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Aggressiva bellezza fra suoni e colori

A cura di Massimo Mancini
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La bellezza può essere aggressiva? Certamente, e succede proprio quando prepotentemente ti trascina via con la mente e con il cuore. Dove vuole lei.

Se vogliamo parlare di aggressività estetica, nella disciplina pittorica, possiamo farlo parlando del barocco; una corrente che per tecnica e soggetti ne rispecchia fortemente i tratti. Allo stesso tempo possiamo anche parlare di musica e molti album di virtuosismi chitarristici.

Luca Giordano, pittore seicentesco e Jason Becker, virtuoso chitarrista dell’epoca contemporanea. Si potrebbe definire un’accoppiata improbabile, eppure la mia esperienza di pittore figurativo, ma anche la mia grande passione per i virtuosi della sei corde potrebbe aprire la porta un a un punto di vista diverso. Un “trait d’union” fra i due personaggi. Quello che rende il tutto effettivamente improbabile da concepire potrebbe essere, in primis, una discrepanza temporale.

Se consideriamo il barocco una manifestazione artistica lontana secoli dall’invenzione della prima chitarra elettrica, ma, soprattutto, che la musica barocca poco potrebbe spartire con il Rock di oggi o di ieri. Per gli addetti ai lavori della musica questo può risuonare come un’ovvia constatazione, ma effettivamente a cavallo degli anni ottanta si sono distinte grandi personalità della musica che hanno attinto la loro creatività proprio dalla musica di un passato più o meno lontano nei secoli. Quello che rende il tutto ancora più visionario e fantasioso è l’idea che un pittore del seicento non avrebbe mai potuto lasciarsi trasportare con la fantasia da sequenze di note musicali composte 400 anni dopo.

Sarà una pura casualità, ma uno fra i miei album preferiti, Perpetual Burn, di Jason Becker ha il potere di evocare alla mia memoria immagini di opere osservate e studiate particolarmente impressionanti. Mi riferisco, per esempio, alla grande tela custodita a Vienna nel Kunsthistorisches Museum, la caduta degli angeli ribelli di Luca Giordano. Il pittore barocco ha magistralmente rappresentato con elevato senso estetico scene di un determinato peso morale, in cui la vita e la morte si fondono in un evento scenico fatto di estasi di beatitudine, glorie paradisiache, ma anche di grida di dolore e perdizione nell’oscurità. Scene di una bellezza aggressiva e travolgente.

È stato proprio Perpetual Burn di Jason Becker a fare da colonna sonora ad ogni fase di pittura quando ho dipinto il dettaglio dell’Arcangelo Michele tratto dalla grande tela di Giordano.

Resta incredibile quanto si evincano le intenzioni spontanee di due artisti cosi distanti fra loro di voler far vivere a un pubblico un esperienza di volo celestiale, ma anche di pericolo, di caduta e di lotta.

Molti fraseggi melodici hanno la capacità di evocare nuvole dorate, che si gonfiano ad ogni sweep preparando il campo di battaglia fra due eserciti. Ritmiche di una pesantezza quasi bellica lasciano immaginare lo scontro tra le due forze opposte e la grande caduta del male e dei suoi seguaci con il grande trionfo del bene. le sfumature di luce degli incarnati contorti vibrano sulla tela come corde tirate su al ventiduesimo tasto. In questa grande esperienza artistica ci accorgiamo di quanto la bellezza aggressiva delle due discipline artistiche comunichi tra plettrate e pennellate.

A distanza di quasi quattrocento anni possiamo essere trascinati dalla creatività di due personaggi, fra loro sconosciuti, ma mossi da un fuoco comune, una fiamma che brucia perpetua, come la lotta tra il bene e il male.

La fiamma dell’arte.

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