Total Guitar Academy
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Federico Albanese

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Secondo volume della nuova collana del Maestro Fabio Mariani dedicata all’improvvisazione per i livelli intermedio ed avanzato, ora disponibile su Amazon.

Questo libro approfondisce diversi concetti di armonia e propone un’interessantissima analisi stilistica di diversi giganti della musica quali George Benson, Pat Martino, Bireli Lagrene, Joe Pass, Hank Garland e Django Reinhardt.

Come spiegato nella bellissima premessa al volume, l’improvvisazione può sembrare un atto per il quale non viene concesso alcun tempo di elaborazione. In verità lo abbiamo, poiché il nostro linguaggio non è frutto di estemporanea invenzione quanto di un lungo percorso di studio, sviluppo e maturazione che ruota attorno alla trascrizione di tante idee e frasi musicali di tanti altri musicisti, che dopo essere state eseguite, analizzate ed assimilate entreranno a far parte del nostro linguaggio.

Al livello intermedio sono dedicati i primi tre capitoli del libro, in cui vengono affrontati Le famiglie di accordi della scala maggiore, le scale bepop e l’interessantissimo principio diminuito.

I successivi sei capitoli sono invece dedicati al livello avanzato, e vertono sull’analisi degli stili dei musicisti sopracitati e nello studio di diversi pattern ed idee melodiche da loro impiegati.

Parlando di famiglie e sub famiglie di accordi il Maestro ci mostrerà come diversi accordi all’interno della scala maggiore presentino delle caratteristiche comuni dettate da alcuni legami armonici, che li rendono interscambiabili attraverso una regola di Superimposition (Sovrapposizione), per cui sovrapponendo un arpeggio ad un dato accordo aggiungeremo il colore di un’estensione (o più) a quello dell’accordo stesso.

Si prosegue alla scoperta delle scale Bepop, delle quali Fabio propone una rapida disamina e costruzione attraverso l’aggiunta di un cromatismo fra alcuni gradi della scala da cui è possibile ricavarle.
Segue un lungo ed appagante studio basato su una delle famiglie di accordi menzionate nel precedente capitolo, grazie al quale avremo modo di familiarizzare con il suono di queste scale e capire come sfruttarlo al meglio.

In chiusura del livello intermedio il Maestro ci parla del principio diminuito, un interessantissimo concetto che spiega il forte legame fra quattro accordi di dominante e che ha come base l’accordo diminuito.
Come già visto in precedenza questo ci porta a poter sostituire fra loro determinati accordi e rende possibile risolvere più dominanti sullo stesso accordo maj7.
Un’accuratissima serie di esempi ci guiderà attraverso questi concetti, rendendoli facilmente assimilabili ed applicabili.

I capitoli dedicati al livello avanzato si compongono di una serie di pattern che, richiamando gli stili di celeberrimi musicisti, ci guiderà nella loro analisi e aiuterà la nostra mente ad assimilare come questi giganti hanno pensato la loro musica, fornendoci così gli strumenti per costruire la nostra e la capacità di pensarla e suonarla in maniera estemporanea.

Una menzione particolare merita il capitolo dedicato a Djengo Reinhardt, a cura di Salvatore Russo.
Gli esempi proposti sono tratti da noti brani del musicista, e riportano un’accurata spiegazione armonica e tecnica che ci guiderà attraverso il suo peculiare stile.

Il libro è corredato di numerosi esempi audio, rendendo ancora più semplice da seguire un volume già di sé molto intuitivo.
Le spiegazioni sono tutte molto chiare e dirette, e rendono concetti in apparenza molto complicati  estremamente fruibili ed immediatamente applicabili.

Il genere a cui è dedicato questo secondo volume e collana è chiaramente il Jazz ma i concetti esposti sono usufruibili in qualsiasi stile e se, come esposto nella premessa, una parte fondamentale nella creazione del proprio linguaggio è la trascrizione e rivisitazione di idee provenienti da altri musicisti, applicare i pattern e le frasi proposte ad altri generi musicali non può che favorire ed arricchire questo percorso.
Un libro fantastico, consigliato a tutti i chitarristi che intendono migliorare la propria improvvisazione!

Diponibile nelle librerie e su Amazon.

In questa seconda parte del precedente articolo relativo ai plugin della Ignite Amps vedremo insieme come è stato ottenuto il suono della chitarra lead presente nella demo e come intervenire sui vari controlli per per costruire il proprio suono.

La catena di effetti è la solita, TSB-1 tyrant screamer come overdrive, Emissary come amplificatore, NadIR per gli IR già presenti nel plugin (a cui sono stati aggiunti un generico delay e riverbero fra l’Emissary ed il NadIR).

Ricordo infine che la traccia lead uscirà in mono, motivo per cui non dovremo cambiare le impostazioni relative al routing dei plugin.

Tutti pronti? Via con i presets!

Cominciamo subito attivando la funzione boost del TSB, ottenendo immediatamente più segnale in uscita.

