Total Guitar Academy
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Federico Albanese

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Se ne parla da anni e finalmente è diventata realtà, John Petrucci annuncia la versione ad 8 corde della sua chitarra signature Majesty prodotta da Ernie Ball Music Man.

Disponibile in edizione limitata a 100 pezzi in tutto il mondo, la chitarra è la prima della famiglia a presentare un ponte fisso per accomodare il sistema fanned frets, che consente di supportare la doppia scalatura da 25.5″ ai cantini e 27″ ai bassi. Come tutti i modelli top della gamma Mejesty è equipaggiata con sistema piezo, gain boost attivabile tramite controllo push/pull, i pickup DiMarzio signature di John Petrucci Rainmaker e Dreamcatcher.


Ulteriori informazioni per l’acquisto disponibili presso il sito Ernie Ball Music Man.

Dopo aver esplorato il mito di Frankenstein e i film degli anni ’80, lo scienziato pazzo del rock è tornato con il suo terzo full-lenght e dieci nuove tracce in un concept album pieno di ironia, melodia e virtuosismo.

Matteo Brigo, talentuoso chitarrista e compositore padovano, torna sulla scena con un nuovo album dopo il successo dei precedenti “It Works!” ed “80’s Movies”, che hanno raccolto ottime recensioni e interviste nei principali magazine del settore affermandosi all’interno del panorama musicale hard-rock e metal italiano.

Matteo Brigo è un brillante chitarrista, compositore e arrangiatore del panorama hard-rock e metal italiano.

Dal 2009 al 2017 prende parte come chitarrista della rock band Maieutica, della quale cura composizione ed arrangiamenti dei pluriacclamati album Logos (2012) e R.E.S. (2016), che lo portano ad esibirsi in prestigiose vetrine tra cui Rai Radio 2 e Rai 3.

Matteo pubblica nel 2016 il suo primo album solista “It Works!” , un concept album di successo che racconta la storia di uno strampalato e brillante scienziato pazzo ed affonda le radici delle sue tematiche nella commedia americana degli anni ’80 e ’90 di film come Ritorno al futuro o del videogioco Day of the Tentacle.
Nel marzo 2018 Matteo pubblica “80’s Movies”, il suo secondo album solista che racconta le vicessitudini del nostro scapestrato scienziato che, a seguito di un altro dei suoi folli esperimenti, riesce a catapultare fuori dai nostri teleschermi tutti i mostri, gli eroi, i personaggi e i marchingegni dei film anni ’80.

Matteo è attualmente docente di chitarra nelle scuole Padovarte Musica, La Casa della Musica, Teatro la Perla, Groovy Studio, musicoterapeuta in diversi centri per disabili e proprietario di un brillante canale YouTube, attraverso cui è possibile accedere a molti dei suoi contenuti.

Space Pirate, composto da dieci tracce strumentali, è un vivace album dai ricchi arrangiamenti che, sebbene abbia come protagonista assoluta la chitarra di Matteo, denota sin dal primo ascolto una grandissima e meticolosa cura nella composizione di tutti gli strumenti al suo interno.

Naturale proseguimento degli album precedenti, muove dalle stesse coordinate musicali e si espande con audacia verso confini non ancora esplorati: il nostro eroe, protagonista dei precedenti “It works!” ed “80’s Movies” si ritroverà a capo di una nave pirata futuristica proiettata verso le profondità dello spazio in rocambolesche avventure, i cui elementi fantastici fanno tornare alla mente gli scenari di “Capitan Harlock”.

L’intero disco ruota attorno a un coerente gioco di citazioni e riferimenti: i titoli dei brani, spesso
estrapolati da film, cartoni animati e videogame; l’artwork che richiama il mondo dei cartoon e del
fumetto; gli effetti sonori che riportano alla mente i vecchi videogiochi anni ’80 e ’90.  Questa straordinaria miscela ci guida attraverso un fantastico e colorato universo, raccontato anche nel videoclip del singolo di lancio “Space Pirate”.

L’avventura comincia con la sopracitata Space Pirate, un brano energico ed allegro che attraverso il breve intermezzo inziale ed il frizzante arrangiamento richiama istantaneamente il mondo dei pirati, e che attraverso suoni futuristici e divertenti scelte di sound design ci teletrasporta in un universo futuristico e spaziale.

Sullo stesso ritmo incalzante e vivace segue Three-Headed Monkey, che attraverso un vorticoso incipit (che porta alla memoria le allegre colonne sonore di alcuni vecchi videogame) ci conduce ad uno spumeggiante tema ed altissime vette di virtuosismo dal forte sapore anni ’80.

Sonorità differenti per On Stranger Tides, che dopo una evocativa introduzione (in cui brilla l’arrangiamento dei diversi strumenti) esplode in una energica e melodica sezione centrale, per poi tornare ad un carattere più disteso e fantastico sul finale. Una traccia ricca e variegata, che lascia percepire tutta la risolutezza, l’emozione ed il brivido dell’avventura attraverso galassie sconosciute.

Release the Kraken, brano il cui titolo sembra suggerirci sonorità più drammatiche, sorprende con un ritmo travolgente, il cui vivace groove e le giocose melodie evocano una volta ancora il mondo dei videogame. I quattro minuti che compongono questa traccia volano, e non si può far a meno di ascoltarla una seconda volta per lasciarsi travolgere da tutta l’energia ed il brio che Matteo ha saputo catturare in questa brillante traccia.

