Total Guitar Academy
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Oggi parliamo del CabM, il lettore di IR di casa Two Notes.
In uno spazio super contenuto (poco più di uno standard stomp come può essere qualsiasi pedale della BOSS), abbiamo a disposizione tantissime possibilità per la ricerca del nostro sound.

Con il programma stand alone che si chiama “Remote Control”, riusciamo via pc o addirittura via bluetooth tramite cellulare o tablet, a gestire tutti i parametri che ci servono per creare e scolpire il nostro suono in ogni minimo dettaglio.

Il pedale presenta un’interfaccia immediata, facilmente gestibile con le due manopole scroll le quali premute o ruotate ci danno accesso diretto a diverse funzioni o ci permettono di scorrere i nostri preset al fine di crearci o modificare i nostri preferiti.

Per poterlo utilizzare come IR loader se usciamo da un amplificatore, dobbiamo necessariamente passare prima attraverso una Loadbox che ci permetta di entrare con un segnale di linea. È importante specificare che a differenza del Captor non ci permette ri scaricare dorettamente la potenza di un finale. Possiamo comunque utilizzarlo come IR loader, simulando il finale di potenza dal software ed entrando direttamente nell’input dopo una catena di pedali o dopo un preamplificatore.

Oltre ai preset e alle simulazioni che troviamo all’interno della macchina, possiamo caricare liberamente i nostri IR preferiti ed avere comunque accesso ai parametri che ci sonsentono di lavorare ulteriormente il suono (abbiamo a disposizione un equalizzatore dedicato alla chitarra, uno al basso e uno “custom” che ci da più bande da poter gestire).

È molto interessante la funzione di Enhancer che ci permette di mettere a fuoco le armoniche a seconda della banda di cui necessitiamo.

Infine la possibilità di scegliere diverse simulazioni di stanze e di riverberi d’ambiente, rende questo piccolo oggetto una enorme risorsa sia in bito live che studio.

Nel video, durante il brano, verranno cambiati diversi suoni (di cui appariranno le specifiche) utilizzando il CabM sia come IR loader dopo aver attenuato il segnale del finale di potenza con una Loadbox, che come simulazione di finale dopo un preamplificatore. Tutti gli effetti sono stati inseriti dopo, direttamente nella DAW.

Buona Visione!

La bellezza può essere aggressiva? Certamente, e succede proprio quando prepotentemente ti trascina via con la mente e con il cuore. Dove vuole lei.

Se vogliamo parlare di aggressività estetica, nella disciplina pittorica, possiamo farlo parlando del barocco; una corrente che per tecnica e soggetti ne rispecchia fortemente i tratti. Allo stesso tempo possiamo anche parlare di musica e molti album di virtuosismi chitarristici.

Luca Giordano, pittore seicentesco e Jason Becker, virtuoso chitarrista dell’epoca contemporanea. Si potrebbe definire un’accoppiata improbabile, eppure la mia esperienza di pittore figurativo, ma anche la mia grande passione per i virtuosi della sei corde potrebbe aprire la porta un a un punto di vista diverso. Un “trait d’union” fra i due personaggi. Quello che rende il tutto effettivamente improbabile da concepire potrebbe essere, in primis, una discrepanza temporale.

Se consideriamo il barocco una manifestazione artistica lontana secoli dall’invenzione della prima chitarra elettrica, ma, soprattutto, che la musica barocca poco potrebbe spartire con il Rock di oggi o di ieri. Per gli addetti ai lavori della musica questo può risuonare come un’ovvia constatazione, ma effettivamente a cavallo degli anni ottanta si sono distinte grandi personalità della musica che hanno attinto la loro creatività proprio dalla musica di un passato più o meno lontano nei secoli. Quello che rende il tutto ancora più visionario e fantasioso è l’idea che un pittore del seicento non avrebbe mai potuto lasciarsi trasportare con la fantasia da sequenze di note musicali composte 400 anni dopo.