Sta volta non cercheremo un suono asciutto e staccato come nel caso della ritmica ma una variante più morbida e liquida.
I controlli del gain e del level sono cruciali, dobbiamo trovare una combinazione per cui le note si susseguono fluidamente fra loro pur rimanendo chiare ed intellegibili. Il mio consiglio è di partire dai valori massimi, dove avremo sicuramente un suono eccessivamente saturo e poco definito, ed andare a ritroso fino a quando le note cominceranno ad essere più slegate fra loro. Da qui aumentiamo poco la volta, fino a quando troveremo la soluzione che stiamo cercando.
Perchè consiglio di lavorare partendo da valori estremi e non minimi? Non è sempre facile capire quando stiamo lavorando con troppo gain,  mentre è lampante quando è troppo poco.
Questo è solo uno dei tanti modi in cui si può costruire il proprio suono, ma personalmente lo trovo molto semplice ed intuitivo, con bassissimi margini di errore.

Passiamo ora ai controlli del tono e dello sweep: sta volta la scelta è puramente personale. Consiglio di non esagerare per evitare di avere un attacco del plettro eccessivamente appuntito e fastidioso, ma i valori possono cambiare considerevolmente in base al proprio plettro, alle corde ed ai pickup utilizzati.

Passiamo ora al pannello frontale dell’Emissary.

Ottenere un suono fluido che buchi bene nel mix (specialmente in questo caso dove la ritmica era eseguita su note molto basse) può essere una sfida impegnativa, la parola chiave è una: medi, sono essenziali.

Impostiamo verso l’alto lo switch dello shape relativo ai medi alti, e giochiamo con i valori di entrambi i potenziometri.
Nel mio caso volevo un suono che avesse un attacco definito ma rotondo, specialmente sul pickup al manico (alla John Petrucci), ma che risultasse comunque brillante ed aggressivo con quello al ponte. I valori possono variare molto in base ai gusti, ma non abbiate timore di esagerare poichè difficilmente queste frequenze potrebbero risultare sgradevoli, fate solo attenzione a mantenere un divario non eccessivo fra i due potenziometri per non rendere il suono sbilanciato.

Passiamo ora al gain: azioniamo lo switch bright per ottenere più chiarezza nel suono, e come per il TSB cerchiamo un valore per cui le note risultino legate fra loro ma ben intellegibili. Nel mio caso è stato necessario ricorrere a poco gain avendo spinto molto con il pedale di fronte l’amplificatore ed avendo impostato un valore “hot” per il bias delle valvole che analizzeremo più avanti (la soluzione opposta non mi portava al risultato desiderato, ma vale sempre la pena di vagliare tutte le possibilità).

Alti e bassi sono dei jolly, nel mio caso ho impostato i primi con un valore decisamente alto (che come per la ritmica verrà attenuato dopo con il NadIR) per schiarire il suono e far emergere con facilità gli armonici artificiali.
Per i secondi, i bassi possono contribuire ad avere un suono morbido così come nel renderlo meno intellegibile (o peggio molto attufato). Cerchiamo di bilanciarli anche con il valore depth che a sua volta può arrotondare il nostro suono senza scurirlo troppo.
Discorso analogo vale per il valore presence: schiarisce ed apre il nostro suono e verrà attenuato più tardi nel NadIR, dosiamolo in base alle nostre esigenze.

Questo è uno dei momenti chiave nella costruzione di questo tipo di suono, ovvero la scelta del bias delle valvole.

Può sembrare una banalità, ma fra valori “cold” e “hot” cambierà completamente la struttura del nostro suono, passando da asciutto, scarico (e in casi estremi un pochino zanzaroso) nel primo caso a caldo, saturo e pastoso nel secondo.
Ovviamente noi propenderemo per la seconda opzione in un suono lead, della quale vorremo sfruttare la morbidezza e compressione: ruotiamo quindi i tre controlli verso destra e ricerchiamo un valore che ci soddisfi (molto può variare anche in base ai pickup).

Per quanto riguarda le valvole la scelta è personale, io ho utilizzato le 6L6, ma molti chitarristi apprezzano le EL34  per le loro parti soliste (e non solo!).

Giungiamo alla fine della nostra catena di effetti con il NadIR!

Gli impulsi che ho scelto sono i due relativi agli SHR SM57, che mescolati insieme ci offrono una ottimo equilibrio di aggressività e profondità del suono.

I valori più importanti sono di nuovo i due filtri hi pass e lo pass.
Per quanto riguarda il primo, cerchiamo di sbarazzarci di tutte le risonanze e frequenze inutili nello spettro basso delle frequenze e tagliamo senza timore. Nel mio caso ho impostato i due valori fra 129Hz e 143Hz, ma provate anche con valori più importanti a seconda del vostro gusto e necessità, ricordiamo che le nostre frequenze chiave sono i medi e che è lì che vogliamo far splendere la chitarra.
Per quanto riguarda il filtro lo pass, il valore iniziale sarà di 6KHz. In molti contesti potrebbe funzionare benissimo già così, io personalmente lo trovo un po’ troppo chiuso come suono (almeno in questo contesto) ed ho deciso di aprirlo attestandomi in prossimità degli 8KHz.