The Technodrome rappresenta una grande novità stilistica rispetto a quanto ascoltato fino ad ora: le sonorità si fanno decisamente più moderne, il sound vira bruscamente verso il metal e concede ampio spazio per synth ed effetti di sound design. Per la prima volta ci troviamo di fronte a passaggi ricchi di pathos e tensione, che senza mai rinunciare alle cantabili melodie con cui Matteo ci ha accompagnato fino ad ora costituiscono una delle tracce più incredibili dell’album.

Un mix di musica elettronica, synth, e dance costituiscono Grog, un brano dal ritmo trascinante e travolgente che ci sorprende con improvvise variazioni e che ancora una volta richiama da molto vicino i suoni iconici del mondo anni ’80 e ’90.

Terminato l’intermezzo composto dagli ultimi due brani torniamo alle sonorità di partenza con All Aboard, con cui Matteo ci richiama sul suo galeone per proseguire il viaggio attraverso la galassia della sua musica.

Segue Big Whoop, brano dal carattere giocoso ed energico in cui gli strumenti dialogano reciprocamente e che, dopo un inaspettato intermezzo che richiama i suoni utilizzati da molti videogiochi arcade degli anni ’90, ci stupisce con una nuova sezione ricca di groove e dall’espressivo ed intenso fraseggio.

Enchantment Under the Sea è un brano fantastico, sin dalle prime note si può respirare un’atmosfera incantata e fiabesca, merito anche del brillante arrangiamento e delle mai scontate melodie di Matteo che, muovendosi attraverso i bellissimi cambi di accordi, dà voce ad un fantastico e mutevole universo di note.

To Infinity and Beyond è un brano profondo ed emozionante,  il carattere allegro ed energico che ha caratterizzato buona parte di questo bellissimo album si attenua, e Matteo ci congeda e ringrazia per aver preso parte al suo viaggio spaziale con una traccia solenne e che non ci nasconde quel velo di tristezza che accomuna tutte le belle storie quando volgono al loro termine.

Space Pirate è un album originale e dal ritmo travolgente, l‘entusiasmo di Matteo per la musica traspare da ogni singolo brano e non si può fare a meno di lasciarsi trasportare dalle sue note, sorridendo dall’inizio alla fine di ogni ascolto.

Per tutti gli appassionati dell’universo degli anni ’80 e ’90, del retrogaming, dei pirati così come dello spazio, questo album rappresenta una vera e propria gemma, che non potrà che riportare a galla tantissime dolci memorie grazie alle note di Matteo e regalare tanto divertimento ed emozioni a chiunque sia un appassionato di musica, specialmente della chitarra!

Primo album solista del Dr. Viossy che, accompagnandoci in un lungo viaggio composto di introspettive melodie, incalzanti groove ed energici riff apre le porte del proprio io mostrandoci cosa ha rappresentato per lui l’esperienza musicale vissuta fino ad oggi.

Michele Vioni è un celeberrimo musicista del panorama italiano, chitarrista di Michele Luppi (Whitesnake), Dyanonymous, Vivaldi Metal Project, e noto per aver preso parte ai tour europei di artisti del calibro di Blaze Bailey (Iron Maiden), Edu Falaschi (Angra, Almas), TM Stevens (James Brown, Tina Turner, Steve Vai…).

Altrettanto notevole la sua attività come didatta: Michele insegna come special tutor presso il MMI – Modern Music Institute, Michele collabora come celebrity guitar coach con la Oksana School of Music (Beverly Hills – USA), ed è autore dell’acclamato metodo “eXtreme Hard Rock Guitar” edito da Carish.

Michele è inoltre titolare di un fantastico canale YouTube attraverso cui è possibile accedere a numerose (e preziose) lezioni, backingtracks, playthrough, consigli molto variegati riguardo diversi aspetti dello strumento, brani inediti, demo ed ancora straordinarie cover (fra cui spicca il grandioso terzo movimento della Sonata al Chiaro di Luna di Beethoven, che ad oggi ha raggiunto diciannove milioni di visualizzazioni).

Il Dr.Viossy è endorser per GNG Negrini Guitars, BRBS amplification, Red Seven Amplification, Jad&Freer, Two-Notes Audio Engineering, Intune Gp custom guitar picks e IK Multimedia.

The adventure so far, composto da dieci tracce strumentali, è un album di musica prima ancora di essere l’album di un chitarrista, un lungo viaggio attraverso una ricca ed allegra visione della musica che non si ferma ai limiti imposti da uno strumento o dalla scelta vincolante di un genere.

L’ascolto comincia con Ekphrasis, un brano dalle atmosfere oniriche e con alcune note di mistero, in cui spiccano le brillanti scelte di sound design che richiamano da molto vicino alcune colonne sonore del cinema.

Come un fulmine a ciel sereno segue The Beautiful Unrest Of The Soul, che travolgendoci con una cascata di note ed energia nei primi secondi e dispiegandosi attraverso variazioni del tema e diverse sezioni musicali nel suo svolgimento, dipinge alla perfezione l’idea del continuo moto emotivo dell’anima.

Prima Ballerina, terza traccia dell’album, torna su ritmi più distesi sebbene incarnando tutta l’energia e la vivacità di una danza.

Su registri molto diversi All I Knead Iz U!!1!, una dolce ed espressiva ballade romantica dal finale esplosivo e ricco di passione.