Sarà una pura casualità, ma uno fra i miei album preferiti, Perpetual Burn, di Jason Becker ha il potere di evocare alla mia memoria immagini di opere osservate e studiate particolarmente impressionanti. Mi riferisco, per esempio, alla grande tela custodita a Vienna nel Kunsthistorisches Museum, la caduta degli angeli ribelli di Luca Giordano. Il pittore barocco ha magistralmente rappresentato con elevato senso estetico scene di un determinato peso morale, in cui la vita e la morte si fondono in un evento scenico fatto di estasi di beatitudine, glorie paradisiache, ma anche di grida di dolore e perdizione nell’oscurità. Scene di una bellezza aggressiva e travolgente.

È stato proprio Perpetual Burn di Jason Becker a fare da colonna sonora ad ogni fase di pittura quando ho dipinto il dettaglio dell’Arcangelo Michele tratto dalla grande tela di Giordano.

Resta incredibile quanto si evincano le intenzioni spontanee di due artisti cosi distanti fra loro di voler far vivere a un pubblico un esperienza di volo celestiale, ma anche di pericolo, di caduta e di lotta.

Molti fraseggi melodici hanno la capacità di evocare nuvole dorate, che si gonfiano ad ogni sweep preparando il campo di battaglia fra due eserciti. Ritmiche di una pesantezza quasi bellica lasciano immaginare lo scontro tra le due forze opposte e la grande caduta del male e dei suoi seguaci con il grande trionfo del bene. le sfumature di luce degli incarnati contorti vibrano sulla tela come corde tirate su al ventiduesimo tasto. In questa grande esperienza artistica ci accorgiamo di quanto la bellezza aggressiva delle due discipline artistiche comunichi tra plettrate e pennellate.

A distanza di quasi quattrocento anni possiamo essere trascinati dalla creatività di due personaggi, fra loro sconosciuti, ma mossi da un fuoco comune, una fiamma che brucia perpetua, come la lotta tra il bene e il male.

La fiamma dell’arte.

Iniziamo questo percorso proprio da Yngwie Malmsteen analizzando uno dei tratti che l’ha reso celebre sin dagli albori della sua carriera, cioè gli arpeggi suonati in sweep picking.

Anche se questa tecnica era già diffusa tra i chitarristi gipsy jazz, Malmsteen l’ha introdotta su ampia scala nel mondo della musica rock facendone ampio uso. Le sue maggiori ispirazioni per sezioni di arpeggi in sweep sono sicuramente Bach per quanto riguarda le progressioni armoniche e Paganini per il modo di utilizzare le triadi e gli arpeggi.

Questo esercizio che vi propongo è costruito sulla scala di la minore armonica e presenta una lunga serie di accordi di ispirazione barocca sulla quale si articolano arpeggi terzinati, figura ritmica che il chitarrista predilige in questo tipo di sezioni.

La progressione di accordi sulla quale è costruita questa sequenza è :

A min / F dim / D min / E sus 4 / E Maj / A min / G# dim / F dim / A min / F maj / D# dim / E 7 / A min / E Maj / A min / G Maj / C Maj / A Maj / D min / E sus 4 / E Maj / A min /

L’esercizio da me proposto pone l’attenzione sull’utilizzo delle triadi aperte o meglio conosciute come triadi late. Le triadi late sono costituite da tre note, ove una delle quali si troverà nell’ottava superiore o inferiore, creando di conseguenza intervalli molto ampi.

Per esempio analizziamo le note di una triade semplice: C : Fondamentale E : Terza Maggiore G : Quinta Giusta

Se volessimo trasformare la suddetta triade in forma lata, potremmo ad esempio portare il Mi all’ottava superiore, ottenendo così una decima!

In questo caso abbiamo la terza maggiore (ovvero la decima) al canto. Essendo la chitarra uno strumento molto geometrico, si possono ottenere molteplici diteggiature della stessa triade su tutta la tastiera.

 

 

Cosi come per le triadi in forma base, possiamo ottenere rivolti anche in forma lata.

Questo è un esempio di primo rivolto, con la quinta (ovvero la dodicesima) al canto.

