musicista, e riportano un’accurata spiegazione armonica e tecnica che ci guiderà attraverso il suo peculiare stile.

Il libro è corredato di numerosi esempi audio, rendendo ancora più semplice da seguire un volume già di sé molto intuitivo.
Le spiegazioni sono tutte molto chiare e dirette, e rendono concetti in apparenza molto complicati  estremamente fruibili ed immediatamente applicabili.

Il genere a cui è dedicato questo secondo volume e collana è chiaramente il Jazz ma i concetti esposti sono usufruibili in qualsiasi stile e se, come esposto nella premessa, una parte fondamentale nella creazione del proprio linguaggio è la trascrizione e rivisitazione di idee provenienti da altri musicisti, applicare i pattern e le frasi proposte ad altri generi musicali non può che favorire ed arricchire questo percorso.
Un libro fantastico, consigliato a tutti i chitarristi che intendono migliorare la propria improvvisazione!

Diponibile nelle librerie e su Amazon.

In questa seconda parte del precedente articolo relativo ai plugin della Ignite Amps vedremo insieme come è stato ottenuto il suono della chitarra lead presente nella demo e come intervenire sui vari controlli per per costruire il proprio suono.

La catena di effetti è la solita, TSB-1 tyrant screamer come overdrive, Emissary come amplificatore, NadIR per gli IR già presenti nel plugin (a cui sono stati aggiunti un generico delay e riverbero fra l’Emissary ed il NadIR).

Ricordo infine che la traccia lead uscirà in mono, motivo per cui non dovremo cambiare le impostazioni relative al routing dei plugin.

Tutti pronti? Via con i presets!

Cominciamo subito attivando la funzione boost del TSB, ottenendo immediatamente più segnale in uscita.

Sta volta non cercheremo un suono asciutto e staccato come nel caso della ritmica ma una variante più morbida e liquida.
I controlli del gain e del level sono cruciali, dobbiamo trovare una combinazione per cui le note si susseguono fluidamente fra loro pur rimanendo chiare ed intellegibili. Il mio consiglio è di partire dai valori massimi, dove avremo sicuramente un suono eccessivamente saturo e poco definito, ed andare a ritroso fino a quando le note cominceranno ad essere più slegate fra loro. Da qui aumentiamo poco la volta, fino a quando troveremo la soluzione che stiamo cercando.
Perchè consiglio di lavorare partendo da valori estremi e non minimi? Non è sempre facile capire quando stiamo lavorando con troppo gain,  mentre è lampante quando è troppo poco.
Questo è solo uno dei tanti modi in cui si può costruire il proprio suono, ma personalmente lo trovo molto semplice ed intuitivo, con bassissimi margini di errore.

Passiamo ora ai controlli del tono e dello sweep: sta volta la scelta è puramente personale. Consiglio di non esagerare per evitare di avere un attacco del plettro eccessivamente appuntito e fastidioso, ma i valori possono cambiare considerevolmente in base al proprio plettro, alle corde ed ai pickup utilizzati.

Passiamo ora al pannello frontale dell’Emissary.

Ottenere un suono fluido che buchi bene nel mix (specialmente in questo caso dove la ritmica era eseguita su note molto basse) può essere una sfida impegnativa, la parola chiave è una: medi, sono essenziali.

Impostiamo verso l’alto lo switch dello shape relativo ai medi alti, e giochiamo con i valori di entrambi i potenziometri.
Nel mio caso volevo un suono che avesse un attacco definito ma rotondo, specialmente sul pickup al manico (alla John Petrucci), ma che risultasse comunque brillante ed aggressivo con quello al ponte. I valori possono variare molto in base ai gusti, ma non abbiate timore di esagerare poichè difficilmente queste frequenze potrebbero risultare sgradevoli, fate solo attenzione a mantenere un divario non eccessivo fra i due potenziometri per non rendere il suono sbilanciato.

Passiamo ora al gain: azioniamo lo switch bright per ottenere più chiarezza nel suono, e come per il TSB cerchiamo un valore per cui le note risultino legate fra loro ma ben intellegibili. Nel mio caso è stato necessario ricorrere a poco gain avendo spinto molto con il pedale di fronte l’amplificatore ed avendo impostato un valore “hot” per il bias delle valvole che analizzeremo più avanti (la soluzione opposta non mi portava al risultato desiderato, ma vale sempre la pena di vagliare tutte le possibilità).