Se la varietà è una delle caratteristiche portanti di questo album, la quinta traccia Entertrain la incarna alla perfezione, proponendoci scelte stilistiche, sonorità e sapori del tutto nuovi rispetto a quanto ascoltato fino ad ora. Il groove è travolgente e coinvolgente, la sezione ritmica ha un tiro incredibile, merito anche della prima e brillante guest di questo album Giorgio Terenziani, che con il suo eccellente lavoro al basso conferisce al brano un sound straordinario, probabilmente il più heavy fra quelli proposti (sebbene stilisticamente non sia questa la traccia più pesante).

Trascendence è un brano più articolato, meno diretto, dalle atmosfere più sofisticate e dalla struttura più complessa, che presenta una tavolozza cromatica molto variegata e ricca. Fa qui la sua comparsa il secondo ospite di questo album, Paolo Caridi, che sedendo dietro alla batteria di questa traccia arricchisce la sezione ritmica dei colori che solamente un professionista del groove potrebbe aggiungere.

Altrettanto variegata la successiva Noble Reasons, che ci guida verso una più carica e diretta One Hundred and One Odobenus Rosmarus, che apre la sezione conclusiva di questo straordinario album con riff pieni ed un fraseggio più chitarristico. Estremamente allegro ed interessante il breve intermezzo elettronico, che aggiunge una sorpresa imprevista e piacevole ad un brano dal carattere vivace e frizzante.

La successiva Mummies Euphoria è un altro brano dalle atmosfere articolate, a tratti oniriche, a tratti misteriose, sembra assumere un carattere più sbarazzino e giocoso per poi sorprenderci con un intermezzo centrale molto introspettivo, per poi tornare a ritroso sui propri passi e condurci al colossale outro.

The adventure so far, title track e conclusione di questo album, è una traccia commovente ed emozionante sin dalle prime note. Siamo ormai giunti ai saluti e Michele ci congeda con un velo di tristezza che accomuna la fine di tutti i grandi racconti, così come tanta gioia e gratitudine per aver condiviso insieme a lui questo straordinario viaggio attraverso il suo io e la sua visione della musica.

Una menzione speciale è meritata dalla copertina, che raffigura una porta spalancata sul cuore del musicista e che lascia fluire all’esterno tutte le idee e le immagini proposte nei diversi brani ed i loro titoli.
The Adventure So Far
è un lavoro straordinario, composto e curato senza alcun limite o preconcetto.
È un album che trasmette emozioni, allegria, gioia, e che lascia trapelare tutto il divertimento del Doc durante le fasi di composizione e registrazione (molti degli stessi brani presentano titoli giocosi ed ilari).
Ogni traccia propone diverse atmosfere e colori, temi che vengono variati ed alterati, dando vita ad un dipinto coeso ed articolato ma che riporta costantemente ad un unico punto: l’amore per la musica e per quello che fa provare a ciascuno di noi.
Un album da ascoltare tutto d’un fiato, lasciando che la musica del Dr. Viossy ci conduca attraverso questo fantastico viaggio.

La band statunitense annuncia attraverso i propri canali social la data di uscita del loro nuovo album ed i brani che lo comporranno.

A view from the top of the world, disponibile dal 22/10/2021, rappresenta il loro quindicesimo lavoro in studio e ventitreesimo album includendo anche le versioni live.

 

Fra i grandi marchi produttori di plugin per chitarra elettrica la STL è fra quelli che ha saputo distinguersi maggiormente nella creazione di software di altissima qualità e dalle caratteristiche uniche.
Dopo aver già parlato di AmpHub in questo articolo vediamo oggi il loro prodotto di punta, ToneHub!

Cos’è STL ToneHub?

STL ToneHub è una piattaforma in formato plugin che raccoglie pacchetti di suoni degli artisti e produttori più importanti dell’industria della musica odierna.

Tutto ciò che è necessario per potervi accedere è acquistare STL ToneHub dal negozio online della STL, avviare il download istantaneo, installarlo nel formato di nostro interesse ed aprirlo o attraverso la nostra DAW preferita o in modalità Standalone.

Come funziona STL ToneHub?

Il cuore del plugin è costituito da una tecnologia ibrida che combina i più moderni software di modeling con un sistema proprietario STL definito Tracing Technology, in grado di catturare tutte le caratteristiche di una data catena di suono per chitarra o basso inclusiva di pedali, amplificatore, cassa e microfoni.

Apparentemente nulla di nuovo rispetto a quanto proposto da celeberrimi profiler come il Kemper; ToneHub presenta tuttavia una caratteristica tutta unica: gli aspetti parametrici di ogni elemento della catena del suono sono modificabili senza alterare le caratteristiche che la controparte analogica avrebbe apportato.
Ciò equivale a dire che, contrariamente a quanto avviene su qualsiasi altro dispositivo hardware o software, modificare il valore del gain non aumenterà solamente la quantità di segnale registrata in ingresso dell’amplificatore, ma modificherà la struttura del gain in base a come si sarebbe comportato il circuito della controparte reale.  Stesso dicasi di tutti gli altri controlli presenti sull’amplificatore, che non risponderanno con parametri generici ma con gli stessi della versione hardware.
Questo sistema, dopo il già noti modeling e profiling, è stato definito dalla STL tracing.
Ciò consente all’utente di non ottenere una semplice approssimazione di quello che sarebbe stato il carattere del sistema analogico, bensì di poter stringere fra le mani la qualità di un suono autentico e reale, che si tratti di pratica, lavoro in studio o live.
Per garantire il massimo della flessibilità sono stati aggiunti i controlli del BIAS e del SAG, così da poter manipolare al meglio la risposta del finale del nostro amplificatore, così come la possibilità di regolare sugli assi X, Y e Z la posizione del microfono sulla nostra cassa, variarne l’angolo e regolare i comodissimi filtri hi pass e lo pass.