 

 

 

Qui invece abbiamo un secondo rivolto, con l’ottava (ovvero la quindicesima) al canto.

Ovviamente si tratta di espandere l’argomento su tutte le tipologie esistenti di triadi. Il lavoro che ho svolto su Giant Steps è l’esaltazione più estrema di questo concetto.

In alcuni casi ho applicato anche delle sostituzioni suonando di conseguenza le triadi late dei nuovi accordi sostituivi, oppure aggiungendo movimenti di voci che creano colori e varianti armoniche.

Grazie all’inversione delle triadi (i rivolti per intenderci) otteniamo sempre note al basso differenti, che non esaltano ovviamente quella che sarebbe la fondamentale dell’accordo originale, ma ne fanno intendere la percezione. Tutto quello che si crea è basato su un aspetto percettivo ed inevitabilmente logico.

 

Quando ascoltiamo l’esecuzione non sentiamo gli accordi originali di Giant Steps, ma abbiamo una percezione esatta di tutti i cambi, grazie alla scelta delle famose “Chord Tones” (ovvero le note forti delle triadi), enfatizzandone ulteriormente le estensioni e le alterazioni. Perché è importante questo tipo di studio? L’obiettivo non è quello di imparare meccanicamente l’esercizio, bensì di acquisire consapevolezza nell’utilizzo delle triadi late.

Premesso che è ancor prima fondamentale avere una giusta padronanza delle triadi in forma semplice, le triadi late ci consentono di imparare a visualizzare in modo rapido le note scheletro dell’accordo anche ad intervalli molto ampi.

Da un punto di vista sonoro abbiamo un spettro intervallare molto più pieno di armoniche rispetto ad un accordo a parti strette. Questo tipo di approccio è molto efficace anche nell’improvvisazione, cercando di guardare anche le note più distanti, in modo tale da poter avere una perfetta lucidità e prontezza nel ricadere sempre sulle note forti degli accordi. Buono Studio.

Nato a Lanciano il 31/12/94, inizia gli studi di chitarra all’età di sette anni. E’ laureato al Conservatorio di Musica Luisa D’Annunzio di Pescara e al Conservatorio di Musica Alfredo Casella di l’Aquila.

Ha studiato con Roberto Di Virgilio, Rocco Zifarelli e tenuto importanti masterclass con musicisti come: Steve Lukather, Stef Burns, Andy Timmons, Carl Verheyen, Robben Ford, Eric Gales, Fabio Zeppetella, Rosario Giuliani, Enrico Pieranunzi.

Nel 2016 vince con la band Glutenfree Trio il primo posto nel “Premio Nazionale dei Conservatori Italiani”. Nel 2017 partecipa al concorso “Chicco Bettinardi” organizzato dal Piacenza Jazz Festival con la band Koinaim classificandosi al primo posto. Successivamente vince il “Premio Marco Tamburini” con il quartetto Tool-J Quartet e poco dopo anche il primo premio del concorso “Tuscia in Jazz European Award” sempre con la band Koinaim e si aggiudica anche il premio come miglior nuovo talento.

Nel 2018 vince il concorso targato Siae-Alitalia-Rockol. Vanta numerose collaborazioni a livello nazionale ed internazionale: Otmaro Ruiz, Marvin Smitty Smith, Gegè Telesforo, Mario Biondi, Maurizio Rolli, Luca Bulgarelli, Bruno Marcozzi, Alessia Martegiani, Elisa Coclite, Pino Jodice, Pietro Jodice, Massimiliano Coclite, Tony Pancella, Max Ionata, Marcello Di Leonardo, Claudio Filippini, Fabrizio Bosso, Pierpaolo Pecoriello, Bepi D’Amato, Domenico Sanna, Pasquale Strizzi, Nicola Angelucci, Angelo Valori e molti altri.