Un altro valore da non trascurare è quello relativo alla room, che ci aiuterà a rendere il suono meno asciutto e più amalgamato nel mix. Consiglio sempre di non esagerare (sopratutto se si intende utilizzare anche un delay e/o riverbero esterni), ma la scelta è nuovamente soggettiva.

Un’ultima menzione la merita il valore resonance dell’impulso SHR SM57 center. Nel mio caso trovavo che alterando il picco di risonanza il suono finale risultasse più appagante quando mescolato a quello del gemello off axis, teniamo a mente questa possibilità qualora non fossimo ancora soddisfatti a pieno del nostro suono.

Conclusioni

Siamo giunti alla conclusione di questa piccola demo/guida ai plugin della Ignite Amps.

Come sicuramente avrete notato la prima parte offre indicazioni molto più precise della seconda, che si mantiene invece su un carattere più generico e personale.
La verità è che, sebbene la ricerca del suono sia sempre molto soggettiva, per quanto riguarda la scelta di un suono per una ritmica metal moderna esistono parametri più precisi con cui avere la quasi assoluta certezza di raggiungere un buon suono (premesso sempre che le personalizzazioni restano infinite), mentre il suono di una chitarra solista è puramente soggettivo: carico o scarico, liquido o staccato, aperto o nasale. Ho preferito dare indicazioni generiche su come ho ragionato il suono che desideravo ottenere e come mi sono mosso fra i plugin affinchè chiunque possa ripercorrere i miei passi ed ottenere il proprio suono.

Ricorrendo a questi presets sarà possibile ottenere una copia esatta del suono ascoltato nella demo?
La risposta è no, purtroppo o per fortuna. La nostra tecnica, la strumentazione che utiliziamo (dalla chitarra fino al plettro) influenzano ed influenzeranno sempre il suono che ricaveremo.
Dobbiamo quindi guardare questi presets come ad una linea guida da personalizzare in base alle nostre esigenze ed i nostri gusti.

A chiunque abbia apprezzato i suoni proposti e sia giunto fin qui nella lettura porgo i miei più sentiti ringraziamenti ed auguro tanto divertimento e soddisfazioni con questi plugin ed il nostro amato strumento!

Non servono presentazioni per l’incredibile chitarrista Rusty Cooley, che nel corso della sua brillante carriera ha saputo distinguersi come musicista tanto quanto didatta.

Il suo album di debutto Rusty Cooley venne pubblicato nel 2003 da Lion Music, seguito da Outworld con la band progressive metal Outworld nel 2006 a cura di Replica Records e dai più recenti EP Into the fire e Spread you desease con la band Day of Reckoning (2015 e 2020).
Rusty è inoltre autore di ben otto DVD didattici, un libro e due clinics/DVD realizzati con Chops from hell e Rock house method.

Oggi con TrueFire, nota piattaforma didattica online,  ci presenta il suo nuovo corso Lickopedia della durata di ben 140 minuti ripartiti in 51 concetti.

Concetti e non esercizi, poichè come premetterà il musicista texano l’idea è quella di veicolare l’approccio ed il processo creativo con cui è arrivato a suonare le proprie frasi più che fornire uno strumento con cui accrescere la propria tecnica  (obbiettivo che verrà in ogni caso raggiunto esplorando i contenuti proposti).

L’idea è quindi di applicare il singolo esercizio a quante più tonalità, diteggiature e varianti possibili, così da personalizzarlo ed aggiungerlo a proprio vocabolario esplorando al contempo le diverse sonorità delle varie scale ed arpeggi.

Il corso non si rivolge affatto ai neofiti, verranno infatti date per scontate tutte le techiche principali della chitarra elettrica (plettrata alternata, economy picking, sweep picking, string skipping, legato, tapping a due dita) così come concetti di armonia avanzati come estensioni di accordi fino alla tredicesima, accordi alterati, accordi modali, scala minore armonica e relativi modi, scala minore melodica e relativi modi, scala diminuita.

Un tema su cui Rusty ritornerà più volte è quello degli intervalli (a cui farà riferimento chiamandoli colori degli accordi o delle scale), e in diverse occasioni la stessa sequenza intervallare  sarà proposta a partire da diversi gradi della scala per analizzarne le variazioni e la struttura insieme agli accordi su cui poterla suonare.

Non mancano poi gruppi dispari di note, sequenze basate sulla scala blues suonata a tre note per corda, scale proposte a quattro note per corda nonchè gli originali pattern e sequenze per cui è noto il musicista.

Tutto il contenuto del corso è trascritto su tab e spartito disponibile su TrueFire, così come in formato GuitarPro per il dowload.
Il materiale didattico è davvero tantissimo, ed eplorare ogni concetto come proposto da Rusty richiederà moltissimo tempo e dedizione, punto a favore del corso ma che lo rende ancor meno fruibile per chi non ha una buona familiarità con lo strumento e un forte metodo di studio.