Alti e bassi sono dei jolly, nel mio caso ho impostato i primi con un valore decisamente alto (che come per la ritmica verrà attenuato dopo con il NadIR) per schiarire il suono e far emergere con facilità gli armonici artificiali.
Per i secondi, i bassi possono contribuire ad avere un suono morbido così come nel renderlo meno intellegibile (o peggio molto attufato). Cerchiamo di bilanciarli anche con il valore depth che a sua volta può arrotondare il nostro suono senza scurirlo troppo.
Discorso analogo vale per il valore presence: schiarisce ed apre il nostro suono e verrà attenuato più tardi nel NadIR, dosiamolo in base alle nostre esigenze.

Questo è uno dei momenti chiave nella costruzione di questo tipo di suono, ovvero la scelta del bias delle valvole.

Può sembrare una banalità, ma fra valori “cold” e “hot” cambierà completamente la struttura del nostro suono, passando da asciutto, scarico (e in casi estremi un pochino zanzaroso) nel primo caso a caldo, saturo e pastoso nel secondo.
Ovviamente noi propenderemo per la seconda opzione in un suono lead, della quale vorremo sfruttare la morbidezza e compressione: ruotiamo quindi i tre controlli verso destra e ricerchiamo un valore che ci soddisfi (molto può variare anche in base ai pickup).

Per quanto riguarda le valvole la scelta è personale, io ho utilizzato le 6L6, ma molti chitarristi apprezzano le EL34  per le loro parti soliste (e non solo!).

Giungiamo alla fine della nostra catena di effetti con il NadIR!

Gli impulsi che ho scelto sono i due relativi agli SHR SM57, che mescolati insieme ci offrono una ottimo equilibrio di aggressività e profondità del suono.

I valori più importanti sono di nuovo i due filtri hi pass e lo pass.
Per quanto riguarda il primo, cerchiamo di sbarazzarci di tutte le risonanze e frequenze inutili nello spettro basso delle frequenze e tagliamo senza timore. Nel mio caso ho impostato i due valori fra 129Hz e 143Hz, ma provate anche con valori più importanti a seconda del vostro gusto e necessità, ricordiamo che le nostre frequenze chiave sono i medi e che è lì che vogliamo far splendere la chitarra.
Per quanto riguarda il filtro lo pass, il valore iniziale sarà di 6KHz. In molti contesti potrebbe funzionare benissimo già così, io personalmente lo trovo un po’ troppo chiuso come suono (almeno in questo contesto) ed ho deciso di aprirlo attestandomi in prossimità degli 8KHz.

Un altro valore da non trascurare è quello relativo alla room, che ci aiuterà a rendere il suono meno asciutto e più amalgamato nel mix. Consiglio sempre di non esagerare (sopratutto se si intende utilizzare anche un delay e/o riverbero esterni), ma la scelta è nuovamente soggettiva.

Un’ultima menzione la merita il valore resonance dell’impulso SHR SM57 center. Nel mio caso trovavo che alterando il picco di risonanza il suono finale risultasse più appagante quando mescolato a quello del gemello off axis, teniamo a mente questa possibilità qualora non fossimo ancora soddisfatti a pieno del nostro suono.

Conclusioni

Siamo giunti alla conclusione di questa piccola demo/guida ai plugin della Ignite Amps.

Come sicuramente avrete notato la prima parte offre indicazioni molto più precise della seconda, che si mantiene invece su un carattere più generico e personale.
La verità è che, sebbene la ricerca del suono sia sempre molto soggettiva, per quanto riguarda la scelta di un suono per una ritmica metal moderna esistono parametri più precisi con cui avere la quasi assoluta certezza di raggiungere un buon suono (premesso sempre che le personalizzazioni restano infinite), mentre il suono di una chitarra solista è puramente soggettivo: carico o scarico, liquido o staccato, aperto o nasale. Ho preferito dare indicazioni generiche su come ho ragionato il suono che desideravo ottenere e come mi sono mosso fra i plugin affinchè chiunque possa ripercorrere i miei passi ed ottenere il proprio suono.

Ricorrendo a questi presets sarà possibile ottenere una copia esatta del suono ascoltato nella demo?
La risposta è no, purtroppo o per fortuna. La nostra tecnica, la strumentazione che utiliziamo (dalla chitarra fino al plettro) influenzano ed influenzeranno sempre il suono che ricaveremo.
Dobbiamo quindi guardare questi presets come ad una linea guida da personalizzare in base alle nostre esigenze ed i nostri gusti.

A chiunque abbia apprezzato i suoni proposti e sia giunto fin qui nella lettura porgo i miei più sentiti ringraziamenti ed auguro tanto divertimento e soddisfazioni con questi plugin ed il nostro amato strumento!