Ha avuto occasione di essere in cartellone in svariati jazz festival ed eventi importanti, tra i più noti: Istituto Italiano di cultura di Istanbul, Pescara Jazz Festival, Summertime 2019 (Casa del Jazz), Piacenza Jazz Festival, Festival Internazionale del Jazz della Spezia, Jazz Night at Casalini’s Garden (Rovigo), Jazz Italiano per L’Aquila, Jazz Italiano per le Terre del Sisma, Teate Winter Festival, Anacapri D’Estate, Beatonto Jazz Festival, Muntagn In Jazz, Alburni Jazz Festival, Corinaldo Jazz Festival, Stornarella Jazz, Festival Internazionale di Jazz della Spezia… Nell’estate del 2016 incide il suo primo disco “Istinto” con la band dei SensAction.

A maggio del 2017 registra il disco con il Glutenfree Trio “Farina del mio sacco”, e nel dicembre 2017 registra il disco dei Koinaim “View In Pieces”. Nel febbraio 2019 registra il disco “Call to Arms” con la band F-Army. Nello stesso periodo registra per Gegè Teleforo il disco “Il Mondo in Testa”.

Partecipa con Gegè Telesforo e la band Koinaim alla realizzazione della trasmissione televisiva “Variazioni su Tema 2019” per Rai5.

Nel 2020 registra il suo primo disco solista “Entropia” in trio con Pietro Pancella al basso elettrico e Michele Santoleri alla batteria.

Oggi parliamo del musicista che ha portato lo sweep picking su un livello che a mio avviso trascende la tecnica, diventando così una delle più alte forme di espressione artistica.

Sto parlando del chitarrista americano Jason Becker uno dei maggiori talenti con cui abbiamo la fortuna di condividere il pianeta, che verso la fine degli anni 80 ha sfornato alcuni tra i migliori album chitarristici di sempre.

Una delle cose che mi ha sempre affascinato moltissimo di questo chitarrista è proprio il modo in cui attraverso questa tecnica riusciva creare sezioni talvolta anche molto lunghe, in cui tutto il lato meccanico e poco musicale dello sweep veniva messo totalmente da parte per dare spazio ad un incredibile senso melodico.

Per riuscire nell’impresa di conferire allo sweep estrema musicalità, Jason cercava sempre di utilizzare questa tecnica in un contesto armonico molto vario, con molteplici cambi di accordi e un melodia di base importante. In poche parole, Jason tesseva attorno alle note della melodia portante tutto il resto degli arpeggi, creando sezioni molto tecniche, ma allo stesso tempo estremamente melodiche.

Un’altra caratteristica di questo guitar hero è quella di suonare arpeggi in sweep su più ottave unendo spesso i vari rivolti delle triadi in modo da sfruttare al 100% tutte le possibilità che questa tecnica offre.

L’esempio che vi propongo è costruito sulla seguente progressione di accordi :

E min / A Maj / B min / D Maj / F # Maj / B min / E Maj / F dim / F# Maj /

 

Abbiamo appena intervistato il Maestro Fabio Mariani che ci ha parlato del suo metodo didattico e delle sue molte pubblicazioni e oggi ci troviamo davanti il nuovo libro intitolato Arpeggi pubblicato da Volontè. Il libro fa parte di una collana ben precisa che segue un percorso didattico che Mariani offre ai suoi allievi del conservatorio, e non solo, che vogliono studiare Jazz insieme a lui.

Arpeggi è un libro di 64 pagine e contiene anche video/audio esempi. Nella premessa Mariani chiarisce subito la finalità di questa pubblicazione: ampliare la visualizzazione sulla tastiera sfruttando il sistema CAGED e ampliandolo alle forme che hanno due ottave A, G e E.

Il libro non si perde in molte parole e va diretto all’essenziale per questo lo ritengo molto utile, il che vuol dire che le 64 pagine sono tutte da studiare dall’inizio alla fine. Non ci sono molte spiegazioni scritte, questo fa capire che il libro non è per principianti, bisogna avere delle nozioni di base per affrontare questi studi, ma in compenso il libro è veramente pieno di diagrammi veramente molto chiari, utili ed intuitivi!