Pro:
-Estremamente ricco di contenuti
-Offre la prospettiva e spiegazione del musicista per i concetti analizzati
-Grandissima varietà di arpeggi, scale, sequenze ed intervalli
-Ottimo per migliorare la propria tecnica arricchendo il vocabolario
-Oltre  alle frasi in analisi Rusty proporrà spesso delle piccole varianti da usare come riscaldamento o mezzo per prendere più familiarità con alcune tecniche o passaggi

Contro:
-Assolutamente inadatto ad un principiante, sebbene venga detto che non ha importanza il livello con cui si approccia il corso.
-Molta dell’iniziativa è lasciata allo studente, non adatto a chi ha poco tempo da dedicare allo studio per applicare ogni esercizio a più varianti.

Un corso estremamente vasto e che propone spunti creativi al di là di un percorso di crescita tecnica, altamente consigliato a chiunque intenda esplorare più a fondo le possibilità offerte da scale ed arpeggi ed è appassionato dal modo di suonare con cui Rusty ha saputo distinguersi nel corso degli anni!

In questo articolo desidero mostrare quanto sia semplice, rapido ed efficace ottenere un suono appagante sfruttando unicamente dei plugin gratuiti.

Ho scelto di utilizzare i prodotti già recensiti su questo portale della Ignite Amps ed impiegando sempre la stessa catena di effetti: TSB-1 tyrant screamer come overdrive, Emissary come amplificatore, NadIR per gli IR già presenti nel plugin (eccezion fatta per un generico delay dopo l’emissary sulla chitarra lead).

Il brano che ho realizzato ricerca le sonorità metal più moderne, per le quali i plugin della Ignite brillano.
Là dove il suono della ritmica è molto specifico per il genere, quello utilizzato nella traccia lead è molto semplice da modellare ed adattare anche per ambiti diversi una volta capito come gestire i diversi parametri.

Le due tracce dedicate alla ritmica sono pannate 100% L e R, mentre quella lead è pannata al centro.
La chitarra utilizzata è una Esp HFR NT8B, la cui ottava corda è generalmente considerata difficile da far suonare in maniera intellegibile: vederemo invece insieme quanto possa essere semplice (e divertente) darle il suono aggressivo e definito che desideriamo.

In questo articolo ci concentreremo sulla traccia ritmica, la più complessa da realizzare in modo che tutte le note siano sempre intellegibili all’interno di un mix (specialmente le più gravi).

Vediamo immediatamente i presets!


Qualora stessimo usando un solo canale del mixer per creare il suono di entrambe le nostre tracce impostiamo subito lo switch sulla destra verso la voce s (stereo).

Lo scopo di questo overdrive all’inizio della catena di segnale è quello di modellare il nostro suono prima che raggiunga gli stadi di gain dell’amplificatore, pulendo un pochino i bassi, enfatizzando i medi alti e mettendo in risalto l’atacco del plettro sulle corde: ci libereremo così di tante frequenze inutili (abbiamo tutti a mente il tipico e sgradevole suono impastanto) e sarà molto più semplice suonare i nostri riff rendendo ogni nota intellegibile.

Impostiamo il drive al minimo (consiglio sempre una punta sopra lo zero assoluto) ed il level al massimo(livello del segnale di uscita), così da far arrivare più segnale in ingresso del nostro amplificatore ed ottenere più spinta dalle valvole del pre (o almeno dalla loro controparte digitale!).

Pensiamo ora a due parametri cruciali: tone e sweep. Non esiste un valore fisso utilizzabile in ogni contesto e da ogni musicista, in linea di massima, cercando un buon attacco del plettro e l’enfasi delle frequenze medio alte entrambe le manopole si troveranno fra la metà ed il massimo della loro escursione.
Regoliamo prima lo sweep, cercando di dare più chiarezza al nostro suono, per poi passare al tono e dar valore all’attacco del nostro plettro. Esageriamo con questi valori e la chitarra avrà un suono molto sgradevole e gracchiante. Un’altra strategia è di partire da livelli estremi e di ridurli gradualmente fino a quando non saremo soddisfatti.

Entrambi i metodi possono risultare molto efficaci, il mio consiglio è di provare con entrambi fino a quando non saremo soddisfatti dell’effetto finale.

Impostiamo il plugin su stereo, in basso a destra.

Nel pannello frontale selezioniamo il canale high gain.

Grazie al lavoro del nostro TSB non avremo bisogno di moltissimo gain e buona parte dell’eq che cerchiamo sarà già fatta.

Liberiamoci ancora di un po’ di bassi e scarichiamo appena appena i medio bassi.
Puntiamo in alto lo switch shape relativo ai medio alti (che non sarà necessario variare avendo già usato lo sweep del TSB per regolarli) e giochiamo un po’ con gli alti: un valore maggiore crea l’illusione di avere più gain e botta, tuttavia rischiamo di finire con un suono zanzaroso e difficilmente gestibile a livello di rumore, è bene essere morrigerati.

Passiamo ora agli ultimi controlli: recuperiamo con il valore depth un po’ dei bassi di cui ci eravamo liberati (avremo un suono più profondo specialmente sulle note singole senza finire col renderlo impastato), mentre regoliamo il presence in modo da conferire un suono più aperto ed arioso alla nostra chitarra: non abbiate paura di esagerare, ce ne occuperemo poi con il NadIR.