I pacchetti

All’acquisto di ToneHub, che include già 60 preset di base da poter utilizzare, è possibile scaricare gratuitamente un pacchetto aggiuntivo (dal valore massimo di 59.99$) fra quelli disponibili.

L’offerta è ampissima, ed è divisa fra la serie dedicata ad artisti e produttori e quella degli amplificatori, i cui prezzi oscillano rispettivamente fra i 49.99$/59.99$ e i 29.99$.
Fra alcuni dei nomi della prima serie sono annoverati Andy James, Lasse Lammert, Josh Middleton, Andrew Wade, Will Putney;  mentre nella seconda Diezel Herbert, Diezel VH4, EVH  5153, Bogner Uberschall e la italianissima Ignite Emissary.

Possibilità infinite

Ogni preset è dotato, oltre alla sezione relativa all’amplificatore e al cabinet, di una sezione stomp (in continua espansione) che include una vastissima varietà di effetti con cui espandere e scolpire al meglio il nostro suono.

Ciò non bastasse ToneHub offre un modulo dedicato come Master EQ, dotato non solo dei classici filtri hi pass e lo pass ma anche di controlli hi shelf e lo shelf (con escursione di ben 36db!) insieme ad altri controlli per scolpire ulteriormente il suono o rifinire con precisione la nostra EQ.

Ogni preset creato a partire da un qualsiasi altro proveniente da qualsiasi pacchetto può essere salvato e richiamato in qualsiasi momento, rendendo le possibilità di personalizzazione pressoché infinite.

Il verdetto

Il mondo dei plugin è ormai vastissimo ed in continua espansione, e la STL con ToneHub si stacca da tutti offrendo qualcosa che non viene proposto da nessun altro.
Suono e felling sono bellissimi e convincenti, e le numerosissime possibilità di personalizzazione ci consentono di raggiungere immediatamente risultati che con la controparte hardware sarebbe molto più difficile nonché costoso (costosissimo) ottenere.
Un plugin plug and play, ma che riserva le vere soddisfazioni agli utenti più esperti e che intendono partire dalla base di un suono per poi scolpire il proprio.

Disponibile presso lo store STL 

Sono pochi i chitarristi che nel corso della loro carriera hanno saputo evolvere rimanendo fedeli al proprio stile e senza mai diventare ombra di se stessi: Michael Romeo è uno di questi.

Un musicista all’apparenza timido, che non ama far parlare eccessivamente di se e che raramente concede interviste, lasciando che sia la sua straordinaria musica a parlare per lui.

Michael Romeo nasce il 6 marzo del 1968 a New York, iniziando a studiare pianoforte e clarinetto all’età di dieci anni, restando tuttavia affascinato dalla chitarra dopo aver ascoltato i Kiss.
Come molti altri musicisti della sua generazione sarà tuttavia Randy Rhoads nei celeberrimi album Blizzard of Ozzy e Diary of a Madman a far esplodere il suo amore per la chitarra elettrica e a forgiare le basi di quello che sarebbe diventato il suo inconfondibile stile.

Gli esordi ed il primo album solista: The Dark Chapter 

Influenzato da molti compositori classici quali Johan Sebastian Bach, Wolfgang Amadeus Mozart, Ludwig Van Beethoven, Richard Wagner, Igor Stravinsky e Claude Debussy, Michael pubblica il suo primo album strumentale come solista intitolato The Dark Chapter nel 1994, all’età di ventisei anni.
Originariamente ideato come demo nel 1992 ed inviato a diverse case di produzione, l’album ha suscitato l’interesse dell’etichetta giapponese Zero Corporation.

È questo il momento della svolta, l’anno in cui per terminare i lavori su The Dark Chapter Michael unisce le forze con il brillante tastierista Michael Pinnella, assieme al quale darà vita al progetto progressive metal Symphony X del quale resterà sempre il principale compositore.

Symphony X, la prima fase

Non esiste un solo album debole nella discografia dei Symhpny X, tantomeno un solo album dove le chitarre non risultano brillanti ed inconfondibili: riff sincopati ed aggressivi si alternano ad atmosfere oniriche ed arpeggi dalle dolci sonorità, per poi cedere il posto ad esplosivi ritornelli ed intermezzi dal carattere epico ed eroico, che affondano le loro radici nella musica classica.

Gli anni che vanno dal 1995 al 2005 sono da molti considerati il periodo d’oro della band.
Symphony X e The Damnation Game incarnano già tutti quelli che resteranno i tratti distintivi della band, lasciando trapelare tutte le influenze provenienti dalla musica classica ed i caratteri propri del prog. Brani metal si alternano alle più romantiche e drammatiche ballade caratteristiche dei Symphony X, accompagnandoci fino al successivo The divine Wings of Tragedy.