I diagrammi sono molto grandi e chiari e si comincia mappando su tutta la tastiera le 8 zone di lavoro, infatti prima di partire con lo studio bisogna sapere dove applicare i concetti che stiamo affrontando. Ogni zona viene approfondita e questa è la sezione più importante del libro poiché capendo questa suddivisione capiremo tutti i concetti successivi. In questa sezione del libro possiamo capire il concetto base su cui Mariani pone il suo libro e il suo metodo didattico.

Di sicuro la divisione del manico in zone è un forte aiuto per tutti i chitarristi che vogliono affrontare uno studio ordinato e sequenziale. Questa è la chiave per apprendere le informazioni necessarie e capirne il loro significato.

Gli argomenti che Mariani sviluppa nelle 8 zone sono gli Arpeggi maggiore settima, di settima dominante, minore settima e semidimuiti.

Ogni forma di arpeggio viene rappresentata con il pentagramma e le tabs, ma soprattutto con i diagrammi che rappresentano la tastiera dove possiamo vedere ogni nota che compone l’arpeggio in tutte le forme. Di sicuro non possiamo avere dubbi alla fine di questi studi! Tutto questo materiale dobbiamo però applicarlo in qualche modo ed infatti nei prossimi capitoli Mariani ci fa capire come utilizzare le 8 zone studiate in modo musicale.

Dal capitolo 10 troviamo la cadenza II V I applicata allo studio che abbiamo fatto in precedenza in modo da convertire lo studio in musica. Nel capitolo 11 Mariani ci propone un turnaround che dovremo applicare anche qui nelle 8 zone appena studiate.

 

 

Concludendo possiamo consigliare questo libro a tutti coloro che vogliono ampliare la conoscenza sullo strumento e che vogliono imparare un metodo di studio ma anche come seguito di studio al corso professionale di chitarra Jazz di 3 volumi oppure da studiare contemporaneamente! Libro chiaro ed immediato!

 

Il libro è disponibile nelle librerie specializzate e su Amazon.it

Il TSB-1 Tyrant Screamer è un overdrive prodotto da Ignite Amps ed ispirato al celeberrimo e verde “808”, prodotto su commissione per Hadi Sarieddine e Mohammed Gad (Benevolent) e del quale è oggi disponibile la versione digitale in formato VST / AU grazie alla tecnologia di modeling.


Il plugin si presenta con il tipico aspetto di un pedale per chitarra, le cui funzioni on e boost possono essere selezionate cliccando sui rispettivi footswitch.

I controlli offerti nel pannello frontale sono i medesimi dell’overdrive a cui si ispira, drive, tone e level, a cui si aggiungono l’interessantissimo sweep e alla funzione boost.
Da qui è inoltre possibile selezionare le modalità mono o stereo.

Cliccando sulla freccetta in basso alla base del plugin si accede al retro del pedale, da cui è possibile regolare il valore di input, quello della funzione boost (attraverso cui si può impostare il valore di output del TSB) e il valore di oversampling (fino ad 8x).

L’arma segreta di questo plugin è senza dubbio il controllo dello sweep, attraverso il quale è possibile variare la risposta e saturazione dei medi da parte del pedale, aumentando in modo significativo la versatilità e la gamma di suoni ottenibili.
Ruotandolo verso sinistra il suono diverrà più rotondo, enfatizzando le frequenze medio-basse e ammorbidendo le alte, offrendo così sonorità più grosse e meno aggressive. Al contrario, ruotandolo verso destra, l’enfasi verrà spostata sulle frequenze medio-alte , saturando contemporaneamente le alte e scaricando le basse: questo garantirà un suono più aggressivo e definito, mettendo in risalto l’attacco del pletto sulle corde.

Il TSB-1 può facilmente spingere verso il breakup un amplificatore dal suono clean, così come aggiungere definizione ed attacco ad un canale lead (utilissimo specialmente per chi suona con strumenti a sette o più corde) o dar vita al suono liquido e rotondo tanto amato dai solisti, evitando confusione fra le frequenze basse ed acidità fra le alte.

Un pedale imperdibile per i fruitori del digitale, scaricabile gratuitamente attraverso il sito della Ignite Amps.

https://www.igniteamps.com/