Ben poco da dire sul pannello posteriore, ho scelto le valvole KT88 per la loro estrema definizione sui bassi ma nulla vieta di ricorrere alle più ricche 6L6 o alle EL34.

Impostiamo il plugin su dual mono in basso a destra (ricordiamo che stiamo utilizzando un solo canale per entrambe le tracce).

Veniamo ora al NadIR: gli impulsi SNH 441U center e SHR SM57 off axis erano quelli che, combinati fra loro, risultavano più appaganti in questo contesto, ma vale la pena di provare sempre tutte le combinazioni.

Regoliamo ora i filtri hi pass e lo pass.

Con il primo, tagliamo le frequenze basse che appesantiscono ed attufano il mix. Non esiste una regola precisa, e molto del lavoro è già stato svolto in precedenza, vediamo questo ultimo valore come uno strumento di precisione per pulire definitivamente il nostro suono.

Ho impostato i due valori lasciando più bassi all’impulso SNH 441U poichè li trovavo più piacevoli e definiti, meno sgranati.

Con il secondo sbaraziamoci di tutte le frequenze eccessive fra gli alti (che verranno occupate da altri strumenti) e restringiamo il campo d’azione del nostro suono verso i medi.
Il taglio che effettuiamo attraverso questo controllo non è netto, i 6.0KHz non saranno il valore della frequenza più alta che resterà del nostro suono (cosa che accadrebbe con il famoso brickwall), ma che da qui le frequenze alte si attenueranno progressivamente (ecco perchè non dobbiamo aver paura di esagerare con la presence nell’amplificatore, difficilmente risulterebbe eccessiva).

Per questa prima parte è tutto, al prossimo appuntamento con i presets della traccia lead!

Grandi novità per i Meshuggah annunciate tramite il loro account Facebook
I musicisti svedesi tornano di nuovo in studio per le registrazioni del loro nuovo album.
La band annuncia anche il ritorno del chitarrista solista Fredrik Thordendal  nella formazione live della band, sostituito dalla fine del 2016 da Per Nilsson (Scar Symmetry).

Il loro ultimo lavoro, Born in dissonance, è stato caldamente accolto dalla critica ed ha visto a proprio sostegno una intensa attività live in tutto il mondo.

 

Sono molti i termini che, di pari passo alla diffusione delle tecnologie audio digitali, hanno ritagliato un loro spazio nella quotidianità di chi lavora in questo mondo, ma uno regna sovrano su tutti: plugin.

Lo seguono molte altre voci relative allo stesso ambito come VST, Stand Alone, AAX e via discorrendo…

Di primo impatto possono sembrare disarmanti, poco intuitivi (spesso lo sono!) e lasciare un gran senso di confusione.
Vediamo insieme quali sono le voci più comuni, cosa rappresentano e in che ambito impiegarle.

Cominciamo subito!

Che cos’è un Plugin?

Un plugin è un software non autonomo che interagisce con un altro software aggiungendo o estendendo alcune funzionalità (le estensioni dei browser con cui tutti abbiamo familiarità sono un ottimo esempio).

Nell’ambito dell’audio digitale, ci si riferisce genericamente con plugin a tutti quei software che aggiungono delle funzionalità ad una DAW (come Cubase, Pro Tools, Reaper, Fl Studio e via discorrendo).

Supponiamo di voler registrare la nostra chitarra in formato DI, così da poter lavorare successivamente sul suo suono in fase di mixing. Sarà sufficiente aprire nella nostra DAW un plugin che emuli un amplificatore ed uno per la cassa e potremo così avere la risposta di un suono di chitarra reale.

Immaginiamo ora di voler dare più saturazione e sustain al nostro suono, basterà aprire il plugin di un overdrive prima dell’amplificatore (proprio come faremmo con una reale catena di effetti) ed il gioco sarà fatto.

Esistono plugin per tutti i tipi di effettistica, per gli amplificatori, per i cabinet, per il mixing e per il mastering, e molti di essi rappresentano la controparte di attrezzatura analogica.

Ogni DAW, generalmente, viene rilasciata con una serie di plugin già disponibili. Qualora non fosse presente ciò che stiamo cercando, o se intendiamo ricercare un suono o un effetto specifico, sarà sufficiente ricercare il plugin di nostro interesse da un altro produttore, integrarlo nella nostra DAW e saremo pronti a sfruttarne tutte le potenzialità.

I plugin sono disponibili in diversi formati (molte delle cui sigle suoneranno senza dubbio familiari), fra i più noti ricordiamo

  • VST
  • AAX
  • Audio Units
  • RTAS
  • Standalone


VST

Il formato più comune e popolare, realizzato da Steinberg nel 1996 ed acronimo per Virtual Sound Technology.

Giunti alla loro terza generazione (VST3), vantano rispetto alle precedenti un impiego di CPU decisamente inferiore, la possibilità di non essere più limitati ad un numero prestabilito di inputs ed outputs e una maggiore capacità di processare informazioni relative all’articolazione delle note.