Un album straordinariamente aggressivo ed elegane, di cui ogni brano risulta estremamente curato e convincente. Sicuramente da citare alcuni dei brani più celebri di tutta la carriera della band come Of Shadows and Sins, Sea of lies e The accolade (le prime due croce e delizia di tutti i chitarristi che si sono cimentati nello studio dei loro incredibili assoli!).

Sullo stesso filone vediamo Twilight in Olympus, un’altra grande gemma del progressive metal fino ad arrivare a V: The New Mythology, primo concept album della band che racconta del mito di Atlantide. Da questo album provengono altri grandi classici della band (e della chitarra) come Evolution ed Egypt, suonati in quasi tutti i concerti.
Con The Odyssey si chiude questo primo capitolo del Symphony X, in cui Michael ci regala una splendida suite di 24 minuti come title track la quale racconta il mito a cui si ispira il titolo dell’album.

Syphony X, la seconda fase

Paradise Lost (2006) apre un nuovo capitolo nella composizione di Michael e delle sonorità della band, virando verso un sound più scuro e metal.
L’album, ispirato all’omonimo poema di John Milton, vede il chitarrista impegnato in un fittissimo riffing e cimentarsi in mirabolanti assoli, alzando notevolmente il già elevato livello tecnico del proprio fraseggio.
L’album consacra la già celebre band al successo assoluto, vendendo 6.300 copie nella prima settimana e classificandosi al centoventrieesimo posto nella classifica dei duecento migliori album degli Stati Uniti.
Figlio di Paradise Lost e dalle sononorità ancora più aggressive segue Iconoclast, pubblicato nel 2011, confermando il successo ottenuto col precedente album e spingendosi verso vette ancora più alte con 7.300 album venduti nella prima settimana.
Appartengono a questo album alcune pietre miliari delle performance live della band come Set the world on fire e Serpent’s kiss.
Chitarre estremamente sincopate e taglienti nei riff si alternano a ritornelli più aperti e cantabili, lasciando poi il posto a straordinari assoli che seguono il filone di Paradise Lost.
Fra i brani dell’album emergono la title track Iconoclast (ed il suo fantastico intro in tapping), Dehumanized, ed End of innocence, spesso proposte anche in sede live.
Nel 2015 vede la luce Underworld, che il bassista Mike Lepond definisce come “una via di mezzo fra The Odissey e Paradise Lost”. Tornano moltissimi elementi tipici degli album della prima fase della band, accompagnati da un sound molto robusto ed in linea con i lavori più recenti.

Il ritorno agli album come solista, War of the words, Pt. 1

Pubblicato nel 2018 War of the words Pt.1 trae ispirazione dall’omonima novella di H. G. Wells ed include, oltre alle già ben note influenze provenienti dalla musica classica, moltissimi elementi di musica elettronica dance, dubstep ed ispirata dalle colonne sonore di Bernard Herrmann e John Williams.
Michael prevede un seguito per l’album che a detta del musicista è già pronto e agli stadi finali della produzione, ma che tuttavia attenderà a pubblicare affinchè il pubblico abbia tempo e modo di apprezzare e digerire il primo capitolo.
Le chitarre raggiungono probabilmente l’apice di tutta la carriera di Michael in questo disco, che fra cinematografiche atmosfere ci delizia con riff fittissimi e assoli straordinari.

Lo stile e la tecnica

Molti chitarristi ricorrono ad una pallette circoscritta di tecniche grazie a cui è semplice identificarli e con le quali costruiscono il loro fraseggio: non è questo il caso di Michael Romeo, che ha perfezionato tutte le tecniche della chitarra moderna portandole non solo a livelli spaziali, ma padroneggiandole con assoluta maestria e disinvoltura senza mai abusale.

In generale possiamo riconoscere una grandissima morbidezza e fluidità nel suo modo di suonare, che si tratti di hammer on e pull off così come di plettrata alternata, tecniche alle quali ricorre spessissimo.
Nei pattern a tre note per corda ricorre spesso allo sweep picking per passare da una corda all’altra, mentre per gli arpeggi utilizza indifferentemente sweep picking o tapping (specialmente quando deve suonare pattern più articolati o arpeggi di settima).

Michael fa ampio ricorso alla scala minore naturale, minore armonica, minore melodica, esatonale, minore pentatonica e scala blues, alternandole in diverse sezioni dei suoi assoli e variandole in base agli accordi sui quali deve suonare.
Un’altra scala utilizzata di frequente per creare vere e proprie cascate di note è la cromatica, spesso combinata all’uso del tapping.

Un esempio stilistico

Desidero concludere questo articolo con un esempio dello stile di Michael, proponendo una lunga ed articolata sequenza in tapping ispirata al terzo movimento della Sonata al chiaro di luna di Ludwig Van Beethoven.
Michael ci mostra lo stesso passaggio eseguito in diverse velocità, da notare la costante pulizia del suono e come non usi nulla per impedire alle corde a vuoto di risuonare se non il muting delle sue mani.
A seguito del video una tab della parte suonata (ricordiamo che la sua accordatura canonica è D standard, e dunque un tono più bassa della classica E standard).
Buon divertimento e buono studio!

Secondo volume della nuova collana del Maestro Fabio Mariani dedicata all’improvvisazione per i livelli intermedio ed avanzato, ora disponibile su Amazon.

Questo libro approfondisce diversi concetti di armonia e propone un’interessantissima analisi stilistica di diversi giganti della musica quali George Benson, Pat Martino, Bireli Lagrene, Joe Pass, Hank Garland e Django Reinhardt.