Possono essere utilizzati su tutte le principali DAW ad eccezione di Pro Tools e Logic Pro, e lavorano sia su sistemi operativi Windows che macOS.

AAX

Formato realizzato da Avid per i suoi plugin audio e video, acronimo di Avid Audio eXtension.

Attualmente è il formato impiegato da Pro Tools,  compatibile sia con Windows che macOS.

Audio Units

Formato non disponibile per Windows e default per Logic Pro, viene spesso abbreviato in AU.

Oltre che nelle DAW è il formato impiegato anche per software di post produzione audio come Final Cut o Main Stage.

Al di là di Logic è compatibile anche con altre DAW come Reaper e Ableton ma sempre ed esclusivamente per macOS ed iOS.

RTAS

Acronimo di Real Time Audio Suite, è il predecessore di AAX, ed è impiegato dalle vecchie generazioni di Pro Tools.

Standalone

Con questo termine facciamo riferimento a quei plugin per i quali è disponibile una versione che non necessita di alcuna DAW per essere aperta.

Si tratta spesso di software dedicati all’amplificazione, alcuni dei più celebri sono prodotti da Neural DSP, BIAS, JST.

64 o 32 bit?

Con 64bit e 32bit si fa riferimento a due architetture differenti con le quali possono essere sviluppati e fatti funzionare i software.

Sceglieremo se usare plugin a 64bit o 32bit in relazione al processore che utilizza il nostro pc ed il sistema operativo che abbiamo installato (ricordiamo che su processori a 64bit possono girare sistemi operativi a 32bit ma non viceversa).

Oggigiorno è sempre più frequente sentir parlare di IR nell’ambito del nostro strumento e nello specifico delle simulazioni digitali.

Ma esattamente, cos’è un IR?

Possiamo definire un Impulse Response (IR) come la risposta in frequenza di un dato sistema ad un segnale al quale viene esposto. 

In parole povere, potremmo dire che un IR è una fotografia di tutte le caratteristiche acustiche di una cassa di risonanza (assorbimenti e riflessioni di alcune frequenze, esaltazione di altre, formazione di echi ed una piccola coda di riverbero) in formato virtuale.

Quali sono le loro applicazioni?

Posto che ogni IR è una rappresentazione virtuale di una cassa di risonanza, è possibile sfruttarli per ricreare

-la risposta di un reale cabinet per chitarra nell’ambito delle simulazioni digitali
-la risposta acustica di ambienti o stanze
-le tipiche risonanze degli strumenti acustici

Negli ultimi anni gli IR sono stati ampiamente sfruttati per rendere estremamente realistici i suoni ottenuti attraverso l’uso di sistemi di amplificazione digitale, che oggi offrono librerie sempre più ampie e variegate.

Come si ottiene un IR?

Un IR altro non è che un file audio (spesso di formato .WAV) ottenuto inviando attraverso la nostra cassa di risonanza un segnale contenente tutte le frequenze udibili (generalmente comprese fra i 20Hz e 20.000Hz) e registrato attraverso l’uso di un microfono.

Ciò vuol dire che la fotografia che otteremo contiene al proprio interno non solo le caratteristiche relative al nostro cabinet (o dell’ambiente che abbiamo scelto), ma anche quelle del punto in cui avremo posizionato il microfono, quelle dei nostri speakers, quelle del microfono che abbiamo scelto e, qualora il microfono non sia posizionato in stretta vicinanza con il cono, anche le riflessioni della stanza.

Ciò vuol dire che per offrire una corretta rappresentazione di un cabinet non sarà sufficiente un solo IR, ma una serie di impulsi realizzati con diverse posizioni di microfonazione e possibilmente con più microfoni.

Come si usa un IR?

Per sfruttare le proprietà degli IR si ricorre alla convoluzione, un principio matematico grazie a cui possiamo applicare il nostro impulso ad ogni suono desiderato.

Esistono numerosi plugin in grado di sfruttare questo principio, tutto ciò che dovremo fare è aprirli nella catena di effetti (successivamente ai plugin di amplificazione di segnale, qualora fossero presenti) e caricare il file .WAV dell’IR che desideriamo.

Per concludere

Ricorrere ad un IR è senza dubbio molto più semplice (ed efficace) di ricreare artificialmente tutte le risposte sonore di un dato ambiente, sia esso una 4×12 o una stanza della quale vogliamo catturare il riverbero.

Parlando di cabinet, i più celebri rivenditori (OwnHammer, RedWirez, Lancaster etc.) propongono pacchetti che includono centinaia di IR l’uno, alcuni dei quali realizzati microfonando con diversi microfoni più casse contemporaneamente, una possibilità generalmente proibitiva per moltissimi chitarristi per via del costo e dello spazio che richiesto.

Per quale motivo gli IR ottengono sempre più popolarità fra i chitarristi di oggi?
Cambiare una o più 4×12 con relativi microfoni non è mai stato così rapido ed economico.

Jason RIchardson: I – 2016 –

I è il primo album solista del giovane chitarrista statunitense, noto per aver preso parte a grandi band del panorama djent, deathcore e metalcore americano come Born of Osiris, Chelsea Grin ed All That Remains (attualmente membro della band) e per aver suonato dal vivo con gli All Shall Perish nel 2009.

Prodotto da Taylor Larson (Asking Alexandria, Periphery, From First To Last, I See Stars, Veil Of Maya, Within Temptation, The Dangerous Summer, Conditions), I è composto da undici tracce, molte delle quali presentano straordinarie partecipazioni di altri grandi artisti.

Il chitarrismo di Jason ed il suo approccio al lavoro in studio sono la quintessenza del metal moderno: l’ assoluta pulizia e perfezione del timing spingono I fra quegli album la cui reale suonabilità e resa dal vivo sono al limite delle umane possibilità, ma che senza dubbio regalano un’esperienza di ascolto unica nel suo genere.

Forti le influenze di John Petrucci (l’album è quasi interamente plettrato, e lo stesso Jason lo cita come una delle sue più grandi fonti di ispirazione) ed Alexi Lahio (la sezione in sweep picking sul solo di Titan altri non è che quella di Kissing the shadows dei Childred of Bodom suonata più velocemente), che emergono nelle scelte tecniche e stilistiche di Jason insieme ad una originale ricerca melodica, che spazia fra le sonorità più scure della scala minore armonica fino a suoni più sospesi ed enigmatici.

La produzione di Taylor Larson fa senz’altro la differenza nel rendere unico questo album, dando perfettamente vita alla passione per il sound design di Jason ed arricchendo I di numerose orchestrazioni ed effetti pressoché cinematografici che riescono a trasportarci ed immergerci rapidamente da atmosfere sognanti ed evocative verso picchi di altissima tensione e drammaticità.

Continuando a parlare della produzione, il mix ed il master dell’album sono delle vere gemme nel genere, sorpassando alcuni dei prodotti per cui Taylor era già famoso e collocandosi nell’olimpo del metal. Il cuore del suono di Jason prende forma attraverso le sue Music Man Majesty (all’epoca dotate di DiMarzio Illuminators) e della bellissima PRS Archon, mentre per la produzione finale Taylor ha scelto di affiancare le due principali tracce ritmiche della chitarra da altre quattro (due L e due R) per ottenere un suono più ricco e definito nel denso mix.
Il complesso suono di questo album è stato riassunto da un VST prodotto dalla Joey Sturgies Toneforge ed utilizzato di frequente dallo stesso Jason, che in tre semplici formati (clean, rhythm e lead) ripropone il modelling degli amplificatori impiegati in studio.

Molto dirette e perfetto riassunto di quanto ci aspetterà in tutto l’album le due tracce di apertura Omni e Titan: le articolate parti di chitarra si intrecciano con riff molto asciutti e staccati, per poi aprirsi in sezioni più melodiche (brillante la scelta dell’effettistica) e far riprendere fiato prima di tornare a fittissimi intermezzi claustrofobici (come il già citato solo di Titan).
La successiva Retrograde, in linea con Fragments, regalano un’esperienza decisamente diversa, volta a regalare un’esperienza emotiva nostalgica e più sofferta (merito anche delle grandi performance vocali di Spencer e Lukas).
Hos down e Mirrors sono probabilmente le tracce più originali e dalla struttura più caratteristica, distinguendosi nel primo caso per un inaspettato assolo country e nel secondo dal sinistro suono del carillon che accompagna la melodia portante del brano.
Decisamente più semplici ma ugualmente efficaci Breaking damnation e Tonga, che si contrappongono come una traccia tipicamente metalcore vecchia scuola ed un brano djent di ultima generazione (unico in cui Jason ha utilizzato una Jackson ad otto corde ricevuta in prestito da Misha Mansoor, chitarrista e compositore dei Periphery).
Inconfondibili per le atmosfere claustrofobiche e drammatiche THOT 2.0 (reprise di un brano già pubblicato in passato da Jason, che vedrà anche una ripresa del brano Dust to dust… composto per i Chelsea Grin) e le conclusive XV/Chapter II, che rappresentano al meglio lo stile che in passato ha caratterizzato il chitarrista.

Il fraseggio di Jason si spinge oltre il suono scalare a cui molti virtuosi ci hanno abituati, spingendosi anche nei passaggi più veloci nella ricerca di soluzioni intervallari (frequentemente mosse per ottave attraverso la tastiera) spesso tratte dalla scala minore melodica ed armonica.
Molto belle e fresche tutte le melodie proposte nell’album, di matrice molto lontana dal metal canonico e perfettamente integrate nel contesto proposto da Jason.

Una menzione speciale è dovuta a tutte le straordinarie partecipazioni, a partire dalle due vocali di Spencer Sotelo (Periphery) e Lukas Magyar (Veil of Maya), rispettivamente in Retrograde e Fragments, così come a tutti gli incredibili chitarristi quali Rick Graham (artista solista) in Hos down, Nick Johnston (artista solista) in Mirrors, Mark Holcomb (Periphery) in Fragments, Jacky Vincent (Falling in reverse, Cry venom, artista solista) in Breaking damnation e Jeff Loomis (Nevermore, artista solista, Arch Enemy) in Chapter II.
Tutti i soli di questi grandi chitarristi sono unici e straordinari (si distingue particolarmente quello di Nick Johnston, che proporrà anche un suono molto distante dagli altri), ma a brillare su tutti (e forse nell’intero album) è quello di Jeff Loomis, che all’interno di una traccia estremamente scura ed intensa come Chapter II regala all’ascoltatore ulteriore tensione ed emozione attraverso il suo incredibile fraseggio e gusto.