Come spiegato nella bellissima premessa al volume, l’improvvisazione può sembrare un atto per il quale non viene concesso alcun tempo di elaborazione. In verità lo abbiamo, poiché il nostro linguaggio non è frutto di estemporanea invenzione quanto di un lungo percorso di studio, sviluppo e maturazione che ruota attorno alla trascrizione di tante idee e frasi musicali di tanti altri musicisti, che dopo essere state eseguite, analizzate ed assimilate entreranno a far parte del nostro linguaggio.

Al livello intermedio sono dedicati i primi tre capitoli del libro, in cui vengono affrontati Le famiglie di accordi della scala maggiore, le scale bepop e l’interessantissimo principio diminuito.

I successivi sei capitoli sono invece dedicati al livello avanzato, e vertono sull’analisi degli stili dei musicisti sopracitati e nello studio di diversi pattern ed idee melodiche da loro impiegati.

Parlando di famiglie e sub famiglie di accordi il Maestro ci mostrerà come diversi accordi all’interno della scala maggiore presentino delle caratteristiche comuni dettate da alcuni legami armonici, che li rendono interscambiabili attraverso una regola di Superimposition (Sovrapposizione), per cui sovrapponendo un arpeggio ad un dato accordo aggiungeremo il colore di un’estensione (o più) a quello dell’accordo stesso.

Si prosegue alla scoperta delle scale Bepop, delle quali Fabio propone una rapida disamina e costruzione attraverso l’aggiunta di un cromatismo fra alcuni gradi della scala da cui è possibile ricavarle.
Segue un lungo ed appagante studio basato su una delle famiglie di accordi menzionate nel precedente capitolo, grazie al quale avremo modo di familiarizzare con il suono di queste scale e capire come sfruttarlo al meglio.

In chiusura del livello intermedio il Maestro ci parla del principio diminuito, un interessantissimo concetto che spiega il forte legame fra quattro accordi di dominante e che ha come base l’accordo diminuito.
Come già visto in precedenza questo ci porta a poter sostituire fra loro determinati accordi e rende possibile risolvere più dominanti sullo stesso accordo maj7.
Un’accuratissima serie di esempi ci guiderà attraverso questi concetti, rendendoli facilmente assimilabili ed applicabili.

I capitoli dedicati al livello avanzato si compongono di una serie di pattern che, richiamando gli stili di celeberrimi musicisti, ci guiderà nella loro analisi e aiuterà la nostra mente ad assimilare come questi giganti hanno pensato la loro musica, fornendoci così gli strumenti per costruire la nostra e la capacità di pensarla e suonarla in maniera estemporanea.

Una menzione particolare merita il capitolo dedicato a Djengo Reinhardt, a cura di Salvatore Russo.
Gli esempi proposti sono tratti da noti brani del musicista, e riportano un’accurata spiegazione armonica e tecnica che ci guiderà attraverso il suo peculiare stile.

Il libro è corredato di numerosi esempi audio, rendendo ancora più semplice da seguire un volume già di sé molto intuitivo.
Le spiegazioni sono tutte molto chiare e dirette, e rendono concetti in apparenza molto complicati  estremamente fruibili ed immediatamente applicabili.

Il genere a cui è dedicato questo secondo volume e collana è chiaramente il Jazz ma i concetti esposti sono usufruibili in qualsiasi stile e se, come esposto nella premessa, una parte fondamentale nella creazione del proprio linguaggio è la trascrizione e rivisitazione di idee provenienti da altri musicisti, applicare i pattern e le frasi proposte ad altri generi musicali non può che favorire ed arricchire questo percorso.
Un libro fantastico, consigliato a tutti i chitarristi che intendono migliorare la propria improvvisazione!

Diponibile nelle librerie e su Amazon.

In questa seconda parte del precedente articolo relativo ai plugin della Ignite Amps vedremo insieme come è stato ottenuto il suono della chitarra lead presente nella demo e come intervenire sui vari controlli per per costruire il proprio suono.

La catena di effetti è la solita, TSB-1 tyrant screamer come overdrive, Emissary come amplificatore, NadIR per gli IR già presenti nel plugin (a cui sono stati aggiunti un generico delay e riverbero fra l’Emissary ed il NadIR).

Ricordo infine che la traccia lead uscirà in mono, motivo per cui non dovremo cambiare le impostazioni relative al routing dei plugin.

Tutti pronti? Via con i presets!

Cominciamo subito attivando la funzione boost del TSB, ottenendo immediatamente più segnale in uscita.

Sta volta non cercheremo un suono asciutto e staccato come nel caso della ritmica ma una variante più morbida e liquida.
I controlli del gain e del level sono cruciali, dobbiamo trovare una combinazione per cui le note si susseguono fluidamente fra loro pur rimanendo chiare ed intellegibili. Il mio consiglio è di partire dai valori massimi, dove avremo sicuramente un suono eccessivamente saturo e poco definito, ed andare a ritroso fino a quando le note cominceranno ad essere più slegate fra loro. Da qui aumentiamo poco la volta, fino a quando troveremo la soluzione che stiamo cercando.
Perchè consiglio di lavorare partendo da valori estremi e non minimi? Non è sempre facile capire quando stiamo lavorando con troppo gain,  mentre è lampante quando è troppo poco.
Questo è solo uno dei tanti modi in cui si può costruire il proprio suono, ma personalmente lo trovo molto semplice ed intuitivo, con bassissimi margini di errore.

Passiamo ora ai controlli del tono e dello sweep: sta volta la scelta è puramente personale. Consiglio di non esagerare per evitare di avere un attacco del plettro eccessivamente appuntito e fastidioso, ma i valori possono cambiare considerevolmente in base al proprio plettro, alle corde ed ai pickup utilizzati.

Passiamo ora al pannello frontale dell’Emissary.

Ottenere un suono fluido che buchi bene nel mix (specialmente in questo caso dove la ritmica era eseguita su note molto basse) può essere una sfida impegnativa, la parola chiave è una: medi, sono essenziali.

Impostiamo verso l’alto lo switch dello shape relativo ai medi alti, e giochiamo con i valori di entrambi i potenziometri.
Nel mio caso volevo un suono che avesse un attacco definito ma rotondo, specialmente sul pickup al manico (alla John Petrucci), ma che risultasse comunque brillante ed aggressivo con quello al ponte. I valori possono variare molto in base ai gusti, ma non abbiate timore di esagerare poichè difficilmente queste frequenze potrebbero risultare sgradevoli, fate solo attenzione a mantenere un divario non eccessivo fra i due potenziometri per non rendere il suono sbilanciato.

Passiamo ora al gain: azioniamo lo switch bright per ottenere più chiarezza nel suono, e come per il TSB cerchiamo un valore per cui le note risultino legate fra loro ma ben intellegibili. Nel mio caso è stato necessario ricorrere a poco gain avendo spinto molto con il pedale di fronte l’amplificatore ed avendo impostato un valore “hot” per il bias delle valvole che analizzeremo più avanti (la soluzione opposta non mi portava al risultato desiderato, ma vale sempre la pena di vagliare tutte le possibilità).

Alti e bassi sono dei jolly, nel mio caso ho impostato i primi con un valore decisamente alto (che come per la ritmica verrà attenuato dopo con il NadIR) per schiarire il suono e far emergere con facilità gli armonici artificiali.
Per i secondi, i bassi possono contribuire ad avere un suono morbido così come nel renderlo meno intellegibile (o peggio molto attufato). Cerchiamo di bilanciarli anche con il valore depth che a sua volta può arrotondare il nostro suono senza scurirlo troppo.
Discorso analogo vale per il valore presence: schiarisce ed apre il nostro suono e verrà attenuato più tardi nel NadIR, dosiamolo in base alle nostre esigenze.

Questo è uno dei momenti chiave nella costruzione di questo tipo di suono, ovvero la scelta del bias delle valvole.

Può sembrare una banalità, ma fra valori “cold” e “hot” cambierà completamente la struttura del nostro suono, passando da asciutto, scarico (e in casi estremi un pochino zanzaroso) nel primo caso a caldo, saturo e pastoso nel secondo.
Ovviamente noi propenderemo per la seconda opzione in un suono lead, della quale vorremo sfruttare la morbidezza e compressione: ruotiamo quindi i tre controlli verso destra e ricerchiamo un valore che ci soddisfi (molto può variare anche in base ai pickup).

Per quanto riguarda le valvole la scelta è personale, io ho utilizzato le 6L6, ma molti chitarristi apprezzano le EL34  per le loro parti soliste (e non solo!).

Giungiamo alla fine della nostra catena di effetti con il NadIR!

Gli impulsi che ho scelto sono i due relativi agli SHR SM57, che mescolati insieme ci offrono una ottimo equilibrio di aggressività e profondità del suono.

I valori più importanti sono di nuovo i due filtri hi pass e lo pass.
Per quanto riguarda il primo, cerchiamo di sbarazzarci di tutte le risonanze e frequenze inutili nello spettro basso delle frequenze e tagliamo senza timore. Nel mio caso ho impostato i due valori fra 129Hz e 143Hz, ma provate anche con valori più importanti a seconda del vostro gusto e necessità, ricordiamo che le nostre frequenze chiave sono i medi e che è lì che vogliamo far splendere la chitarra.
Per quanto riguarda il filtro lo pass, il valore iniziale sarà di 6KHz. In molti contesti potrebbe funzionare benissimo già così, io personalmente lo trovo un po’ troppo chiuso come suono (almeno in questo contesto) ed ho deciso di aprirlo attestandomi in prossimità degli 8KHz.

Un altro valore da non trascurare è quello relativo alla room, che ci aiuterà a rendere il suono meno asciutto e più amalgamato nel mix. Consiglio sempre di non esagerare (sopratutto se si intende utilizzare anche un delay e/o riverbero esterni), ma la scelta è nuovamente soggettiva.

Un’ultima menzione la merita il valore resonance dell’impulso SHR SM57 center. Nel mio caso trovavo che alterando il picco di risonanza il suono finale risultasse più appagante quando mescolato a quello del gemello off axis, teniamo a mente questa possibilità qualora non fossimo ancora soddisfatti a pieno del nostro suono.

Conclusioni

Siamo giunti alla conclusione di questa piccola demo/guida ai plugin della Ignite Amps.