Un album da ascoltare tutto d’un fiato, lasciandosi guidare nelle variegate e ricche atmosfere e godendo di questo bellissimo tributo alla musica ed alla chitarra elettrica che Jason ha saputo regalarci.

 

Chris Brooks è un chitarrista, insegnante ed artista proveniente da Sydney, Australia, che negli ultimi anni si è fatto largo attraverso il web grazie ai suoi metodi didattici estremamente moderni e all’avanguardia
Fra i suoi libri più celebri non può mancare Sweep picking Speed Strategies for Guitar, pubblicato da Fundamental Changes, che attraverso ben 108 pagine e più di 115 esercizi e studi (tutti disponibili anche in formato audio) guida il chitarrista verso il perfezionamento di questa tecnica.



Chris non lascia nulla al caso, dedicando tutto il primo capitolo alle diverse meccaniche necessarie affinché questa tecnica risulti il più efficiente possibile, toccando argomenti come Pick Edge, Rest Strokes, Directional Picking Slants ed assicurandosi così che i successivi esercizi vengano eseguiti sempre in maniera semplice e funzionale.

Un altro paragrafo è dedicato a come praticare gli esercizi proposti, offrendo un metodo preciso e diretto atto a rendere lo sweep picking una tecnica automatica ed istintiva.

Nei capitoli successivi lo sweep picking viene separato tra movimenti ascendenti e discendenti, analizzando le diverse difficoltà che ciascuno di essi può comportare e le strategie con cui affrontarle e superarle senza frustrazione.
Seguiranno poi una serie di studi dedicati ad entrambi i tipi di movimenti, atti non solo a verifica dei propri progressi ma a rendere lo studio meno monotono e decisamente più musicale: molte delle cadenze proposte sono infatti tratte da Neo-Classical Speed Strategies for Guitar, altro celeberrimo libro dell’autore dedicato al fraseggio ed alle strategie tecniche impiegate dal vichingo Yngwie Malmsteen nel suo straordinario modo di suonare.

Gli esercizi sono proposti in ordine di difficoltà crescente sia per la fase ascendente che discendente, partendo quindi da due singole corde ed aggiungendo di una in una tutte le restanti fino alla sesta.

Dulcis in fundo i capitoli sei e sette sono dedicati alla combinazione delle strategie precedentemente analizzate, per ottenere finalmente il tipico suono che questa tecnica regala unendo movimenti ascendenti e discendenti.

Moltissima attenzione è posta sul plettro e sul suo angolo rispetto l’asse delle corde (il così detto pickslanting): qualora il lato che guarda il pollice sia rivolto verso l’alto (dalla parte opposta al body della chitarra) si parlerà di downward pickslanting, viceversa di upward pickslanting. Durante la plettrata alternata ciascuno di questi movimenti porterà il nostro plettro a trovarsi in una posizione di vantaggio meccanico per effettuare il cambio di corda dopo una plettrata in su nel primo caso, o dopo una plettrata in giù nel secondo, divenendo quindi indispensabile per rendere naturale e fluida la transizione fra movimenti ascendenti o discendenti.

Gli ultimi capitoli del libro sono dedicati al sistema CAGED applicato a tutte le triadi maggiori, minori, diminuite, aumentate, sus2, sus4 ed agli accordi di settima, utilissimo a tutti i chitarristi per poter navigare con confidenza la tastiera e per non correre mai il rischio di trovarsi smarriti in zone del manico con cui si è meno familiari. 

Un grandissimo punto a favore di questo metodo è il ricco corredo di diagrammi offerti insieme alle tab, che rendono immediatamente riconoscibili e memorizzabili le forme di tutti gli arpeggi e che semplificano così la loro sovrapposizione all’interno delle diverse tonalità.

Un libro estremamente semplice e ricchissimo di materiale didattico, imperdibile per chiunque desideri approfondire non solo lo sweep picking fine a se stesso ma anche per chi è alla ricerca di applicazioni concrete e non scontate in contesti musicali.
Gli argomenti sono affrontati con chiarezza e corredati di attenzioni tecniche non molto comuni (come ad esempio il sopracitato pickslanting, aspetto della plettrata solo di recente portato alla luce da Troy Grady e cruciale per il suo funzionamento).

Se hai mai pensato che lo sweep picking sia la tecnica difficile per antonomasia, o che solo alcuni musicisti “nascano con il talento” necessario per poterla padroneggiare, o se senti di aver passato ore ed ore frustranti sugli stessi arpeggi senza trarre i progressi desiderati, Sweep picking Speed Stregies for Guitar e Chris Brooks ti offriranno le soluzioni che cerchi sfatando ogni possibile mito.

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