Come sicuramente avrete notato la prima parte offre indicazioni molto più precise della seconda, che si mantiene invece su un carattere più generico e personale.
La verità è che, sebbene la ricerca del suono sia sempre molto soggettiva, per quanto riguarda la scelta di un suono per una ritmica metal moderna esistono parametri più precisi con cui avere la quasi assoluta certezza di raggiungere un buon suono (premesso sempre che le personalizzazioni restano infinite), mentre il suono di una chitarra solista è puramente soggettivo: carico o scarico, liquido o staccato, aperto o nasale. Ho preferito dare indicazioni generiche su come ho ragionato il suono che desideravo ottenere e come mi sono mosso fra i plugin affinchè chiunque possa ripercorrere i miei passi ed ottenere il proprio suono.

Ricorrendo a questi presets sarà possibile ottenere una copia esatta del suono ascoltato nella demo?
La risposta è no, purtroppo o per fortuna. La nostra tecnica, la strumentazione che utiliziamo (dalla chitarra fino al plettro) influenzano ed influenzeranno sempre il suono che ricaveremo.
Dobbiamo quindi guardare questi presets come ad una linea guida da personalizzare in base alle nostre esigenze ed i nostri gusti.

A chiunque abbia apprezzato i suoni proposti e sia giunto fin qui nella lettura porgo i miei più sentiti ringraziamenti ed auguro tanto divertimento e soddisfazioni con questi plugin ed il nostro amato strumento!

Non servono presentazioni per l’incredibile chitarrista Rusty Cooley, che nel corso della sua brillante carriera ha saputo distinguersi come musicista tanto quanto didatta.

Il suo album di debutto Rusty Cooley venne pubblicato nel 2003 da Lion Music, seguito da Outworld con la band progressive metal Outworld nel 2006 a cura di Replica Records e dai più recenti EP Into the fire e Spread you desease con la band Day of Reckoning (2015 e 2020).
Rusty è inoltre autore di ben otto DVD didattici, un libro e due clinics/DVD realizzati con Chops from hell e Rock house method.

Oggi con TrueFire, nota piattaforma didattica online,  ci presenta il suo nuovo corso Lickopedia della durata di ben 140 minuti ripartiti in 51 concetti.

Concetti e non esercizi, poichè come premetterà il musicista texano l’idea è quella di veicolare l’approccio ed il processo creativo con cui è arrivato a suonare le proprie frasi più che fornire uno strumento con cui accrescere la propria tecnica  (obbiettivo che verrà in ogni caso raggiunto esplorando i contenuti proposti).

L’idea è quindi di applicare il singolo esercizio a quante più tonalità, diteggiature e varianti possibili, così da personalizzarlo ed aggiungerlo a proprio vocabolario esplorando al contempo le diverse sonorità delle varie scale ed arpeggi.

Il corso non si rivolge affatto ai neofiti, verranno infatti date per scontate tutte le techiche principali della chitarra elettrica (plettrata alternata, economy picking, sweep picking, string skipping, legato, tapping a due dita) così come concetti di armonia avanzati come estensioni di accordi fino alla tredicesima, accordi alterati, accordi modali, scala minore armonica e relativi modi, scala minore melodica e relativi modi, scala diminuita.

Un tema su cui Rusty ritornerà più volte è quello degli intervalli (a cui farà riferimento chiamandoli colori degli accordi o delle scale), e in diverse occasioni la stessa sequenza intervallare  sarà proposta a partire da diversi gradi della scala per analizzarne le variazioni e la struttura insieme agli accordi su cui poterla suonare.

Non mancano poi gruppi dispari di note, sequenze basate sulla scala blues suonata a tre note per corda, scale proposte a quattro note per corda nonchè gli originali pattern e sequenze per cui è noto il musicista.

Tutto il contenuto del corso è trascritto su tab e spartito disponibile su TrueFire, così come in formato GuitarPro per il dowload.
Il materiale didattico è davvero tantissimo, ed eplorare ogni concetto come proposto da Rusty richiederà moltissimo tempo e dedizione, punto a favore del corso ma che lo rende ancor meno fruibile per chi non ha una buona familiarità con lo strumento e un forte metodo di studio.

Pro:
-Estremamente ricco di contenuti
-Offre la prospettiva e spiegazione del musicista per i concetti analizzati
-Grandissima varietà di arpeggi, scale, sequenze ed intervalli
-Ottimo per migliorare la propria tecnica arricchendo il vocabolario
-Oltre  alle frasi in analisi Rusty proporrà spesso delle piccole varianti da usare come riscaldamento o mezzo per prendere più familiarità con alcune tecniche o passaggi

Contro:
-Assolutamente inadatto ad un principiante, sebbene venga detto che non ha importanza il livello con cui si approccia il corso.
-Molta dell’iniziativa è lasciata allo studente, non adatto a chi ha poco tempo da dedicare allo studio per applicare ogni esercizio a più varianti.

Un corso estremamente vasto e che propone spunti creativi al di là di un percorso di crescita tecnica, altamente consigliato a chiunque intenda esplorare più a fondo le possibilità offerte da scale ed arpeggi ed è appassionato dal modo di suonare con cui Rusty ha saputo distinguersi nel corso degli anni!

Brandon Ellis, chitarrista dei Black Dahlia Murders presenta la sua nuova Jackson Kelly signature Pro Series.
La chitarra è equipaggiata con un singolo Seymour Duncan Parallaxis Trembucker PATB-1, Floyd Rose 1000, tastiera in ebano, manico in acero e corpo in pioppo: uno strumento dal look aggressivo e che non cerca alcun compromesso!